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Vaccini e quarta dose, ecco chi inizierà

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Quarta dose? Richiamo? Comunque lo chiamiamo, per ora in Italia sarà riservato a specifiche categorie di persone con un quadro clinico specifico. E si inizierà il primo marzo.
Lo stabilisce la circolare del ministero della Salute che, sulla scorta delle indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco, ha detto sì a una nuova iniezione di vaccino per i super-fragili.

La quarta somministrazione è raccomandata “ai soggetti con marcata compromissione della risposta immunitaria, per cause legate alla patologia di base o a trattamenti farmacologici e ai soggetti sottoposti a trapianto di organo solido”. E, specifica sempre il documento di Lungotevere Ripa, si tratta di “richiamo (booster) di un ciclo vaccinale primario articolato su tre dosi (ciclo primario standard più dose addizionale a distanza di almeno 28 giorni dall’ultima dose)”.

A essere iniettata sarà nuovamente una dose di vaccino a mRna – “Comirnaty nei soggetti di età pari o superiore a 12 anni; 50 mcg in 0,25 mL per Spikevax nei soggetti di età pari o superiore a 18 anni”, a distanza di almeno 120 giorni dalla terza dose.

Secondo quanto stabilito dal commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, le prime “quarte dosi” potranno essere inoculate a partire dal prossimo 1 marzo. Fin qui nulla da dire. Senonché, all’indomani di questa decisione, è iniziata la consueta danza di pareri della comunità scientifica. Non paga dell’infodemia che ha contribuito a generare in questi due anni di pandemia (in questi giorni ricorre l’anniversario dell’identificazione del paziente zero a Codogno), la compagine di virologi/infettivologi ha cominciato a dire la sua in ordine sparso.
A fronte dell’indicazione di Aifa, fornita sulla base dei dati scientifici finora disponibili, secondo cui una quarta dose può essere d’aiuto solo per rinforzare la risposta all’infezione nelle persone con un sistema immunitario poco efficiente, c’è chi già allerta sull’eventualità di estendere anche ad altri questo nuovo richiamo.

Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute e professore di Igiene, all’agenzia Ansa ha dichiarato: “Le case farmaceutiche stanno sperimentando vaccini che coprono da tutte le varianti perché si è visto che quelli attuali dopo alcuni mesi cominciano ad avere delle defaillances non contro la malattia ma contro l’infezione. Fino a che non arriveranno questi nuovi preparati, bisognerà allargare per gradi la platea della quarta dose: prima i grandi anziani e poi i più esposti al rischio, cioè gli operatori sanitari. Specialmente prima dell’inverno. Comunque per ora è presto per parlarne”.

Intanto è partito il nuovo balletto dei favorevoli e contrari, forse poco utile oggi come oggi, con l’89% della popolazione italiana già vaccinata con ciclo completo. Eppure all’Adnkornos Salute il professor Massimo Galli spiega che cui la quarta dose “non avrebbe senso se non in una chiava medica: in alcune categorie particolari di popolazione, ovvero negli immunodepressi e nei grandi anziani in cui può essere sospettata una insufficiente risposta alle precedenti dosi”.

Del resto è normale che la comunità scientifica sia ancora in fase di ipotesi sul da farsi, di fronte all’opportunità di prevedere un richiamo per tutti o solo per alcuni. Nei Paesi che per primi hanno ricevuto il vaccino, si stanno completando in queste settimane le somministrazioni delle terze dosi. Solo Israele ha un’esperienza diciamo “ampia” di quarte dosi: consideriamo che la popolazione di questo Stato è paragonabile a quella della Lombardia e che, dopo aver dato il via a questo richiamo per gli over 60, da meno di un mese ha aperto a tutti gli over 18 fragili.

“I primi dati trapelati dall’esperienza israeliana in tema di quarte dosi sembrano mostrare risultati inferiori alle aspettative”, commenta a Fortune Italia Roberto Cauda, direttore Uoc Malattie infettive alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. Che però tiene a precisare che le affermazioni devono essere fatte solo quando si possono leggere i dati scientifici certi e pubblicati, altrimenti si rimane solo nel campo delle ipotesi, che non fanno bene a nessuno.

Insomma come abbiamo imparato in questi ultimi due anni la nostra conoscenza del virus, della sua evoluzione in termini di nuove varianti e dell’efficacia dei vaccini nel medio e lungo periodo si costruisce giorno per giorno. Quanto all’opportunità di estendere questo nuovo richiamo per tutti, Cauda ha le idee chiare: “A prescindere dal vaccino per Covid, è cosa nota e provata che sovrastimolare un sistema immunitario che funziona bene può essere controproducente. Somministrare dosi di vaccino a distanza troppo ravvicinata può determinare quella che alcuni chiamano ‘paralisi immunitaria’, cioè una riduzione del sistema di difesa dell’organismo a rispondere agli attacchi del virus per il quale è stato eccessivamente sollecitato”.

“Quindi, come dice il ministero della Salute, questa quarta dose va bene ora per chi ha un sistema immunitario che ha qualche deficit. Per gli altri invece potrebbe essere meglio attendere. Potremmo immaginare un richiamo in autunno, a distanza di mesi dalla terza dose. E poi un richiamo annuale. Ma, ancora, siamo nel campo delle ipotesi. Ne sapremo di più quando avremo i dati scientifici sulle quarte dosi di Israele. E dovremo anche capire quale sarà l’evoluzione del virus. Guardo con interesse all’aggiornamento dei vaccini, quelli che sono stati costruiti ad hoc sulle nuove varianti”.

Intanto a brevissimo la quinta arma contro il virus sarà disponibile anche qui in Italia. Come ha precisato Figliuolo ieri, in visita all’ospedale Meyer di Firenze, “per la fine di questa settimana arriverà il vaccino Novavax, ne riceveremo poco più di un milione di dosi che saranno subito distribuite a tutte le regioni e province autonome. Poi arriveranno ancora un altro paio di milioni di dosi nel mese di marzo. Per cui ci sarà possibilità anche di utilizzo di questo ulteriore vaccino”.

Un vaccino a base proteica, come quelli che da anni sono in uso per molte delle vaccinazioni pediatriche. Diverso da quelli a mRna e da quelli adenovirali, in virtù della sua tecnologia “conosciuta da anni” potrebbe far cadere alcune perplessità di coloro che pur non essendo “no vax” ancora non si sono vaccinati, per timore di farsi inoculare vaccini prodotti a tempi di record. E per questo, a loro dire, non ancora ben conosciuti in quanto a sicurezza ed effetti collaterali.

Anche se, come ripetiamo da tempo, trattasi di fake news. Tutti i nuovi farmaci e tutti i nuovi vaccini sono autorizzati dalle autorità regolatorie internazionali e italiana solo sulla base di dati scientifici verificabili e verificati che ne comprovano efficacia e sicurezza.

Chiosa Cauda: “Rispetto ai vaccini abbiamo imparato a conoscere tre categorie di persone. I pro-vax, i no-vax che sono contrari a prescindere dal tipo di vaccino e dall’agente patogeno contro cui ci proteggono, e gli esitanti, talvolta alimentati dalla fake news che circolano in rete e tra i conoscenti. Il vaccino di Novavax sfrutta tecnologia ‘vecchia’ di 30 anni e già utilizzata in Italia per vaccini come quello per l’epatite. Potrebbe rappresentare un punto di svolta per convincere gli esitanti vaccinali”.

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