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Il legame tra rischi alla guida e scelte alimentari

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“Dimmi cosa sai e ti dirò che sei”. Forse oggi questo antico detto, per chi ha la patente, potrebbe essere coniato diversamente: “Dimmi cosa mangi, e cosa bevi, e ti dirò come ti comporti quando guidi”. Non è un gioco di parole, ma la morale che si può trarre da una ricerca estone condotta presso l’Università di Tartu, presentata al congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology (Ecnp) tenutosi a Lisbona.

Lo studio, condotto dall’equipe di Jaanus Harro e coordinato da Tõnis Tokko, dimostra l’ovvia tendenza ad avere un numero di incidenti e di infrazioni al codice della strada non solo tra quanti consumano spesso alcol (e fin qua nulla di nuovo), ma anche in chi assume spesso alimenti non proprio salutari o magari consuma, anche occasionalmente, bevande energetiche.

Alla base di questa associazione, non è infatti possibile individuare un chiaro rapporto causa-effetto, ci sarebbero addirittura predisposizioni genetiche che vanno ad interagire con il metabolismo della serotonina, uno dei neurotrasmettitori coinvolti nel benessere psicologico e nella genesi di quadri depressivi, con una sorta di “predisposizione” biologica ad avere atteggiamenti a rischio.

L’indagine ha preso in esame i dati di oltre 800 persone, ugualmente divise per genere, che sono state “seguite” attraverso le banche dati delle compagnie assicurative e delle forze dell’ordine, per valutarne gli atteggiamenti alla guida.

Inoltre gli stessi soggetti sono stati sottoposti a controlli sul sangue e analisi del Dna. In questo modo, associando i numerosi parametri considerati, si è visto che il 12% circa delle persone studiate aveva la tendenza ad avere una guida meno “tranquilla”, con superamento dei limiti di velocità.

Ma non basta: sempre questi soggetti, a test psicologici, tendevano ad avere risposte più rapide e al contempo andavano più facilmente incontro a reazioni di tipo aggressivo, anche solo verbalmente.

Sul fronte delle abitudini, si è vista la tendenza al consumo di alimenti meno salutari e a sottoporsi a prestazioni fisiche particolarmente stancanti. C’è una curiosità da segnalare: chi tendeva ad essere meno ligio al volante consumava almeno una volta a settimana bevande energetiche.

Secondo i ricercatori l’abitudine non è associata direttamente alle violazioni del Codice, ma piuttosto alla ricerca di una sorta di “soddisfazione” psicologica. Infine, analizzando l’habitus genetico dei partecipanti allo studio e concentrando l’attenzione su quanti tendevano ad avere atteggiamenti più spericolati alla vita, hanno visto che era presente una sorta di “predisposizione” legata a varianti di un gene legato al metabolismo della serotonina, ovvero il polimorfismo 5-HTTLPR.

Sia chiaro: si tratta di un’osservazione preliminare che però potrebbe contribuire a spiegare, se confermata in futuro, come mai certe persone amano così tanto la velocità sulle due o quattro ruote, mentre altri si muovono pigramente nel traffico o in autostrada.

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