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Il corpo teatro delle emozioni

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emozioni cervello

“Gli uomini devono sapere che dal cervello e solo dal cervello derivano piacere, gioia, riso, scherzo, così come tristezza, pena, dolore e paure. Grazie al cervello noi possiamo pensare, vedere, sentire…” (Ippocrate, V sec. A.C).
Le emozioni si manifestano in stretta collaborazione con il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso autonomo e gli organi periferici.

Così, sappiamo di essere innamorati perché ce lo dice la corteccia cerebrale che è in grado di interpretare nella maniera giusta il batticuore e la sensazione di svenimento che ci prende quando incontriamo il nostro partner, e che sa distinguere benissimo che questo stato d’animo, pur presentandosi con le stesse modalità, non è la reazione di paura che proviamo quando siamo spaventati da qualcosa o qualcuno.

Anche se l’amore nasce nel cervello, senza sintomi periferici non ci sarebbe nulla da interpretare: questo vuol dire che il corpo è il teatro delle emozioni.

Come facciamo a dire che certe aree cerebrali sono coinvolte nel sentimento amoroso? Mettendo insieme tutti i dati attualmente disponibili, possiamo dire che strutture come i lobi frontali, il lobo limbico e, in particolare, l’amigdala, l’ippocampo e le aree del setto, sembrano svolgere un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle emozioni legate alla passione amorosa, anzi, qualche neuroscienziato parla di un vero e proprio circuito dell’amore che coinciderebbe con quello del cervello sociale.

Non tutto il lobo frontale, però, sembra così importante, ma solamente le parti più anteriori, poste davanti all’area che regola il movimento volontario, e che si chiamano prefrontale e orbito-frontale. Individui con lesioni circoscritte in queste zone mostrano, infatti, un’intelligenza normale, memoria e linguaggio immodificati, raziocinio pressoché intatto, ma una ridotta capacità di prendere una qualsiasi decisione, insieme ad un appiattimento delle emozioni e dei sentimenti.

Esistono descrizioni di pochi pazienti con lesioni limitate dell’amigdala che però sono molto interessanti: tali individui mostrano disturbi del comportamento emozionale e sociale e, in particolare, manifestano una profonda alterazione della capacità di valutare gli aspetti più sottili e qualitativi delle emozioni ed il significato affettivo di quanto accade intorno a loro: si parla a questo proposito di “cecità affettiva”.

Alcuni di questi pazienti non sanno distinguere i familiari dagli sconosciuti, non riescono a capire il significato delle espressioni facciali e restano indifferenti di fronte a fatti spiacevoli; inoltre sembra compromesso più il riconoscimento delle espressioni negative rispetto a quelle positive.

Se il danno è più ampio e coinvolge la vicina corteccia del giro del cingolo, questi pazienti, oltre ai sintomi appena menzionati, non riescono più a piangere, un comportamento presente solo nella nostra specie, ma non se ne preoccupano, visto che non trovano mai nulla per cui piangere.

Oltre alla riduzione dei sistemi dell’ansia e della paura, nonché della disattivazione delle aree che regolano il raziocinio e la logica, nell’estrinsecazione dell’amore entrano in gioco anche la motivazione e il piacere.

Nel nostro cervello esistono dei centri che sembrano coinvolti quasi esclusivamente nella regolazione del piacere e della gratificazione: si tratta delle aree del setto. Nell’uomo non sono stati ancora trovati dei centri specifici del piacere, anche se le prime indagini effettuate con la Pet sembrano evidenziare che le emozioni positive possono attivare numerose aree cerebrali, oltre alle “classiche” aree del setto e del lobo limbico, il circuito dopaminergico che dai nuclei tegmentali va al nucleo accumbens e alla corteccia cerebrale.

Senza dubbio il piacere, così come la sofferenza, è un’emozione complessa e non c’è da meravigliarsi troppo che non esistano, almeno nell’uomo, centri del piacere veri e propri, ma che questa sensazione sia il risultato dell’attività di tante aree cerebrali.

È tuttavia affascinante, e non fantascientifico, come qualcuno potrebbe pensare, sostenere che certe emozioni, come l’innamoramento e l’amore, vengano ricercate spontaneamente perché attivano dei circuiti cerebrali in grado di suscitare sensazioni positive e di benessere, mentre altre vengono evitate proprio per il motivo opposto.

Chissà che prima o poi con la Pet non si riesca a capire se amiamo o meno per davvero, in base a quante e quali zone del cervello sono coinvolte: potremmo evitare molti equivoci o sofferenze inutili. Non è così lontana da noi questa possibilità.

Di emozioni se ne parlerà a tutto tondo in una rassegna internazionale ideata da Viviana Kasam, dedicata a Rita Levi Montalcini, che ha l’obiettivo di valorizzare la scienza al femminile. EMOTIONS, questo il nome dell’iniziativa, si terrà in otto città a partire da ottobre 2021 – Gerusalemme, Genova, Roma, Lugano, Milano, Ginevra, Londra e Lisbona – e sarà organizzata in collaborazione con prestigiose Università e Istituti di ricerca locali.
*Donatella Marazziti, psichiatra, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sezione di Psichiatria, Università di Pisa