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Covid e la corsa della diagnostica, l’analisi di Bartalena (Roche)

Negli anni della pandemia abbiamo imparato a conoscere termini come tamponi antigenici, molecolari, Pcr, test sierologico. Covid-19 ha messo in evidenza, infatti, il ruolo strategico e l’importanza della diagnostica.

“C’è stata una presa di coscienza collettiva del ruolo centrale della diagnostica per il sistema sanitario – afferma Guido Bartalena, Healthcare and Market Development Director di Roche Diagnostics Italia – La diagnostica ha infatti un impatto sul paziente, perché consente decisioni di cura più accurate, ma anche sul sistema salute, evitando sprechi e ospedalizzazioni inutili. Non c’è terapia senza diagnosi, e non c’è diagnosi senza medicina di laboratorio e diagnostica”.

E se con la pandemia il pharma ha accelerato i tempi per mettere a disposizione terapie e vaccini mirati, la grande corsa della ricerca ha coinvolto anche la diagnostica. All’inizio della pandemia “ci siamo trovati di fronte a una domanda esponenzialmente superiore di materie prime, e a dover sviluppare test in tempi rapidissimi. Basti pensare che abbiamo scoperto e sequenziato il virus tra fine 2019 inizio 2020, e in poche settimane avevamo messo a punto il primo test”, ricorda il manager.

Guido Bartalena

Una corsa al tampone, che ha portato Roche Diagnostics a sviluppare oltre 20 soluzioni diagnostiche a supporto della gestione dell’emergenza, fra cui test in grado di fornire informazioni a largo spettro, dall’identificazione dell’agente patogeno alla rilevazione della risposta anticorpale, effettuabili in contesti differenti: dai grandi laboratori centralizzati ad ambiti point of care, fino all’utilizzo domestico ‘fai da te’. “Abbiamo sviluppato anche test in grado di differenziare fra Covid e influenza A e B, abbiamo un’ampia serie di test antigenici e per il dosaggio degli anticorpi, anche per valutare la risposta alle vaccinazioni”, ricorda Bartalena. Ma c’è ancora spazio per la ricerca nel settore.

“La grande domanda, per chi è stato vaccinato o è guarito dall’infezione, è quanto dura la protezione? La scienza ad oggi non ci sa dare una risposta in base alla quantità degli anticorpi: non è stato ancora individuato un valore soglia che ci dice se siamo immuni o meno”. Il nodo, infatti, è celato nella complessità della risposta cellulo-mediata. “Stiamo sviluppando un test in grado di darci una indicazione sulla memoria immunologica, ma occorrerà ancora qualche tempo”, anticipa il manager.

Non c’è solo Covid-19. “Come Roche Diagnostics investiamo in R&S circa il 12% del fatturato complessivo, oltre 1,4 miliardi di euro nel 2020, superando significativamente la media del settore. Questo nostro investimento – continua Bartalena – viene destinato allo sviluppo di strumenti diagnostici innovativi, automatizzati e connessi fra i diversi setting, servizi digitali a supporto dell’attività e del processo decisionale clinico diagnostico, nonché test per nuovi biomarcatori che consentono strategie di trattamento sempre più personalizzate, che si traducono in maggior appropriatezza diagnostica e terapeutica, oltre che in un efficientamento delle risorse grazie alla riduzione delle ospedalizzazioni”.

“Le aree terapeutiche più importanti per noi sono cardiologia, malattie infettive e oncologia. Ma nel nostro portfolio ci sono più di 500 test. Bisogna dire però che l’oncologia, per noi che come azienda abbiamo un’anima di diagnostica e una farmaceutica, è naturalmente di estremo interesse”. Dallo studio dei biomarcatori all’analisi delle mutazioni del genoma a caccia delle caratteristiche del singolo tumore, si tratta di elementi cruciali “per rendere la terapia sempre più personalizzata ed efficace”.

Ma cosa vuol dire per un’azienda multinazionale investire in Italia oggi? “Noi crediamo molto nel riconoscimento del valore che si porta al sistema salute. E devo dire che, dal Pnrr all’aumento del fondo sanitario, emerge in questa fase la volontà di investire in sanità. Crediamo si debba andare verso un sistema che premia sempre di più il valore, quello a beneficio del paziente e quello a beneficio del sistema. Ma anche che si debba investire sempre di più in prevenzione e diagnosi precoce: una strategia vincente. Ci sono varie aree nelle quali investire prima può fare davvero la differenza. Ma bisogna avere il coraggio di farlo, e occorre una visione a lungo termine”. Un cambio di passo, insomma, che potrà rivelarsi davvero strategico.

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