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Performance in oncologia e rete regionale

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rete tumori

Il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (Pdta) è una sequenza di fasi che dettaglia le varie azioni necessarie per curare adeguatamente un paziente. Tuttavia questo percorso non può essere realizzato efficacemente senza il supporto e l’interazione di alcuni “alleati” esterni, stakeholder della struttura ospedaliera che gestisce ed eroga il servizio.

Grazie all’esperienza maturata sul campo per mezzo della direzione del progetto di ricerca “Val.Pe.ROC: La Valutazione del Percorso della Rete Oncologica Campana”, fortemente voluto e supportato da Attilio Bianchi, Dg dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale, e da Sandro Pignata, responsabile scientifico della Roc, ecco alcune di riflessioni di carattere gestionale che, auspicabilmente, potrebbero essere prese in considerazione per la progettazione, la gestione e l’innovazione di una rete oncologica regionale.

Partendo dall’assunto che ogni giorno in più per valutare e trattare si traduce in minori probabilità di vita per il paziente e minori risparmi per il Ssn, la tempestività della fase diagnostica ricopre un aspetto centrale nel processo assistenziale in oncologia.

Se il nostro progetto di ricerca ha evidenziato che i tempi di attraversamento del Pdta, una volta che il paziente è entrato all’interno della rete, stanno migliorando gradualmente avvicinandosi alle soglie minime stabilite, una fase del percorso assistenziale ancora particolarmente critica, poiché caratterizzata da tempi eccessivamente lunghi, è quella dell’accesso del paziente al sistema della Rete oncologica.

La principale causa di questo risultato è, molto probabilmente, lo scarso tempismo con cui il territorio identifica preliminarmente e invia il paziente ai Gruppi Oncologici Multidisciplinari (i cosiddetti Gom) della Roc.

A testimonianza di questo malfunzionamento, vi è la bassa percentuale di medici di medicina generale (Mmg) campani, l’8%, che, attualmente, è in possesso delle credenziali per l’accesso alla piattaforma costituita per l’inserimento dei pazienti in Roc.

Lo scarso coinvolgimento di questi soggetti nel nuovo modello di assistenza oncologica, quindi, sembra impattare fortemente sul funzionamento complessivo della rete.

Questa evidenza rafforza la mia idea personale, sviluppata in questi due anni di lavoro sul campo, ovvero che una rete oncologica regionale (Ror), a prescindere dal suo specifico modello organizzativo, non possa ottenere una valida performance senza la costituzione di un efficiente ecosistema esterno che faciliti il lavoro delle strutture decisionali ed operative della rete stessa.

E i risultati del nostro progetto sottolineano con vigore la necessità di collegare ed integrare in maniera efficace il medico di medicina generale, operante sul territorio. Dunque, le Asl, di cui i Mmg rappresentano solo un tassello, seppur fondamentale, dovrebbero essere riprogettate, almeno parzialmente, per potenziare l’integrazione con il soggetto coordinatore e con gli altri attori, pubblici e privati, che operano nell’ecosistema dell’assistenza oncologica regionale.

Solamente in questo modo sarà possibile ridurre i tempi necessari per la diagnosi, incidendo, come già detto, significativamente sulla mortalità dei pazienti oncologici, ma anche riducendo sensibilmente i costi derivanti dalle ripetizioni degli esami diagnostici, particolarmente presenti qualora il percorso del paziente si protragga eccessivamente.

Ma come fare? L’esperienza progettuale acquisita sul campo e le chiacchierate con tante persone coinvolte nel progetto suggeriscono che la formazione sul campo ai target giusti sia la vera chiave per includere efficacemente e celermente i medici di medicina generale nella “micro-rete” che contorna la rete di strutture ospedaliere effettivamente aderente alla rete.

Queste, ed altre azioni, non possono venire senza un adeguato raccordo interistituzionale tramite cui il soggetto coordinatore della Rot, le aziende e i fornitori di servizi operanti sul territorio possano dialogare.

Anche questo aspetto è determinante per progettare e far funzionare nel miglior modo possibile e nel suo complesso l’intero percorso che il paziente oncologico dovrà attraversare.

*Francesco Schiavone, professore associato in Economia e Gestione delle Imprese, direttore del Vimass Research Lab, Università degli Studi di Napoli Parthenope

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