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Demenza, l’insospettabile virtù del grasso beige

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Grasso è bello, si diceva un tempo. Il grasso protegge dalla demenza possiamo affermare oggi. Purché sia beige.

I ricercatori del Medical College of Georgia presso l’università di Augusta a hanno scoperto che le cellule di grasso beige, normalmente presenti all’interno del tessuto adiposo bianco sottocutaneo soprattutto nelle persone ‘a forma di pera’ – cioè coloro che accumulano grasso prevalentemente su glutei e gambe, diversamente da chi lo accumula a livello viscerale (‘persone a forma di mela’) – innescano un processo di protezione per le cellule del cervello. Con il conseguente effetto di difesa dal declino cognitivo.

Ma come funziona questo meccanismo? Come tutte le cellule adipose, anche gli adipociti beige interagiscono con le cellule del sistema immunitario. Ma, secondo quanto pubblicato su Nature Communications, diversamente da altri tipi di adipociti l’effetto del grasso beige è quello di indurre un processo anti-infiammatorio mediato dall’interleuchina-4 nella microglia (i macrofagi presenti nel sistema nervoso centrale) e nelle meningi, che funge come una sorta di cappello di protezione per il cervello.

I ricercatori americani sono riusciti a comprendere questo meccanismo osservando topi privati dei geni codificanti per gli adipociti beige. In questi animali, in presenza di una dieta ricca di grassi, il grasso sottocutaneo si comportava come un grasso viscerale nefasto. Inviando messaggi chimici alle cellule immunitarie presenti nel cervello stimolava processi infiammatori che andavano a danneggiare le capacità cognitive dei topi.

Ma non è tutto. Gli scienziati hanno analizzato anche gli effetti prodotti dal trapianto di grasso sottocutaneo di topi provvisti di tessuto adiposo beige nei distretti viscerali di animaletti obesi che avevano già sviluppato comportamenti simili a condizioni di demenza, dopo una lunga dieta ricca di grassi.

Ebbene, i topi trapiantati recuperavano parte delle capacità di memorizzazione, ripristinavano una normale plasticità delle sinapsi nell’ippocampo, cioè nella regione del cervello deputata all’apprendimento e alla memoria a lungo termine.

“Se riuscissimo a capire qual è caratteristica del grasso beige che limita l’infiammazione e che migliora la plasticità del cervello, allora forse potremmo imitarlo in qualche modo con un farmaco o stimolando la trasformazione del grasso da bianco a beige, attraverso trattamenti con il freddo. O anche congelando del grasso sottocutaneo (beige), prelevato in età giovanile, da autotrapiantare in età senile”, per rinverdire le proprie capacità cognitive, afferma Alexis M. Stranahan uno degli autori dello studio dalle pagine del sito dell’Università di Augusta.

Certo, le ricerche sono ancora in fase preliminare su animali da laboratorio. Ma se dal futuristico potessimo passare al futuribile, potremmo immaginare molte applicazioni terapeutiche per far fronte alle patologie oggi ancora senza cura, complessivamente classificate come “demenza”. Un insieme di malattie, tra cui l’Alzheimer, che rappresentano la settima causa di morte nel modo, con circa 47 milioni di malati, di cui oltre 1,2 milioni in Italia.

Del resto (quasi) nulla è impossibile. Era il 1865 quando Jules Verne pubblicava il suo fantascientifico “Dalla Terra alla Luna”. Nel 1969, in soli 104 anni l’uomo ci è riuscito.

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