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Sanità, l’educazione alla relazione positiva è un lavoro quotidiano

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Ancora una volta, c’è voluta una legge (Legge n. 113/2020) per sottolineare in maniera forte l’importanza della sicurezza per gli operatori e le operatrici della sanità. Sì, proprio loro, i nostri “angeli” ed “eroi”, come sono stati definiti durante la pandemia.

La legge è stata varata durante una delle emergenze più impattanti per la sanità a livello mondiale e prevede che le aggressioni verso gli operatori della sanità vengano punite con sanzioni e reclusione, oltre che la messa a punto di protocolli operativi con le forze di polizia che garantiscano interventi tempestivi. La legge prevede inoltre l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie presso il ministero della Salute, che dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne.

Infine, è stata introdotta la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori e delle operatrici sanitarie e sociosanitarie”, celebrata per la prima volta quest’anno, il 12 marzo.

I dati sulle violenze e minacce subite dal personale della sanità, diffusi dall’Inail in occasione della celebrazione della prima Giornata nazionale, supportano l’ipotesi di una sottostima di questo fenomeno. Dal 2016 al 2020 sono stati più di 12mila i casi di infortunio in occasione di lavoro accertati positivamente dall’Istituto e codificati come violenze, aggressioni, minacce e similari, con una media di 2.500 casi l’anno.

Sappiamo bene che il problema è culturale per cui come Istituti Fisioterapici Ospitalieri lavoriamo da tempo sul tema, attraverso vari “tavoli”, con tante iniziative a garanzia di un ambiente di lavoro sereno, sicuro e inclusivo. Tra le ultime iniziative, in ordine cronologico, abbiamo aderito con interesse alla campagna di sensibilizzazione proposta da Federsanità insieme alla Asl di Viterbo “#LOTTOcontrolaviolenza, contro ogni forma di violenza”, partita l’8 marzo e che si concluderà l’8 aprile.

Il nostro lavoro è comunque quotidiano e volto alla costruzione di un modello culturale basato sul rispetto e sulla comprensione dell’altro, sulla gestione delle emozioni e delle paure, sulla capacità di ‘fare sistema’ tra le tante iniziative promosse online e offline di formazione, comunicazione e ricerca.

Gli strumenti a disposizione sono molteplici e possiamo dire che l’attenzione espressa nel nostro motto, “la persona prima di tutto”, è costante e continua per ribadire l’importanza del rispetto di chi si prende cura della nostra salute e del nostro benessere per essere ancora più accoglienti nel prenderci cura.

Si va da documenti istituzionali di grande rilevanza, perché sono riferimenti, regole e guide della organizzazione, come ad esempio il Documento di valutazione dei rischi (DVR) e la Procedura elaborata dal Servizio QuARC (Qualità, Accreditamento e Rischio clinico) degli IFO per la “Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” alla istituzione del Comitato Unico di Garanzia, al gruppo di lavoro sulla Medicina narrativa e a quello sulla Medicina di genere.

Oltre le linee di azione e prevenzione si lavora anche sulla parte emotiva, coinvolgendo, ad esempio, i colleghi in contest fotografici in cui ognuno ha modo di inviare il proprio messaggio ed essere un testimonial, come abbiamo fatto per la prima Giornata nazionale. Metterci la faccia ed essere testimoni ha un impatto di enorme valore nelle campagne di comunicazione istituzionale, così come nelle attività quotidiane, personali e sociale.

Per tale motivo, abbiamo, inoltre, scelto di raccontare con la campagna Ifo : “La medicina narrativa, l’ascolto e il miglioramento della relazione medico/paziente” come, attraverso l’approccio della medicina narrativa,  di cui un punto di forza è l’ascolto, sia possibile migliorare la comprensione e la relazione del medico con il paziente e con i propri colleghi e sempre in un’ottica multidisciplinare.

In conclusione, promuovere la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità e promuovere la cultura e la sensibilità alle differenze (di genere, età, ecc.) è il nostro lavoro quotidiano, attraverso interventi volti a migliorare le condizioni e l’organizzazione del lavoro. Ciò affinché siano garantiti un clima aziendale improntato al benessere fisico e mentale di chi lavora, un ambiente di lavoro sicuro e una gestione dei rapporti interpersonali, improntati al rispetto della persona e in contrasto con ogni forma di discriminazione e, soprattutto, con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali.

*Maria Luisa Appetecchia, endocrinologo e presidente del Comitato unico di Garanzia (Cug) degli Ifo

insieme a Lorella Salce, comunicatore e componente del Comitato unico di Garanzia (Cug) degli Ifo

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