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L’11 settembre e la globalizzazione della paura, l’analisi

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11 settembre

Immagini drammatiche e una videocronaca angosciosa ci hanno catapultato in un mondo diverso, facendo scoprire all’Occidente la paura del terrorismo. Ad analizzare l’impatto dell’11 settembre sulle nostre vite, è Eleonora Iacobelli psicoterapeuta, presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), direttore scientifico Bioequilibrium, che parla di “un mondo cambiato dal terrorismo” e dell’inizio “della globalizzazione della paura”.

“Sono passati 20 anni ormai dall’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 – ricorda Iacobelli – un giorno che ha cambiato inevitabilmente la storia degli Stati Uniti e il mondo intero. In quel momento, inermi davanti i nostri schermi, abbiamo assistito a qualcosa di sconvolgente che ha segnato l’esistenza di tutti noi che l’abbiamo vissuto più o meno direttamente ed anche di chi ne ha sentito solo parlare, catapultandoci nella paura più profonda”.

“Da questo accadimento infatti è entrato a far parte, in modo prepotente e minaccioso, il concetto del terrorismo. Fino ad allore se ne aveva un’idea diversa, più ristretta ad ogni singola realtà nazionale. Con l’11 settembre il terrorismo ha mostrato per la prima volta un volto minaccioso e destabilizzante a livello mondiale. Ci siamo trovati di fronte ad un evento che ha avuto ripercussioni emotive e pratiche, anche in luoghi molto distanti, che ha dato luogo ad una vera e propria ‘globalizzazione della paura’”.

Un fenomeno iniziato l’11 settembre, e mai finito. “In questo clima di terrore diffuso ci sentiamo sempre più minacciati ed è risultato ovvio limitare le nostre vite, provando ancora più diffidenza e sospetto nei confronti dell’altro, intendendo tutto ciò che non si conosce e quindi non si comprende. Anche la continua esposizione ad immagini e scene degli attacchi terroristici, che vengono ripetutamente passate in tv, non fa altro che accrescere il nostro stato di tensione e incidere sulla nostra qualità di vita”.

Dall’11 settembre, insomma, “siamo stati avvolti da una sensazione di terrore e pericolo che ci paralizza sia nei comportamenti sia nelle emozioni; così gli effetti nel quotidiano di eventi drammatici possono essere piuttosto pesanti e con gravi conseguenze, difficili da elaborare autonomamente, portando, in alcuni casi, ad un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress. Vivere un trauma di questo tipo, infatti, può cambiare completamente la vita di un individuo influenzandone anche le percezioni”.

“Quando viviamo nell’ansia ci ritroviamo in uno stato di precarietà che ci fa sentire insicuri e minacciati. Tutto ciò crea un notevole disagio nella popolazione che avverte come potenzialmente pericoloso svolgere le attività quotidiane (prendere la metro, andare al ristorante, a ballare, visitare luoghi d’interesse, ecc…)”.

“Quindi – continua Iacobelli – risulta chiaro quanto sia forte l’impatto che hanno gli eventi terroristici sulla nostra mente: sono in grado di farci sentire fragili e vulnerabili, dando il via non solo al timore per la nostra vita e quella dei nostri cari, ma anche attivando un’ansia anticipatoria per cui l’evitamento risulta essere la risposta comportamentale principalmente adottata. Ciò, ovviamente ha un impatto sulla nostra salute psicofisica portando alla comparsa di sintomi ansiosi e/o depressivi (Dap, ansia generalizzata, agorafobia, ritiro sociale, ecc…)”.

Cosa fare, allora? “Dobbiamo imparare ad affrontare le minacce e non lasciarci sopraffare. Migliorare il nostro stato emotivo è l’unico modo che abbiamo per vivere non sentendoci minacciati. Altrimenti si passa una vita a proteggerci da un pericolo che probabilmente non si abbatterà su di noi, ma nel frattempo incide in maniera fortemente negativa sul nostro vissuto e può portare a risvolti patologici sulla nostra salute”.

L’11 settembre e il terrorismo non hanno fatto altro “che alimentare lo stato di stress e precarietà delle persone, trovando terreno fertile in un clima di generale allarme e destabilizzazione che ormai ci contorna da anni e comporta anche delle importanti conseguenze economiche“, conclude la psicoterapeuta.

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