Covid, prigionieri della variante Omicron o dei tamponi? Il caso Italia

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variante tampone

Mentre la ricerca dà notizia di sempre nuove varianti (o forme ricombinanti come Deltacron) del virus che causa Covid-19, numerosi Paesi si trovano a fare i conti con il ‘caos tamponi’. E se la Gran Bretagna segnala il calo della pressione ‘da Omicron’, in Italia ci si chiede se non sia il caso di rivedere l’approccio ai test anti-Covid e ripensare la comunicazione della pandemia, ‘abolendo’ il bollettino quotidiano dei contagi e dando più spazio ai dati che arrivano da ospedali e terapie intensive. Insomma, si dibatte su come convivere con un virus che sta diventando endemico.

Ebbene, secondo alcuni studiosi italiani, il nostro Paese in questa fase si trova, come Ulisse, a fronteggiare due pericoli: il rischio di ritrovarci prigionieri delle varianti, o dei tamponi. A interrogarsi  è un gruppo di ricercatori – Antonello Maruotti (Lumsa), Marta Giovanetti (Instituto Oswaldo Cruz, Fundação Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro), Fabio Divino (Laboratorio di Biostatistica ed Epidemiologia Computazionale Università del Molise), Francesco Broccolo (Università degli studi di Milano-Bicocca), Silvia Angeletti (Unità di Scienze di Laboratorio Clinico, Università Campus Bio-Medico di Roma) – autori insieme a Massimo Ciccozzi (responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma), di un nuovo lavoro accettato per la pubblicazione sul ‘Journal of Medical Virology’, che Fortune Italia ha visionato in anteprima.

Cosa fare di fronte ai moderni Scilla e Cariddi di Covid-19? “A tutti i mali ci sono due rimedi: il tempo e il silenzio”. Parte da una citazione del conte di Montecristo di Alexandre Dumas l’analisi dei ricercatori, convinti che (anche) i romanzi possono insegnarci come condurre alcune guerre. La lotta al nuovo coronavirus che ha travolto il pianeta per circa due anni, “ha richiesto e richiede ancora silenzio per pensare e tempo per agire, per trovare le giuste strategie per l’inizio della “nuova normalità””, sottolineano gli autori.

Questo virus muta, e se alcune varianti emergono e scompaiono, altre potrebbero persistere. Ci sono diverse ipotesi per cui possono sorgere nuove varianti, queste includono: origine zoonotica, pressione selettiva durante il trattamento, trasmissione sostenuta del virus in assenza dell’immunità di gregge della popolazione e persistenza virale in individui immunocompromessi. In tutti i casi, l’evoluzione delle varianti può essere considerata un processo in due fasi: la loro comparsa, spesso casuale e inaspettata, e la loro selezione favorevole, strettamente dipendente dall’ambiente circostante.

Nel contesto di una soglia di immunità di gregge bassa, la probabilità della comparsa di nuove varianti di fuga dell’immunità Sars-CoV-2 sarebbe assolutamente maggiore, assicurano gli esperti. Ribadendo la bontà dell’approccio basato sulla vaccinazione. “Oggi, un italiano su 55 è  chiuso in casa con Covid”, notano. E il Paese registra attualmente oltre 2 milioni di positivi. Se tutti quei casi positivi avranno 3 o 4 contatti ravvicinati, “ecco che milioni di italiani potrebbero presto rimanere bloccati a casa in quarantena”, ci dice Massimo Ciccozzi, raggiunto al telefono. Ecco dunque che il rischio di ritrovarci prigionieri della variante Omicron è chiaro. Inoltre altre varianti infettive potrebbero diffondersi rapidamente, portando a un numero elevato di contagi assoluti, con il rischio di un nuovo lockdown di fatto.

Ma c’è anche il pericolo di finire prigionieri dei tamponi. La situazione che stiamo affrontando in questi giorni è “caratterizzata dalla mancanza di tamponi disponibili, lunghe code per fare il test e più tempo rispetto alle ultime settimane per ottenere l’esito del tampone, a meno che non si paghino tanti soldi. Elaborare un milione di tamponi al giorno sta diventando un problema, in quanto la paura della contagiosità della variante Omicron sta mettendo sotto pressione i test e la gestione delle quarantene”, scrivono gli autori. Tanto per fornire alcuni numeri, a marzo 2021, durante il picco della terza ondata, l’Italia ha processato 2 milioni di tamponi a settimana; ora stiamo elaborando più di 5 milioni di tamponi a settimana, con un picco di oltre un milione al giorno durante le vacanze di Natale.

