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Immunità e differenze di genere nello studio del cancro (e non solo)

cromosoma X genere
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Nella frequenza di molte malattie autoimmuni e allergiche il sistema immunitario funziona diversamente nei sessi. Sulla base di questa conoscenza, il mondo scientifico lavora per chiarire come e in quali ambiti il cromosoma X sembri conferire al sistema immunitario delle donne una maggiore reattività ed efficienza, grazie ad alcuni “ mediatori” come le interleuchine.

Sembrerebbe che gli ormoni influenzino la reattività del sistema immunitario, determinando differenze di “genere” nella risposta alle cure (tenendo conto dei differenti fattori ambientali e delle abitudini alimentari, emersi negli studi relativi alla composizione del microbioma intestinale, che influenza l’attività del sistema immunitario).

Le risposte agli “insulti” tra uomini e donne sono molto diverse, per cui dovranno essere condotti studi di approfondimento sulle differenze di cui ancora non si conoscono impatto e portata, anche con riguardo all’applicazione nei nuovi trattamenti immunoterapici, come gli inibitori di checkpoint immunitari, che nelle donne esprimono maggiore tossicità che negli uomini.

La ragione per cui molte cure e molte sperimentazioni siano state condotte “solo su uomini” si basava sulla loro facilità di reclutamento per i test clinici. Tuttavia un approccio simile “non tiene conto delle differenze biologiche tra uomo e donna”, inducendo a creare soluzioni, cure e farmaci approntate su “parametri fisiologici maschili” e, dunque, poco adatti alle donne.

Il controllo dei parametri fisiologici maschili non considera, per esempio, il “rischio” di danneggiare gravidanze inattese e non ancora palesi e, quindi, il feto. In realtà da più parti si è finalmente giunti alla conclusione che studiare il cancro e le altre patologie tenendo conto della prospettiva di genere aiuterebbe ad ottenere risultati migliori.

Lo sviluppo dell’immunoterapia costituisce un’altra sfida per la medicina di genere. La ricerca oncologica molecolare ha certamente molte cose da scoprire in questo settore. Lo stesso documento Iss ricorda che fin dagli anni ’70 il melanoma fosse più aggressivo negli uomini rispetto alle donne.

Anche Covid ci ha dato dimostrazione di quanto l’impatto dell’infezione fosse minore nelle donne rispetto agli uomini. Ciò può dipendere da fattori biologici e/o comportamentali, ma non toglie che questa “intuizione”, se suffragata da ulteriori studi e conferme, potrebbe portarci lontano.

*Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Patologia all’università di Siena (www.drantoniogiordano.com;  www.shro.org).

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