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Covid in calo in Italia ma in Ucraina 63% senza vaccino

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coronavirus

Si conferma in Italia la discesa della curva di Covid-19. Un calo che accomuna nuovi casi (-21,1%), ricoveri in area medica (-20%) 
e in terapia intensiva (-21%) e finalmente anche decessi (-18,6%). Ma, mentre si avvicina la fine dello stato di emergenza, gli esperti della Fondazione Gimbe guardano con preoccupazione alla situazione internazionale.

Secondo le stime sono infatti attesi in Italia circa 800-900 mila profughi ucraini, da giorni in fuga dal Paese in guerra, per ricongiungersi ai familiari che vivono nel nostro Paese (gli ucraini in Italia sono circa 250mila). Ebbene, il 63,8% della popolazione in Ucraina è non vaccinata, e la pandemia (ammoniscono gli esperti) non è affatto finita. Ecco perché il governo italiano “deve includere nei piani di accoglienza la vaccinazione anti-Covid di anziani e fragili“, come sottolinea il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.

Ma vediamo i dettagli dell’ultimo monitoraggio: nella settimana 23 febbraio-1 marzo si segnala una diminuzione di nuovi casi Covid (275.376 vs 349.122) e finalmente anche dei decessi (1.488 vs 1.828). In calo anche i casi attualmente positivi (1.073.230 vs 1.291.793), le persone in isolamento domiciliare (1.062.066 vs 1.277.821), i ricoveri con sintomi (10.456 vs 13.076) e le terapie intensive (708 vs 896).

“I nuovi casi settimanali – dichiara Nino Cartabellotta  -sono in calo da cinque settimane: rispetto alla settimana precedente si attestano intorno a 275 mila, con una riduzione del 21,1% e una media mobile a 7 giorni che scende da 49.875 casi del 22 febbraio a 39.339 il 1° marzo (-18,6%)”.

In tutte le Regioni – che premono per un allentamento del green pass – si rileva una riduzione percentuale dei nuovi casi Covid: dal -2,5% della Calabria al -34,1% della Sardegna. Scendono a 42 le Province con incidenza superiore a 500 casi per 100.000 abitanti Reggio di Calabria (1.035), Messina (896), Vibo Valentia (860), Lecce (848), Siracusa (814), Fermo (804), Oristano (790), Ascoli Piceno (724), Ragusa (705), Macerata (701), Teramo (700), Palermo (679), Rieti (669), Agrigento (666), Enna (653), Siena (651), Crotone (642), Ancona (641), Bolzano (626), Arezzo (620), L’Aquila (600), Potenza (596), Matera (595), Latina (590), Caltanissetta (586), Terni (586), Campobasso (586), Venezia (585), Foggia (580), Grosseto (578), Chieti (576), Perugia (571), Lucca (568), Trapani (568), Padova (553), Frosinone (552), Roma (539), Livorno (537), Pescara (536), Isernia (533), Sud Sardegna (521) e Taranto (508).

Sembra essersi ridotta anche la corsa al tampone: questi esami sono passati da 3.303.720 della settimana 16-22 febbraio a 2.885.324 della settimana 23 febbraio-1 marzo. E come già segnalato dalla Fiaso,si allenta ulteriormente la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari Gimbe– dove i posti letto occupati da pazienti Covid diminuiscono sia in area medica (-20%) che in terapia intensiva (-21%)”.

In particolare, in area critica dal picco di 1.717 ricoveri del 17 gennaio, si arriva a 708 il 1 marzo; mentre in area medica dal picco di 19.913 del 31 gennaio si scende a 10.456 il 1 marzo. Così al 1 marzo il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 16% in area medica e del 7,4% in area critica.

Attenzione, però: come mostra la tabella a eccezione di Emilia-Romagna, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Valle D’Aosta e Veneto, tutte le Regioni superano ancora la soglia del 15% in area medica. Inoltre Lazio e Sardegna vanno oltre la soglia del 10% in area critica. Si conferma in ogni caso “un’ulteriore riduzione degli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – la cui media mobile a 7 giorni scende a 54 ingressi/die rispetto ai 66 della settimana precedente”.

Quanti ai vaccini, nonostante l’obbligo e il green pass rafforzato sui luoghi di lavoro, tra gli over 50 il numero di nuovi vaccinati scende ulteriormente, attestandosi a quota 10.809 (-29,5% rispetto alla settimana precedente). Mentre al 2 marzo sono 7,03 milioni le persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, di cui 2,27 milioni guarite da Covid-19 da meno di 180 giorni e pertanto temporaneamente protette.

Le persone attualmente vaccinabili sono dunque, secondo Gimbe, circa 4,8 milioni, un dato che non tiene conto delle esenzioni di cui non si conosce il numero esatto. A dispetto di numeri ancora molto elevati, rispetto agli altri Paesi europei l’Italia si colloca fra le nazioni con la più bassa percentuale di popolazione non vaccinata (16,1%). Su questo fronte si registrano differenze molto rilevanti fra i diversi Stati: si passa dal 5% del Portogallo al 63,8% dell’Ucraina.

Proprio il dato ucraino “non deve essere sottovalutato, considerata la drammatica situazione che poterà nelle prossime settimane migliaia di profughi nel nostro Paese: i piani di accoglienza del Governo – ribadisce Cartabellotta – dovranno necessariamente includere la vaccinazione di anziani e fragili provenienti dalle zone di guerra, evitando diseguaglianze tra le Regioni. A tal proposito, occorrerà eventualmente rivalutare l’entità delle donazioni di vaccini a mRna a Paesi in difficoltà, considerata la necessità di estendere la campagna vaccinale ai profughi di guerra”.

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