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Covid e quarantena, tra regole e proposte di revisione

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quarantena

Il sistema rischia di non tenere. Parliamo del meccanismo che, tra quarantena e isolamento Covid, sta tenendo a casa da scuola e dal lavoro milioni di persone in tutto il mondo. Con la conseguente riduzione di personale che possa continuare a far funzionare aziende, uffici pubblici e servizi di pubblica utilità come i trasporti.

E così al di qua e al di là dell’Oceano si sta pensando a una revisione delle norme che regolano l’isolamento. Soprattutto alla luce dei numeri delle campagne vaccinali. Ma anche in base alle conoscenze più approfondite sul comportamento del virus e delle sue varianti per quanto riguarda l’infettività dei soggetti contagiati.

Il problema, però, è la variante Omicron, che dai dati sinora a disposizione parrebbe capace di contagiare maggiormente rispetto alla Delta. E quindi farebbe pensare alla necessità di non allentare troppo le maglie dell’isolamento.Le nostre conoscenze, però, appaiono per ora ancora poche e frammentarie. In Giappone si è visto che la massima carica virale (e quindi della contagiosità) di chi viene contagiato da questa variante si ha tra il terzo e il sesto giorno dalla comparsa dei sintomi. E non diminuisce sensibilmente se non dopo il decimo giorno. In Usa e Uk si rileva che il 30-40% circa di chi contrae Omicron rimane contagioso anche dopo 5 giorni dai sintomi.

Come comportarsi allora? Lasciare più liberi i cittadini a prescindere dall’essere vaccinati o meno, fare un distinguo tra vaccinati e non o mantenere restrizioni tout cour?
In Usa ad esempio si è scelto di “rimettere in libertà” i cittadini che abbiano un tampone antigenico negativo effettuato dopo 5 giorni dalla comparsa dei sintomi. Con tutte le limitazioni in termini di falsi negativi collegate a questo tipo di test, specialmente se ‘fai da te’.

Il Regno Unito si è spinto anche oltre. Tanto da proporre di azzerare quasi i tempi di isolamento. Ciò sarebbe possibile con il risultato negativo di due test, di tipo immunologico o antigenico rapido, effettuati in due giorni consecutivi. A prescindere dalla data di insorgenza dei sintomi.

E qui in Italia? “In casi come questo è difficile essere tranchant, bisogna valutare situazione per situazione. Ed essere prudenti.”, commenta a Fortune Italia Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive presso l’Università Cattolica di Roma. Che ricorda come il nostro Paese abbia sempre agito in questo senso, a partire dall’obbligo vaccinali per le professioni sanitarie, fino ad arrivare alla recente normativa che impone la vaccinazione anti-Covid a tutti coloro che hanno più di 50 anni.

Quanto alle restrizioni e al rapporto tra vaccinazione e isolamento, dice Cauda, “dobbiamo innanzitutto ricordare che il vaccino, il completamento del ciclo vaccinale e il secondo richiamo (3° dose) sono fondamentali per la protezione dalla malattia grave e dal rischio di finire in Terapia intensiva. Ma non rendono immuni dal poter contrarre la malattia e divenire contagiosi. Anche se tendenzialmente chi ha fatto tutti i richiami è tendenzialmente meno contagioso”.

La prudenza italiana si traduce nelle norme che regolano quarantene e isolamenti. Prescrizioni che sono state aggiornate dalla circolare del ministero della Salute del 30 dicembre 2021 e che il professore interpreta come “scientificamente e filologicamente come un buon compromesso tra la necessità di tutelare la salute pubblica e quella di mantenere operativo il Paese”.

Ecco, quindi, le regole oggi in vigore:
Quarantena per i contatti stretti di soggetti positivi:
• Soggetti non vaccinati o che non abbiano completato il ciclo vaccinale primario o che abbiano completato il ciclo vaccinale primario da meno di 14 giorni: rimane la quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto col soggetto positivo. La quarantena termina, dopo questo periodo, solo con un test molecolare o antigenico con risultato negativo.
Soggetti che abbiano completato il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, e che abbiano green pass valido, se asintomatici, devono rispettare una quarantena di 5 giorni, che termina solo con un test molecolare o antigenico con risultato negativo;
• Per i soggetti asintomatici che hanno fatto la terza dose o completato il ciclo vaccinale primario nei 120 giorni precedenti al contatto con una persona positiva, o siano guariti da infezione nei 120 giorni precedenti, non si applica la quarantena. Ma devono indossare mascherine Ffp2 per almeno 10 giorni dall’ultimo contatto con la persona positiva. Il periodo di auto-sorveglianza termina il 5° giorno. In ogni caso, se compaiono sintomi riconducibili all’infezione (febbre, difficoltà respiratoria ecc.) si deve fare un tampone antigenico rapido o molecolare.

Quanto all’isolamento, riporta la circolare del ministero: “I soggetti contagiati che abbiano precedentemente ricevuto la dose booster, o che abbiano completato il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni, l’isolamento può essere ridotto da 10 a 7 giorni, purché i medesimi siano sempre stati asintomatici, o risultino asintomatici da almeno 3 giorni e alla condizione che, al termine di tale periodo, risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo”.

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