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L’ultima vittima registrata sul lavoro è stata un operaio di 51 anni, morto oggi a Roma dopo una caduta dal secondo piano di un’impalcatura. L’uomo stava lavorando alla parete esterna di un palazzo nel quartiere di Castro Pretorio. Solo nel 2021 sono morte 1.221 persone a causa di incidenti fatali mentre stavano lavorando (dati Inail), 3 vittime al giorno. Anche se in diminuzione rispetto all’anno precedente (-3,9%), restano comunque troppe.

Nella Giornata per la salute e per la sicurezza sul lavoro, Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) ha condiviso i dati aggiornati sul numero di denunce e morti sul lavoro nel nostro Paese, fotografando un trend purtroppo in crescita.

Secondo i dati del primo trimestre 2022 (gennaio-marzo), le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto sono state 194.106, il 50,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Ben 189 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, quattro in più rispetto al primo trimestre dell’anno scorso. In aumento anche le patologie di origine professionale denunciate: 14.517, il 6,9% in più.

Un aumento indiscriminato

Tra le categorie più colpite quelle dell’industria e dei servizi, trasporti e magazzinaggio, sanità e assistenza sociale e Amministrazione pubblica. Anche se, in generale, incrementi di infortuni in occasione di lavoro si osservano praticamente in tutti i settori produttivi.

L’aumento del numero di denunce di infortunio interessa tutte le aree del Paese, anche se è più consistente nel Sud (+64,3%). In testa alle regioni con i maggiori aumenti percentuali troviamo la Campania (+116,2%), la Liguria (+85,3%) e il Lazio (+73,8%).

La crescita che emerge dal confronto di periodo tra il 2022 e il 2021 riguarda sia la componente femminile, che registra un +72,9% (da 51.550 a 89.130 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +36,1% (da 77.121 a 104.976), e interessa tanto i lavoratori italiani (+54,6%) quanto quelli extracomunitari (+35,1%) e comunitari (+25,6%).

Dall’analisi, inoltre, emergono incrementi generalizzati in tutte le fasce d’età. Quasi la metà dei casi si concentra però nella classe 40-59 anni. Come specifica il rapporto, è importante sottolineare che il deciso aumento di denunce di infortunio è legato in parte al fattore Covid-19, che ha inciso per un quarto nel 2022 contro un sesto del 2021, e in parte alla crescita degli infortuni ‘tradizionali’.

Sale il numero dei morti

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di marzo 2022 sono state 189, quattro in più rispetto alle 185 registrate nel primo trimestre del 2021 e 23 in più rispetto alle 166 del periodo gennaio-marzo 2020.

Osservando i dati più nel dettaglio, si evince che l’incremento riguarda solo dei casi in itinere, passati da 31 a 51, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono scesi da 154 a 138.

L’aumento ha riguardato in particolare l’industria e servizi (da 158 a 160 denunce) e l’agricoltura (da 16 a 20 casi), mentre il conto Stato registra due casi in meno (da 11 a 9).

Dal punto di vista territoriale emerge un incremento di 11 casi mortali nel Centro (da 34 a 45), di sette nelle Isole (da 8 a 15), di tre nel Nord-Est (da 38 a 41) e di due nel Nord-Ovest (da 47 a 49). Il Sud è il solo a registrare un calo (da 58 a 39). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano la Lombardia e la Toscana (+8 decessi per entrambe) e il Veneto (+6), mentre quelle più ‘virtuose’, con un numero più alto di decrementi, sono l’Abruzzo (-8 casi), la Campania (-7) e il Piemonte (-5).

La crescita rilevata tra i primi trimestri del 2021 e del 2022 è legata solo alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 14 a 24, mentre quella maschile scende da 171 a 165. Purtroppo l’incremento più significativo dei decessi si è registrato tra gli under 40, passando da 34 a 49 casi, e tra i 45-49enni (da 22 a 24). In calo quelli tra i 40-44enni (da 17 a 16) e tra gli over 49enni (da 112 a 100).

I dati dell’Osservatorio Vega

Di fronte a questi numeri drammatici, “la Giornata mondiale per la salute e per la sicurezza sul lavoro deve diventare un’occasione preziosa di riflessione per tutti gli amministratori del nostro Paese e per chiunque si occupi di sicurezza sul lavoro: dai formatori ai responsabili della sicurezza aziendale, ai datori di lavoro” dichiara Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre.

L’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega, per l’occasione, ha condiviso un una mappatura della mortalità sul lavoro in Italia dell’ultimo quadriennio.

Dal report emerge un dato: 4.713 vittime sul lavoro registrate da gennaio 2018 a dicembre 2021. Una storia di mancato rispetto delle norme di sicurezza, in cui si inserisce il fattore pandemico, che fa rilevare 811 decessi sul lavoro per Covid-19 tra il 2020 e dicembre 2021.

Il problema sembra concentrarsi soprattutto al Centro e al Sud della Penisola, le aree in cui l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa risulta essere più elevata. Un fatto che appare evidente nella mappa realizzata dall’Osservatorio Vega relativa al 2021, in cui le zone colorate di rosso (le maglie nere dell’Italia) sono tutte concentrate al Centro-sud (Molise, Basilicata, Abruzzo, Campania, Umbria e Puglia), alle quali si affianca la Valle d’Aosta, unica regione del nord finita in ‘zona rossa’. Tutte queste regioni al termine del 2021 hanno fatto rilevare un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 42,5 morti ogni milione di lavoratori), secondo il sistema di classificazione dell’Osservatorio Vega. Al contrario, nelle regioni con la popolazione lavorativa più numerosa, come Lombardia, Lazio e Veneto, le incidenze di mortalità si mantengono tra le più basse nel quadriennio 2018-2021.

“Tali elaborazioni non lasciano dubbi e diventano fondamentali per individuare le misure di sicurezza da attuare al fine di arginare il fenomeno degli infortuni e delle vittime. L’incidenza della mortalità, infatti – sottolinea Rossato – evidenzia correttamente e obiettivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, consentendo un confronto tra le varie regioni al netto delle differenze nel numero di lavoratori presenti in ciascuna”.

Analizzando la mortalità per fasce d’età, infine, l’Osservatorio Vega evidenzia che a essere a maggior rischio sono gli ultrasessantacinquenni, con un’incidenza di mortalità sempre – o quasi – superiore a quattro volte rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda invece gli infortuni invece sono i giovanissimi ad avere la peggio con un’incidenza tripla rispetto alla media del Paese.

“La disciplina in materia di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese c’è ed è esaustiva – spiega Rossato – Ma non ne basta la mera lettura. Occorre applicarla. Serve a tal fine un’adeguata e diffusa formazione dei lavoratori e, anche, dei datori di lavoro e, contemporaneamente, più ispezioni e sanzioni. Non si possono considerare salute e sicurezza sul lavoro dei costi, bensì un investimento. Bisogna agire sulla prevenzione”.

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