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Più depressione e ansia a causa della pandemia

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Forte aumento di depressione e ansia durante la pandemia da Covid-19: le donne più colpite rispetto agli uomini (perché con maggiori probabilità di essere danneggiate dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia) e i giovani più colpiti rispetto alle persone di età più avanzata (per interruzione dell’istruzione, restrizioni sociali, disoccupazione). Questi i risultati dello studio pubblicato da The Lancet.

Le località più colpite dalla pandemia nel 2020, misurate con la diminuzione della mobilità umana e il tasso giornaliero di infezione da SARS-CoV-2, mostrano maggiori aumenti nella prevalenza del disturbo depressivo maggiore e dei disturbi d’ansia.

Fondamentale l’esigenza di rafforzare i sistemi di salute mentale, promuovendo “ben-essere” e intervenendo sulle determinanti sociali della salute mentale, del ben vivere individuale e collettivo, nonché sulle disuguaglianze ben note nell’influenzare le determinanti della salute.

Restrizioni sociali, blocchi, chiusure di scuole e attività commerciali, perdita di mezzi di sussistenza, diminuzione dell’attività economica e mutevoli priorità dei governi nel tentativo di controllare le epidemie di COVID-19 hanno influenzato fortemente la salute mentale della popolazione e la tenuta delle società.

Come già evidenziato in letteratura, sia il disturbo depressivo maggiore che i disturbi d’ansia aumentano il rischio di altre malattie e il rischio di suicidio.

La pandemia di COVID-19 ha creato una maggiore urgenza per i governi e i responsabili politici di rafforzare i sistemi sanitari, con l’ulteriore priorità di integrare una risposta per la salute mentale all’interno del loro piano di recupero COVID-19.

Come sottolineano gli autori dello studio “Taking no action to address the burden of major depressive disorder and anxiety disorders should not be an option”, non intraprendere nessuna azione…non è un’opzione.

Esistono risorse e strumenti per ridurre il carico di stress mentale imposto da COVID-19. Queste risorse danno priorità a principi chiave come inclusività, riduzione dello stigma e diritti umani.

Ma cosa stanno facendo i paesi?

In Francia, il Presidente Macron ha annunciato che a partire dal 2022 saranno rimborsate le consultazioni fatte con psicologi, su prescrizione medica, e creati 800 posti di lavoro, attraverso lo stanziamento di 80 milioni di euro, dedicati ai centri medico-psicologici, al fine di ridurre il più possibile i tempi di attesa. Più in generale, il Governo francese concentrerà la propria azione sulla prevenzione dei disturbi mentali, sull’organizzazione del sistema salute e sugli investimenti nella ricerca. Attualmente, a seguito della crisi pandemica, un francese su cinque è soggetto a un disturbo mentale, ovvero 13 milioni di persone. Particolarmente colpiti i giovani: il 15% delle ragazze e dei ragazzi, tra i 16 e i 25 anni di età, sperimenta un episodio depressivo in Francia.

Il 5 ottobre si è svolto a Parigi il Vertice Mondiale sulla Salute Mentale e in quell’occasione il Ministro Roberto Speranza ha annunciato che il prossimo Summit Mondiale sulla salute mentale si terrà in Italia, a Roma. È un appuntamento importante per il nostro Paese. L’occasione per concentrarsi sulla necessità di sostenere le persone e costruire società coese e resilienti, avviando precise misure di intervento sistemico. I disturbi mentali non sono altro rispetto ai disturbi fisici. Non si tratta di decidere se la salute mentale è importante quanto la salute fisica, perché entrambi sono aspetti della stessa persona, nella sua interezza.

La crisi pandemica sottolinea l’urgenza di intervenire a supporto della salute mentale, ma anche l’opportunità di riconsiderare il benessere degli individui e delle società per prepararci tutti a gestire emergenze più o meno gravi. In futuro avremo bisogno di sistemi sociali più coesi, resilienti e capaci di aggiustamenti veloci.

Con la mente entriamo in relazione con la realtà e diamo significato al mondo… come possiamo non occuparcene?

 

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