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La nuova natura del lavoro e l’intelligenza artificiale

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L’impiego degli algoritmi di intelligenza artificiale in moltissimi ambiti della nostra vita non è recente ma è spinto da una maggiore velocità e pervasività. La crescita delle capacità computazionali, di stoccaggio dei dati e le sempre più vaste capacità di elaborazione degli stessi, ci stanno avvicinando a enormi mutamenti.

L’AI è stata definita l’arte di delegare alle macchine computazionali mansioni e compiti che al momento le persone sanno fare meglio. In realtà, quando è possibile, il costo della rinuncia alla delega è molto elevato: in termini di sicurezza del lavoro, della sua routinarietà e soprattutto di senso e di qualità del lavoro stesso.

Non tutto peraltro è delegabile. L’AI ha un vincolo: riconoscere tutte le cose che fanno gli umani come qualcosa di ‘calcolabile’. Tutto ciò consente di ritagliare il lavoro da sviluppare maggiormente, ovvero quello in cui le nostre capacità sono incontendibili e non calcolabili da qualsiasi algoritmo o macchina pensante. Ovvero? Il nostro pensiero critico, laterale, strategico, la nostra dotazione di capitale semantico, cioè la nostra capacità di assegnare valore e significato alle cose.

Generalmente l’AI aumenta la capacità produttiva e la possibilità di gestire un quantitativo di lavoro più grande. Accelera la velocità d’esecuzione dei processi e porta anche a una riduzione del tempo per realizzarli. Consente di eliminare azioni ripetitive, noiose e alienanti e dedicare le persone a ruoli e mansioni più consone agli umani e al loro sviluppo integrale nel lavoro. Non solo, può agevolare un utilizzo più efficiente delle risorse naturali, riducendo in modo rilevante i consumi di materie prime e le spese di gestione senza deteriorare (anzi) la qualità del prodotto. Aumenta la sicurezza generale sul lavoro: minore prossimità con le macchine, maggiore integrazione e trasparenza dei processi produttivi, manutenzione predittiva di guasti, errori. In via generale, tutto ciò può rappresentare un volano (conveniente) per la crescita delle piccole e medie imprese.

Le analisi dei dati del mercato del lavoro di tutti i Paesi convergono su un aspetto: la domanda assoluta e relativa di competenze legate all’AI è cresciuta in tutti i settori e gruppi di occupazione. I lavori che richiedono competenze di intelligenza artificiale hanno un differenziale salariale positivo dell’11% rispetto a lavori simili che non richiedono conoscenze di intelligenza artificiale.

Il digitale è generalmente abbinato alla parola ‘virtuale’. Se quest’ultima viene declinata correttamente (ovvero tutto ciò che integra e potenzia la realtà e le capacità umane) facciamo un passo avanti. Se invece le affidiamo una funzione ‘sostitutiva’ tout court, le criticità sono evidenti:

  1. Partecipazione e progettazione: se l’innesto delle tecnologie non viene accompagnato da un robusto investimento nella partecipazione dei lavoratori e nella progettazione delle nuove architetture.
  2. Gerarchie, relazioni e percorsi di acquisizione delle competenze di ruolo vanno tutte ripensate su nuovi paradigmi, altrimenti l’impresa non funziona e il benessere delle persone si deteriora.
  3. I lavoratori ‘esposti’ all’impiego di AI hanno una maggiore occupabilità e salari più alti. Se da un lato sta determinando una polarizzazione, con crescita di disuguaglianze, il correttivo è senza dubbio promuovere processi di inclusione che colmino vuoti e ritardi di competenze e di esperienze.
  4. Le aziende con un potere di mercato eccessivo possono accentrare i guadagni relativi all’impiego di AI producendo la stessa polarizzazione tra ‘innovatori e lavoratori tradizionali’ a livello di impresa. Per entrambi i rischi, accanto a una moderna attività regolatoria, occorrerebbe comprendere e agevolare lo sviluppo territoriale all’interno di ecosistemi innovativi. Gli unici che possono consentire di abbassare la soglia di accesso a competenze e tecnologie anche per le pmi.
  5. Il perimetro dei dati condivisi, la loro protezione, la condivisione degli obiettivi e dei carichi di lavoro non possono essere lasciati in modo esclusivo alle macchine. L’intelligenza artificiale sta ridisegnando l’ambiente di lavoro di molte persone. Serve un analogo e parallelo sviluppo delle nostre capacità di governare in modo efficace questi processi affinché il fine ultimo resti la persona e il suo sviluppo.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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