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Covid, la “promessa tradita” di una ripresa equa dopo la pandemia

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“Gli stati ad alto reddito hanno colluso coi giganti aziendali ingannando le persone con slogan vuoti e false promesse su un’equa ripresa dalla pandemia da Covid-19, in quello che è risultato uno dei più grandi tradimenti dei nostri tempi”. L’accusa, senza giri di parole, è di una delle organizzazioni non governative più grandi del mondo, Amnesty International.

Il Rapporto 2021-2022 sulla situazione dei diritti umani nel mondo denuncia che le nazioni più ricche, insieme alle grandi aziende, hanno acuito le disuguaglianze con le loro strategie per affrontare la pandemia, guidati da “avidità aziendale ed egoismo nazionale”. Amnesty mette al centro della sua analisi alcuni punti principali: il fatto che nelle nazioni più povere il tasso di vaccinazione sia ancora al di sotto del 4%; il ruolo dei social e di una parte della politica nella diffusione di disinformazione sui vaccini; il sostanziale abbandono delle fasce più deboli delle nazioni povere, come successo in Africa.

L’impatto della pandemia sulla crescita delle disuguaglianze non è naturalmente una novità. Mentre il report di Amnesty si concentra sulle differenze tra i Paesi ricchi e quelli poveri, un altro report, quello di Oxfam, che l’ha chiamata la “pandemia della diseguaglianza”, testimonia come riguardi anche le fasce più svantaggiate delle nazioni ricche.

In Italia, la ricchezza dell’1% più benestante della popolazione supera di 50 volte quella del 20% più povero. E la crescita della quota di ricchezza dell’1% mondiale “ha mostrato nel 2020 il secondo più ampio incremento su base annua del XXI secolo”, si legge nel paper Oxfam, che cita dati della banca mondiale e del World inequity report. Le persone con un patrimonio superiore a 50 milioni di dollari alla fine del 2020 sono aumentate del 23,9% su base annua, superando le 215.000, con un incremento di oltre 41.000 unità sul 2019.

“Le più recenti stime della Banca Mondiale sulla dinamica della povertà estrema su scala globale proiettano il numero di nuovi poveri da Covid (con capacità reddituale o di consumo giornaliera sotto la soglia di 1.90 dollari a PPA del 2011) a 97 milioni nel 2021, nonostante una dinamica di recupero rispetto al primo anno pandemico. Si tratta di un aumento della povertà estrema senza precedenti storici”, si legge nel documento di Oxfam, aggiornato a gennaio 2022.

Secondo Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, “il 2021 avrebbe dovuto essere un anno di ripresa e recupero. Invece, è diventato l’incubatore di una più profonda disuguaglianza e di una maggiore instabilità, eredità per gli anni a venire. Le promesse di ‘ricostruire meglio’ e affrontare le disuguaglianze che avevano aggravato l’impatto della pandemia Covid sono rimbalzate da un leader a un altro. Questi leader hanno portato in scena una recita sul tradimento e sull’avidità, in combutta con i colossi aziendali. Gli effetti più dannosi sono stati per le comunità più marginalizzate e per quelle affette da povertà endemica”, ha aggiunto Callamard.

La strategia sbagliata sui vaccini contro Covid-19

Secondo Amnesty, al 2021 erano state prodotte “sufficienti dosi per vaccinare tutta la popolazione mondiale entro l’anno”. Nonostante questo, “il 2021 si è chiuso con meno del 4% della popolazione degli Stati a basso reddito completamente vaccinata” contro Covid.

Il 2021 dei palcoscenici globali del G7, del G20 e della Cop26, pieno di “storie sulla responsabilità d’impresa” raccontate da “Big Pharma e Big Tech”, poteva essere “il momento spartiacque per la ripresa, per un cambiamento genuino e importante, per un mondo più giusto. Invece l‘opportunità è andata persa e si è tornati a quel tipo di politiche che alimentano la disuguaglianza”, ha detto ancora Agnès Callamard.

Stati ricchi come quelli dell’Unione europea, il Regno Unito e gli Usa hanno fatto scorte di vaccini “oltre il necessario, chiudendo gli occhi su Big Pharma che anteponeva i profitti alle persone attraverso il rifiuto di condividere la tecnologia che avrebbe consentito una maggiore distribuzione dei vaccini”, denuncia Amnesty International. Nel 2021 Pfizer, BioNTech e Moderna hanno “avidamente stimato profitti fino a 54 miliardi di dollari mentre fornivano meno del due per cento della loro produzione agli stati a basso reddito”.

“Big Pharma – aggiunge l’organizzazione – non è stato l’unico gigante aziendale a indebolire, a scopo di profitto, la ripresa dalla pandemia. Le aziende proprietarie delle piattaforme social come Facebook, Instagram e Twitter sono state terreno fertile per la disinformazione, favorendo la diffusione dello scetticismo sui vaccini. Alcuni leader politici, poi, si sono comportati come super-diffusori di disinformazione, soffiando sul fuoco della sfiducia e della paura per loro obiettivi politici”.

”Queste aziende hanno consentito ai loro remunerativi algoritmi di diffondere una pericolosa disinformazione sulla pandemia, dando priorità al sensazionalismo e alla discriminazione a discapito della verità. La dimensione dei profitti ricavati dalla disinformazione e l’impatto di tutto ciò sulla vita di milioni di persone pongono in capo a queste aziende importanti domande cui rispondere”, ha accusato Callamard.

Secondo Amnesty interi “sistemi sanitari, economici e di assistenza sociale trascurati per decenni” sono crollati, e a pagare il conto maggiore è stato il continente africano. “Con meno dell’8% della sua popolazione pienamente vaccinata alla fine del 2021, l’Africa ha il tasso di vaccinazione più basso al mondo, a causa delle insufficienti forniture provenienti dallo strumento di facilitazione Covax, dal Fondo di acquisizione dei vaccini per l’Africa e dalle donazioni bilaterali. Le campagne vaccinali hanno vacillato o sono proprio fallite in stati dai sistemi sanitari già inadeguati”.

In Sudafrica, secondo dati del maggio 2021 citati da Amnesty, circa 750.000 bambine e bambini avevano abbandonato l’istruzione, un numero tre volte superiore al periodo pre-pandemico. In Vietnam, le lavoratrici migranti hanno lamentato insufficienza alimentare e impossibilità di accedere ad altri servizi fondamentali. In Venezuela, Covid ha peggiorato la preesistente emergenza umanitaria: lo scorso anno il 94,5 per cento della popolazione viveva con un reddito da povertà, il 76,6 in estrema povertà.

”Il diritto alla salute e quello alla vita sono stati violati su scala massiccia, milioni di persone si sono trovate a non sapere come fare ad arrivare alla fine del mese, molte altre sono rimaste senza dimora, le bambine e i bambini hanno perso l’istruzione, la povertà è cresciuta”, ha commentato Callamard.

”Il fallimento globale nella costruzione di una risposta altrettanto globale a Covid-19 ha anche seminato il terreno per più grandi confitti e per una maggiore ingiustizia. Aumento della povertà, insicurezza alimentare e strumentalizzazione della pandemia da parte dei governi per reprimere il dissenso e le proteste: ecco cosa è stato piantato nel 2021, annaffiato dal nazionalismo vaccinale e fertilizzato dall’avidità degli stati più ricchi”.

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