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Speriamo che sia femmina: le ragioni dell’inverno demografico

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natalità inverno demografico

Focus sulla natalità in Italia, tra crollo dei nuovi nati e desiderio di genitorialità. Le ragioni (non solo economiche) dell’inverno demografico. La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022.

Sempre meno fiocchi rosa (o azzurri) appesi ai portoni dei palazzi italiani, per festeggiare l’arrivo di un bebè. Il crollo della natalità è un dato di fatto, ma le conseguenze peggiori si faranno sentire solo nei prossimi anni. Secondo le proiezioni Istat, l’Italia è destinata a spopolarsi: da qui a 50 anni perderemo 11-12 milioni di residenti, passando da quasi 60 milioni a 47,6 nel 2070. Stiamo raccogliendo il frutto di anni di riduzioni delle nascite, abbinati a quelle che gli esperti chiamano ‘trappole demografiche‘: abbiamo sempre meno donne in età fertile. Ecco perché invertire il trend potrebbe sembrare una missione impossibile.

La nascita di una bambina o di un bambino è di per sé un evento che proietta nel futuro. Inizia una nuova vita, si producono nuove energie e nuove prospettive. Il legame tra natalità e futuro riguarda però anche la dimensione collettiva. Perché intorno alla nascita si muovono una serie di implicazioni politiche, sociali ed economiche, ma anche (forse soprattutto) culturali. Aspetti che abbiamo esaminato con il progetto ‘Natalità è futuro’, nato per stimolare un dibattito costruttivo, utile a fare una netta scelta di campo. Una assunzione di responsabilità rispetto a un tema cruciale, appunto, per il futuro del nostro Paese.

Un progetto declinato in questi mesi attraverso una serie di podcast, che ha impegnato Fortune Italia – con il contributo non condizionante di Ibsa Farmaceutici – in un confronto con i rappresentanti delle istituzioni, il mondo delle aziende, la comunità scientifica e quella accademica. Per analizzare gli ostacoli, ma anche per mettere in luce strategie nuove in grado di sostenere (finalmente) la natalità. Strategie che partano dai numeri, ma anche dalla semantica e dai bisogni reali delle persone, con un invito forte: quello a riscoprire il desiderio. “Se il problema viene evidenziato da anni, questo è il momento di un cambio di paradigma. Anche (ma non solo) sul fronte della comunicazione”, spiega Patrizia Puppi, Sr Corporate Communication & CSR Manager di Ibsa Farmaceutici.

Per il ministro delle Pari opportunità e della famiglia, Elena Bonetti, serve “una risposta organica e strutturale, che il governo ha già messo in campo e che si chiama riforma del Family act. La prospettiva della genitorialità deve essere condivisa per permettere alle donne e agli uomini di avere davanti un futuro sul quale poter investire le scelte dell’oggi. Il Family act dà un sostegno strutturale al reddito famigliare” e “misure puntuali per promuovere il lavoro femminile”. “La genitorialità – aggiunge Bonetti – è una scelta che deve essere pienamente armonizzata nella vita delle persone, ecco perché nel Family act abbiamo insistito sulla riforma dei congedi parentali, che devono essere riletti non semplicemente come un diritto del lavoratore, ma come esercizio di responsabilità verso i diritti dei minori”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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