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Virologi, media e la ‘bacchettata’ della Casellati

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Casellati

L’anatema è stato lanciato ieri dall’aula dei Gruppi parlamentari della Camera dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, in occasione della tradizionale cerimonia del Ventaglio, con la quale l’Associazione stampa parlamentare e le massime autorità dello Stato si congedano prima della chiusura dei lavori parlamentari per la pausa estiva.

Dalla Casellati è arrivato un attacco all’“ingiustificata visibilità data (dai media) ai virologi che si sono resi protagonisti di un susseguirsi di dibattiti frammentari, contraddittori e confusi, con opinioni espresse e poi ritrattate, provocando il pericoloso “fai da te” dei cittadini sui loro comportamenti sanitari”, rispetto alla pandemia da Covid-19.

A questo “bastone”, Casellati ha anteposto la consueta “carota”: “Dare informazioni è un servizio importante, per gli addetti ai lavori come per i cittadini perché contribuisce alla crescita culturale e sociale e al progresso del Paese. Senza il contributo di giornali, televisione, radio e web, ogni battaglia sarebbe infinitamente più difficile e l’Italia sarebbe infinitamente più povera, meno libera e meno evoluta”.

Che dire? Non possiamo che essere d’accordo con quest’ultima affermazione, brandendo con forza la bandiera dell’articolo 21 sulla libertà di stampa e di espressione.

Siamo anche d’accordo, in linea di principio, con la bacchettata che la seconda carica dello Stato ha voluto dare sulle nocche delle testate giornalistiche. Ma di alcune, non tutte.

Parliamo di quelle che hanno continuato non tanto a dare spazio alla voce di virologi e infettivologi, quanto al fatto che essi spesso siano stati intervistati e coinvolti su tematiche che avevano molto più a che fare con la politica che con la salute e con la scienza.

Fino al punto che, a seconda dell’orientamento socio-politico dello scienziato, l’uno diventava “star” di alcune trasmissioni e l’altro ospite fisso di un differente programma.

In molti casi, ci permettiamo di evidenziarlo, senza che l’interlocuzione su tematiche delicate come una pandemia virale fosse condotta da giornalisti medico-scientifici specializzati. E in Italia ce ne sono molti, e anche bravi.

Concordiamo anche con la considerazione di Casellati sull’”infodemia, l’enorme flusso di notizie, incontrollato e spesso incontrollabile”, nata come “risposta alla domanda di informazione da parte del pubblico”, che ha però finito per creare “disorientamento, incertezza e ansia in molti cittadini”.

Ma allora le domande da porsi sarebbero altre: perché alcuni direttori di testata giornalistica hanno scelto di coinvolgere il virologo A piuttosto che l’infettivologo B? Perché non si è optato per una linea di comunicazione più moderata, volta all’informazione oggettiva (come richiederebbero argomenti scientifici e legati alla salute planetaria), piuttosto che al sensazionalismo di chi la spara più grossa?

Un conto è se un esperto come Roberto Burioni si esprime autonomamente sui propri canali social con opinioni non ‘politically correct’, come è accaduto qualche giorno fa postando la frase: “Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci”.

Un altro è offrire deliberatamente e consapevolmente un palcoscenico dal quale poter dire, ridire e contraddire qualsiasi cosa.

“E’ più che mai necessario interrogarsi sulle nuove e ancor più impegnative responsabilità di chi gestisce e lavora nei media”, ha affermato la presidente del Senato.

Di nuovo, Presidente, siamo d’accordo con lei. E la ringraziamo per aver voluto puntualizzare questo aspetto.

Noi giornalisti scientifici questo interrogativo ce lo poniamo tutti i giorni. E ciò che esce dalle nostre penne, dalle nostre tastiere, è frutto di fact checking e verifica delle fonti. Che, talvolta, ci porta persino a scegliere di non pubblicare una notizia se non siamo certi che ciò che scriviamo corrisponda alla realtà. Con buona pace dei dati di readership e delle visualizzazioni su web e social media.