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Natalità in Italia, il ruolo delle Fondazioni

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Un altro duro colpo alla natalità: al 31 dicembre 2021 i residenti in Italia sono scesi a quota 58.983.122 per effetto di quello che ormai gli esperti chiamano inverno demografico. Il calo della popolazione residente in Italia fa registrare un -0,4%, con 399.431 nuovi nati, in diminuzione dell’1,3% rispetto al 2020. In questi mesi ci siamo interrogati su come  contribuire a invertire questo trend, oggi ne parliamo con Silvia Misiti, della Fondazione per la ricerca scientifica di Ibsa.

Nell’Italia che si scontra con il calo continuo delle nascite, come trasformare la sfida della denatalità in un’opportunità? “Stiamo vivendo un momento di crisi e grande trasformazione, una transizione che si collega con quella dell’intera società. Pensiamo solo al dibattito sulla fluidità del concetto di genere”. Come tutti i momenti di transizione, “questa fase offre anche delle opportunità per declinare in modo diverso il concetto di famiglia, di genitorialità. Ed è proprio su tutto questo che ci si può interrogare”, risponde Misiti, invitando a “riappropriarsi della scienza come componente significativa di risposta a un cambiamento“. Misiti pensa a “una scienza partecipata”, che sappia coinvolgere le persone.

Quale può essere il ruolo delle Fondazioni per affrontare la crisi della natalità? “Le Fondazioni – risponde Misiti – hanno una grande opportunità. Le aziende hanno numerosi vincoli produttivi e di risultato, elementi che non sono facilitanti rispetto all’assunzione del rischio di sperimentare nuove soluzioni”.

Le Fondazioni, al contrario, “possono uscire da questi perimetri più classici, legati al business, e possono avere un ruolo di guida, approfondimento. Possono andare oltre, anticipare delle azioni, sperimentare nuove tematiche culturali, o metodologie”. In questo quadro la Fondazione Ibsa, “che nasce nel 2012, può interpretare un ruolo come laboratorio e motore d’innovazione. La cultura per noi è lavorare sulle rappresentazioni sociali, la contaminazione dei saperi. Un lavoro su una cultura immateriale, intesa come risorsa per il benessere della persona. La nostra è anche una Fondazione internazionale, e questo ci permette di attrarre competenze diversificate anche a livello internazionale”.

Qual è l’obiettivo, in questo senso, di Fondazione Ibsa? “La genitorialità è stata uno dei temi chiave dell’attività della nostra Fondazione – dice Misiti – Ci sono i progetti relativi all’education, dai progetti formativi che abbiamo scelto di far partire con le scuole medie, alle borse di studio per incentivare lo sviluppo dei talenti e il sostegno alla ricerca. Poi abbiamo scienza, cultura e arte: tutto gioca un ruolo nell’ottico della ricerca della sperimentazione”.

Misiti ricorda il progetto Let’s science, “un percorso creativo plurisensoriale di divulgazione scientifica, accompagnando ragazzi e professori in un percorso di approfondimento”, diventato anche una collana di 10 volumi a fumetti. “Poi abbiamo il progetto ‘Parole fertili‘” sulla fertilità , “che si è trasformato nel tempo, aggregando una community sempre più numerosa. ‘Parole fertili’ è un grande laboratorio, per sperimentare come cultura e salute possano assumere importanti dimensioni di cura“. Il tema dell’infertilità “è sicuramente una grande sfida, che non possiamo considerare solo sotto il profilo medico”. E con lo stesso spirito “dobbiamo affrontare il tema della natalità e della denatalità, se vogliamo davvero fare la differenza”.

Ascolta “Silvia Misiti: “Finanziare il futuro: il ruolo delle fondazioni”” su Spreaker.

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