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Tumori, priorità in Italia dopo lo tsunami Covid

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C’è molto da fare per recuperare i ritardi causati da oltre due anni di pandemia nella cura dei tumori in Italia, che stiamo pagando anche in termini di vite umane. A certificarlo è il 14° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato nella XVII Giornata nazionale del malato oncologico promossa da Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia).

“Il cancro non aspetta – dice a Fortune Italia Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo – i malati oncologici non possono più aspettare. È urgente e necessario un Piano oncologico nazionale così come richiesto dall’Europa e un piano straordinario di recupero per l’oncologia post Covid-19. Il Parlamento, sovrano, è con i malati di cancro e Favo chiede al Governo che realizzi al più presto l’impegno preso un anno fa con l’istituzione del tavolo di lavoro per la programmazione e pianificazione dell’assistenza oncologica in linea con le indicazioni del piano oncologico Europeo e della Mission on cancer”.

Favo “ha portato il contributo delle Associazioni dei malati insieme alle società scientifiche e alle istituzioni per individuare obiettivi e risorse per realizzare il piano oncologico al fine di garantire cure e assistenza di qualità a tutti i malati di tumori e diminuire il numero di morti evitabili”, sottolinea Iannelli.

Con la massima urgenza occorre aumentare gli organici ed allineare lo skill mix tra professioni sanitarie e medici. È prioritario inoltre investire sugli screening oncologici, riqualificare le cure intermedie e l’Adi e aumentare l’accesso all’innovazione scientifica. Il quadro emerge dal modello di valutazione sviluppato da All.Can Italia con il contributo tecnico di Iqvia e con il coordinamento di Favo che, con una prospettiva orientata al paziente e al Sistema sanitario, identifica 10 Leve strategiche e 40 azioni concrete, la cui realizzazione potrà avvalersi di molteplici opportunità in termini di risorse. Dai fondi per il Piano Europeo di Lotta contro il Cancro (4 miliardi di euro), a quelli per il Piano operativo nazionale per la sanità del Mezzogiorno (625 milioni di euro), ai finanziamenti previsti dalla Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (15,63 miliardi di euro) e agli stanziamenti destinati al recupero delle liste di attesa (circa 1 miliardo). Insomma, per una volta i denari ci sono.

A fronte delle molteplici risorse disponibili, è però necessario istituire una Cabina di regia per mettere in campo un sistema di governance efficace per il monitoraggio degli obiettivi specifici e il controllo dell’avanzamento delle attività rispetto alle tempistiche.

“La pandemia ha rappresentato uno tsunami per i malati di cancro – afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo – e ha portato allo scoperto i deficit strutturali e le contraddizioni del Ssn che hanno causato una crisi del sistema. Il grido di allarme sull’emergenza oncologica lanciato da Favo nel luglio 2020 è stato recepito da Camera e Senato, attraverso risoluzioni approvate alla unanimità con la richiesta al Governo di adottare un Piano straordinario di recupero e un Piano oncologico nazionale con l’indicazione puntuale di attività, tempistiche e finanziamenti, anche avvalendosi del Pnrr”. Ma occorre fare presto. “Entro il 2035 il numero di vite perse a causa delle patologie oncologiche aumenterà di oltre il 24% facendo dei tumori la prima causa di morte nella Ue. Per dare un contributo concreto alla risoluzione di questa emergenza, il volontariato oncologico nelle sue varie articolazioni in Favo e All.Can, ha anticipato le istituzioni con l’offerta di un modello di Piano straordinario di recupero e un nuovo Piano oncologico nazionale”.

“Dopo la pandemia – ha dichiarato la senatrice Paola Binetti – è necessario disporre sia di un Piano straordinario per il recupero dell’Oncologia post-pandemia che del nuovo Piano Oncologico Nazionale. I ritardi di accesso alle prestazioni oncologiche non sono ancora stati recuperati; nonostante nel 2021 ci sia stata una ripresa delle attività assistenziali, questa risulta ancora insufficiente. In compenso durante la pandemia è emerso con forza un nuovo modello patient driven, che può essere di grande utilità proprio per valutare sia le leve strategiche del Piano straordinario di recupero per l’Oncologia post-pandemia che del nuovo Piano Oncologico Nazionale. È necessario ed urgente puntare su di una riorganizzazione delle reti, tenendo conto della indispensabile prevenzione che è la sola a permettere una vera e propria promozione della salute, attraverso l’equità di accesso a diagnosi e trattamento con alti standard di qualità, che consentano una maggiore e migliore qualità della vita dei pazienti” con tumore.

