Sveglia, lucida, capace di rispondere alle domande in spagnolo mentre i chirurghi la operavano al cervello. Una tenda divideva la sala operatoria in due: da una parte il campo chirurgico, dall’altra lei, una ragazza sudamericana di 19 anni, circondata dalla neuropsicologa e dalla mediatrice culturale, con un sistema di intelligenza artificiale che traduceva in tempo reale ogni sua parola. È quello che è accaduto all’ospedale di Torrette di Ancona, dove l’équipe della Neurochirurgia diretta dal dottor Roberto Trignani ha rimosso con successo una massa tumorale benigna dal lobo temporale sinistro della paziente, residente nell’Anconetano, in un intervento durato circa tre ore.
La tecnica Awake: operare con il paziente sveglio
La tecnica usata si chiama “Awake” e viene impiegata in neurochirurgia nei casi in cui è fondamentale preservare le funzioni neurologiche durante la rimozione di una lesione cerebrale. Tenere il paziente cosciente e collaborante permette ai chirurghi di monitorare in tempo reale se le aree del cervello deputate al linguaggio e alla memoria vengano intaccate durante l’intervento. Ogni risposta giusta è la conferma che il bisturi può continuare. Ogni esitazione è un segnale di attenzione.
La sfida linguistica e il sistema di traduzione AI
La paziente non parlava italiano, e questo aggiungeva una difficoltà concreta alla procedura. Per superarla, l’équipe ha integrato un sistema di traduzione simultanea sviluppato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Macerata, diretto dal professor Emanuele Frontoni, con il contributo di Med Innovation e del Vrai Lab, laboratorio specializzato in intelligenza artificiale e robotica. Il sistema elaborava in tempo reale le risposte della ragazza, rendendole immediatamente comprensibili al personale medico.
I test cognitivi durante l’operazione
I test somministrati durante l’intervento di neurochirurgia erano clinicamente precisi: contare da uno a dieci, recitare i giorni della settimana, riconoscere immagini e ricordarne i nomi. Esercizi che rappresentano la verifica continua che il cervello stia reggendo, che le connessioni tra pensiero e parola rimangano intatte mentre il tumore viene rimosso. A garantire la tenuta psicologica della paziente erano presenti la neuropsicologa Silvia Bonifazi e la mediatrice culturale Michela Fiorani.
L’équipe e il risultato
L’équipe chirurgica comprendeva i neurochirurghi Stefano Vecchioni e Roberta Benigni, il neuroanestesista Edoardo Barboni, i tecnici di neurofisiologia e gli infermieri del blocco operatorio. L’intervento è riuscito pienamente. Il successo è stato il risultato di un lungo percorso preparatorio iniziato mesi prima, dalla preparazione psicologica della paziente alle riunioni tecniche per affinare l’uso della tecnologia.
“Non stiamo andando verso la sostituzione dei chirurghi”, ha spiegato Trignani, “ma al contrario, la tecnologia a sostegno dei professionisti.”


