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Reti oncologiche regionali, le priorità per i pazienti/VIDEO

E’ ormai tempo di implementare l’accesso alle cure sul territorio, anche per i pazienti oncologici. Nel documento elaborato da LS Cube “Il diritto alla scelta della cura: il paziente oncologico al centro degli investimenti in sanità”, emergono le principali criticità legate all’inefficienza delle Reti oncologiche regionali. Ma dal punto di vista dei pazienti quali sono le maggiori problematiche, e in che modo una Rete efficiente potrebbe aiutare a superarle? Fortune Italia lo ha chiesto a Loredana Pau, vicepresidente di Europa Donna Italia.

“Oggettivamente quello che vedono le pazienti a livello nazionale – spiega Pau – è la mancata realizzazione delle Reti oncologiche nel territorio nazionale. Sono state create solo in alcune Regioni, e anche là dove ci sono non sono sempre totalmente operative”. Proprio le Reti, però, “potrebbero essere un punto di riferimento chiave per le associazioni di volontariato e le pazienti di fronte all’emergere di criticità”.

Il fatto è, sostiene Pau, che in caso di problemi oggi “l’associazione non sempre ha un interlocutore con il quale interfacciarsi, che possa svolgere anche una funzione di coordinamento delle strutture presenti sul territorio“. Le Reti oncologiche, insomma, sono essenziali per una gestione ottimale delle cure, nel rispetto dei tempi di vita dei pazienti. E se per quanto riguarda il tumore al seno i progressi nella gestione e nell’offerta delle cure sono stati notevoli, lo stesso non vale per altri tumori.

Nel caso del tumore al seno, comunque, “la mancanza della Rete senologica, che è un di cui della Rete oncologica, genera ancora una volta l’assenza dell’interlocutore, di punti di riferimento ben precisi”, insiste Pau. Quando una donna si trova ad avere una diagnosi di tumore al seno e le viene prospettato un percorso terapeutico, “ci vuole del tempo prima di orientarsi con consapevolezza. Il tema del percorso e del confronto con un team che segue la paziente, accresce la consapevolezza e migliora il suo approccio” alla malattia.

Quanto al processo di digitalizzazione della sanità di domani, accelerato dalla pandemia, “la digitalizzazione va bene, ma se è accompagnata. Per lo meno all’inizio del percorso di delocalizzazione”. L’idea di Pau è che il paziente sia davvero al centro degli investimenti in sanità, anche di quelli digitali.

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