Il monitoraggio dei contatti sta diventando impossibile. “Anche i test iniziano a essere impegnativi, a causa del collo di bottiglia che stiamo attualmente vivendo con la carenza di test”. E’ arrivato il momento, secondo i ricercatori, di adottare una strategia diversa, per evitare di diventare prigionieri delle varianti o dei tamponi.

“Presto dovranno essere messe in atto strategie basate sulla scienza per gestire l’impatto della variante Omicron; tuttavia, le decisioni devono anche essere tempestive e basate su valutazioni quantitative del rischio. Ciò è particolarmente vero nei Paesi con infrastrutture sanitarie pubbliche deboli, bassi tassi di vaccinazione e ampie popolazioni immunocompromesse”.

Gli autori dell’analisi invitano a guardarsi intorno. “I Paesi in cui è stata osservata la diffusione della variante Omicron dall’inizio di dicembre, o anche prima, hanno già sviluppato alcune strategie per gestire l’epidemia. Ad esempio, il Sudafrica ha abolito l’obbligo di quarantena per i contatti asintomatici. La Gran Bretagna ha ridotto il periodo di quarantena da 10 a 7 giorni, se si ottengono due tamponi negativi, e gli Stati Uniti hanno fatto lo stesso per gli operatori sanitari”.

In Italia invece il periodo di quarantena è ancora di 10 giorni per i non vaccinati e di 7 per i vaccinati. Anche se le cose sono diverse nel caso di chi ha fatto il booster o ha completato il primo ciclo vaccinale da meno di 120 giorni. “Dovremmo quindi continuare con il monitoraggio massiccio? Milioni di tamponi, di diversi tipi di test, con diverse sensibilità e specificità, sono la strada giusta per tracciare i casi positivi in ​​questa fase? L’isolamento di tutti i contatti è ancora la strategia giusta? Oppure, considerando l’attuale fase della pandemia, dobbiamo mettere in atto regole diverse?”, si chiedono gli autori.

Omicron è un virus “veloce”, con 3 giorni di incubazione media contro Delta che è 4,2. “In una persona immunizzata e tra i giovani la variante Omicron sembra portare sintomi più lievi. Ma abbiamo diverse persone fragili che non sono vaccinate o non hanno ancora avuto il tempo di ricevere il richiamo. Se allenti le regole, rischi di metterle in pericolo e di esercitare una pressione ingestibile sui reparti di terapia intensiva. Dobbiamo tenere a mente che le persone vaccinate tendono a essere contagiose per un periodo di tempo più breve, ma possono comunque infettare altre persone”, avvertono i medici. Considerando che la nuova variante è molto contagiosa, l’allentamento delle regole potrebbe portare a un aumento del numero di casi oltre misura.

Il percorso è stretto e, ancora una volta, “sembra essere una questione etica di equilibrio e conservazione della salute e/o dell’economia. Secondo i dati attualmente disponibili, è ragionevole ridurre il periodo di quarantena per i casi asintomatici che hanno ricevuto almeno 3 vaccinazioni, purché prevalgano varianti, come Omicron, con un breve tempo di incubazione”, scrivono i ricercatori.

Questa è attualmente l’unica possibilità “per ‘salvarci’ da varianti molto contagiose e meno gravi e, allo stesso tempo, dalla folle politica dei tamponi, che sembrano non gestibili a lungo termine. Inoltre, un’ulteriore opzione primaria, secondo quanto sappiamo finora, dovrebbe essere quella di aumentare il tasso di vaccinazione, garantendo la dose di richiamo per la popolazione suscettibile come ulteriore protezione nei confronti di forme gravi di Covid”, sintetizza Ciccozzi.

“La strategia, insomma, è quella che sta stabilendo il Governo. Ma voglio sottolineare che è inutile fare un tampone antigenico che ha un 30-40% di falsi negativi solo per andare a casa di Tizio. Il tampone antigenico si fa per lo screening nelle comunità chiuse”. Dunque in caso di possibile contatto è meglio “aspettare e in caso di sintomi fare il tampone molecolare. Nel frattempo si adottino le precauzioni e si indossi la mascherina Ffp2”, raccomanda Ciccozzi.

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