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Covid e rischi da variante Mu, l’analisi di Ciccozzi

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Sta facendo discutere in questi giorni la new entry fra le varianti Covid ‘osservate spieciali’. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti designato come “variante di interesse” un nuovo ceppo di Covid-19 denominato Mu o B.1.621.

Ma di che si tratta? E davvero è in grado di sfuggire ai vaccini? L’abbiamo chiesto a Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, che il Sars-Cov-2 lo conosce bene per averne studiato sequenze e varianti. E che sta indagando anche sulla nuova variante Mu.

“Si tratta di una variante identificata lo scorso gennaio in Sud America e Europa. I dati scientifici su Mu e sull’eventuale resistenza al vaccino al momento sono scarse. Pensiamo ad esempio a quanto è successo per la variante inglese, o per la Delta: si temeva una resistenza, ma non è stato così. Caso diverso per la variante Lambda, che stiamo studiando nel nostro laboratorio: c’è l’ipotesi che possa creare qualche problema ai vaccini, ma al momento è solo un’ipotesi”, avverte Ciccozzi.

“Stiamo studiando anche la variante Mu. Bisogna dire che a provocare l’inserimento dell’Oms fra le varianti di interesse è stato il rapido aumento dell’incidenza in Colombia ed Ecuador”, dove è attualmente è responsabile del 39 e del 13% dei contagi. “Nella sua globalità è allo 0,1%, e in Italia non c’è ancora. Però ricordiamo che in questi Paesi la vaccinazione è scarsa, il virus circola molto ed è normale che emergano varianti”.

Quindi occorrono ulteriori studi per avere indicazioni più precise sulla variante Mu e sull’efficacia dei vaccini. “Le notizie legate alle varianti devono spingerci a vaccinare, e a farlo in fretta”.

Quanto all’obbligo vaccinale, Massimo Ciccozzi è cauto: “Abbiamo sentito il premier Draghi, ma bisogna anche dire che i Paesi del Nord Europa stanno facendo le vaccinazioni senza l’obbligo. Penso che obbligare sia una parola molto grossa; la mia idea è che occorre dare le informazioni giuste agli over 50, per convincerli a fare le scelte più giuste. Occorre spiegare loro che il 90% dei pazienti deceduti non era vaccinato, e che sono proprio gli over 50 a rischiare di più”.

Se gli over 50 temporeggiano o rifiutano il vaccino, i giovani invece hanno aderito in massa, pur essendo fra quelli che rischiano meno in caso di contagio da Covid-19. “Ma loro vogliono tornare alla vita normale, vogliono uscire, andare allo stadio, andare in palestra. I giovani non hanno paura del vaccino. Anche se credo che, con la variante Delta, una vita normale l’avremo solo quando raggiungeremo almeno il 90% di vaccinati”.

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