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Caro energia, 500 mln di spesa extra per Asl e ospedali

Migliore
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Il caro energia non pesa solo sulle casse di imprese e cittadini. Secondo le stime comporterà 500 milioni di euro di spesa in più per Asl e ospedali italiani. Se le ‘tariffe’ della sanità non cambieranno, rischiamo di trovare strutture sanitarie al freddo e senza luce? E non sarà il caso, anche per questo settore, di imprimere un’accelerazione all’efficientamento energetico?

“Dobbiamo essere molto chiari. Ovviamente non abbiamo difficoltà di approvvigionamento, ma avvertiremo certamente una sofferenza nei bilanci quando si consolideranno gli aumenti e andremo a contabilizzare il costo complessivo dedicato alla quota energia, divisa per riscaldamento, gas e approvvigionamenti elettrici”, sottolinea il presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) e direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore.

Secondo Migliore si tratta di un problema che l’Italia dovrà affrontare il prima possibile, “perché a fine anno avremo i bilanci gravati da questa quota di incremento di costo legata all’aumento della bolletta energetica. Si tratta di un costo aggiuntivo per tutti i servizi erogati dallo Stato e quindi, alla fine, pesa su tutti noi contribuenti. Ricordo che le aziende sanitarie sono responsabili in molte regioni di più del 50% della spesa. E dunque non c’è dubbio che tutto questo si rifletterà sul bilancio complessivo dello Stato”.

“A fine anno bisognerà quadrare due numeri – ammonisce Migliore – quello delle entrate e quello delle uscite. Sappiamo con certezza che le tariffe per le prestazioni sanitarie, cioè la maniera di rendicontare le nostre prestazioni, non cambieranno. Non siamo liberi professionisti, per i quali è possibile aumentare le tariffe se il costo dell’energia elettrica o di qualche altro fornitore aumentano. Noi saremo costretti a quadrare i bilanci iso tariffe, penalizzando inevitabilmente la quota degli investimenti, in un momento in cui stiamo cercando di utilizzare tutte le risorse disponibili per recuperare le prestazioni non erogate lo scorso anno”.

Numeri alla mano è dunque possibile fare una stima di questi rincari? “Si stima che quest’anno il costo dell’energia subirà un incremento di almeno il 30%. Ogni anno spendiamo 1 miliardo e 402 milioni di euro, allocati sul conto economico della quota energia, distinti tra poco più di 786 milioni per energia elettrica e 616 milioni per il riscaldamento. L’incremento di spesa sarà quindi paragonabile ai 500 milioni destinati in Finanziaria per il recupero delle prestazioni non erogate, al netto dei quali avremo comunque meno leve strategiche, le singole aziende infatti potranno usare meno risorse per gli investimenti e per il personale, tutto questo si rifletterà in una maggiore difficoltà nell’erogazione dei servizi prestati ai cittadini”.

In che senso? “Se dobbiamo pagare un po’ di più, in questo caso molto di più, per il costo dell’energia, ovviamente, dato che il finanziamento è definito, o si interviene sul costo dell’energia o si attribuiscono più risorse finanziarie alle aziende“.

Per rispondere a queste oggettive difficoltà, Fiaso intende fare ricorso ad una precisa strategia di cui si serve da anni. “Soprattutto negli appalti, nelle gare per la fornitura di energia – spiega Migliore – c’è grande attenzione sul tema dell’efficientamento energetico. La trasformazione delle nostre aziende in aziende virtuose, penso banalmente al costo dell’energia elettrica per tutta l’illuminazione o alla possibilità di usare impianti di generazione, è un impegno costante”.

“Se il costo dell’energia, che viene da gas o altre fonti, aumenta, sarà molto più conveniente fare investimenti o utilizzare fonti di energia alternative. A medio termine l’obiettivo è quello di insistere in maniera significativa in tutte le politiche di efficientamento energetico, anche attraverso specifiche indicazioni nelle gare d’appalto”.

Infine uno sguardo agli enti locali e alle aziende sanitarie, per le quali c’è stato un provvedimento che ha destinato loro mezzo miliardo di euro. “Questo provvedimento aiuta, ma credo comunque che in questo momento valga la pena sottolineare che ricerca e sviluppo finalizzati all’efficientamento energetico non sono più atteggiamenti da esibire, ma scelte strategiche fondamentali per poter continuare a mantenere il livello di prestazioni, il livello di servizi a cui siamo abituati”, conclude.

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