“La pandemia – ha detto Angela Ianaro – ha prodotto effetti indiretti drammatici sulla prevenzione e sull’assistenza oncologica ed oncoematologica. I ritardi negli screening, nelle diagnosi, nei nuovi trattamenti e negli interventi chirurgici, con conseguenze devastanti per milioni di pazienti, rendono non più procrastinabile l’adozione di un Piano straordinario per il recupero dell’Oncologia post-pandemia che ci consentirà di porre in essere azioni concrete per fronteggiare questa emergenza. occorre avere tempistiche certe sull’approvazione del nuovo Piano oncologico nazionale, sul quale abbiamo recentemente sollecitato il ministero della Salute, e procedere ad un’efficace riorganizzazione delle reti, per superare i divari regionali, e al miglioramento dei percorsi ospedale-territorio”.

“Come clinici riteniamo fondamentale una reale implementazione delle Reti oncologiche a livello nazionale – sottolinea Saverio Cinieri, presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) – Sono le strutture sanitarie migliori per la gestione dei pazienti con tumori, in quanto riescono ad integrare perfettamente i servizi ospedalieri e quelli territoriali. La moderna oncologia richiede dunque Reti funzionanti con una governance autonoma e autorevole, ben normata ed uniformemente riconosciuta da tutte le Regioni. Alcune Reti hanno avviato un percorso virtuoso di sviluppo, ma altre risultano indietro e rischiano di incrementare diseguaglianze inaccettabili nell’ambito del nostro sistema sanitario”.

Preoccupa il ritardo sul fronte diagnostico. “Nei primi 17 mesi della pandemia sono stati effettuati in totale sono oltre 4.480.000 inviti e 2.790.000 test di screening in meno – afferma Paola Mantellini, dell’Osservatorio Nazionale Screening – È necessario un uso appropriato delle risorse per far ripartire la prevenzione secondaria dei tumori in tutta Italia. Bisogna disporre di personale medico-sanitario dedicato e costantemente formato e si deve far riferimento a requisiti tecnico-organizzativo-professionali ben definiti. La mancanza di risorse e una carente organizzazione sono il problema critico che affligge da sempre gli screening dei tumori e questo è, forse, più evidente nelle Regioni del Sud”.

C’è poi la questione del diritto all’oblio, cara alla Favo. Ogni anno in Italia sono diagnosticati circa 377.000 nuovi casi di tumori: 195.000 negli uomini e 182.000 nelle donne e sono oltre 3.600.000 le persone che vivono nella Penisola dopo una diagnosi di cancro (pari al 5,7% dell’intera popolazione). Di queste, 900.000 possono considerarsi guarite, pur se con disabilità più o meno gravi, e il loro numero è destinato ad aumentare.

“Il cancro non solo è curabile ma dalla malattia si può guarire. Di fatto però la guarigione non coincide ancora con il ripristino di tutte le condizioni preesistenti alla malattia, non solo sul piano clinico, ma anche su quello sociale, economico e professionale – aggiunge Iannelli – Infatti, pur risultando guariti, subiscono discriminazioni sul piano economico-sociale, in particolar modo per l’accesso ai servizi bancari e assicurativi”.

“Va assicurato il ‘diritto all’oblio oncologico’ dell’ex malato che, trascorso un certo periodo di tempo dalla diagnosi e dalla conclusione dei trattamenti, non deve essere tenuto a dichiarare la pregressa patologia nel caso di richiesta di un finanziamento o di una copertura assicurativa caso morte. Come Favo – conclude – siamo stati tra i primi a sollevare la questione nel 2017 e da allora stiamo portando avanti questa battaglia di civiltà”.

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