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Ricerca e neuroscienze: è il momento di politiche europee

frederic destrebecq neuroscienze

Verso una politica europea per le scienze del settore, la neurologia e la salute mentale. Intervista a Frédéric Destrebecq (European Brain Council). La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022.

Venti anni fa nasceva a Bruxelles l’European Brain Council (Ebc), la prima associazione creata con l’intento di mettere insieme tutti gli attori principali della comunità scientifica, clinica, industriale e le associazioni dei pazienti nell’area delle neuroscienze, della neurologia, della neurochirurgia e della psichiatria: in sostanza, tutte quelle patologie riconducibili al cervello umano.

Ci sono molte buone ragioni per celebrare questo anniversario, visto l’importante contributo offerto dall’European Brain Council al dibattito politico e scientifico partito dall’Europa e arrivato anche in altri continenti. Ne parliamo con Frédéric Destrebecq, executive director dell’Ebc dal 2014, protagonista di iniziative e progetti di grande impatto strategico.

Perché la ricerca e la cura di malattie neurologiche e psichiatriche rappresentano una priorità per l’Europa?

Anzitutto è importante definire il campo d’azione dell’Ebc, che è molto vasto e complesso: parliamo di brain health, che non è traducibile letteralmente in italiano e che include diverse aree medico-scientifiche legate al cervello umano: dai disordini neurologici a quelli psichiatrici; quindi, per esempio rientrano in questa definizione la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer, l’epilessia, la sclerosi multipla, i disturbi alimentari e non ultima la depressione. Questa è una lista non esaustiva ma serve a dare un’idea dell’ampiezza di quello di cui ci occupiamo.

Stiamo entrando in una nuova e potenzialmente rivoluzionaria fase di ricerca nelle neuroscienze ed è indispensabile ottimizzare le risorse umane e finanziarie disponibili attraverso un approccio integrato e collaborativo. Rispetto ad altre malattie esistono vari ostacoli che hanno rallentato la scoperta di nuove terapie e che hanno parzialmente distolto l’attenzione dei decisori politici: la complessità del cervello umano e la conseguente capacità di comprendere e trattare malattie come l’Alzheimer; ma per l’appunto anche la frammentazione delle risorse disponibili per la ricerca in Europa e l’insufficienza di altri fattori abilitanti di un ecosistema che sia proiettato verso l’innovazione.

La missione dell’Ebc è più rilevante che mai nel contesto sanitario attuale: si stima che un cittadino europeo su due viva attualmente con una malattia neurologica o psichiatrica. Inoltre, Covid-19 ha avuto un impatto maggiore sulle persone affette da malattie neurologiche e psichiatriche causando, ad esempio, un aumento di casi di depressione e disturbi d’ansia dovuti all’isolamento sociale.

Malgrado gli sforzi della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche attraverso programmi finanziati dall’Unione europea (come illustrato nell’European Research Inventory and Mapping Report di recente pubblicazione) le sfide sono ancora enormi e la collaborazione a livello europeo e internazionale rappresenta un fattore critico di successo per la ricerca in ambito neurologico e psichiatrico.

Concretamente, l’Ebc promuove un approccio collaborativo e integrato tra ricerca scientifica, clinica e istanze dei pazienti, avendo come fine concreto quello di migliorare la qualità della vita, le terapie disponibili e tutto il percorso di cura di coloro che vivono con disordini neurologici e psichiatrici.

Per noi è quindi fondamentale che la politica sanitaria europea tenga conto di questa drammatica situazione epidemiologica e che consideri le malattie neurologiche e psichiatriche una chiara priorità d’azione.

Come illustrato nei nostri rapporti dedicati al ‘Value of treatment’, esistono tre dimensioni che richiedono un’urgente attenzione da parte dei decisori istituzionali: primo, investimenti nella ricerca di base, nella ricerca clinica e traslazionale; secondo, iniziative intese ad aumentare la conoscenza delle malattie, con un sempre maggiore coinvolgimento dei pazienti e attraverso la formazione dei professionisti sanitari. Terzo: la prevenzione, l’intervento tempestivo e la fornitura di servizi sanitari che permettano la presa in carico del paziente attraverso tutto il percorso di cura.

In che modo l’Unione europea (così come Oms e Ocse) può intervenire per dare maggiore impeto alla ricerca e all’accesso alle cure per le malattie neurologiche e psichiatriche, rinforzando l’ecosistema dell’innovazione?

Per rispondere alla crescente importanza della ricerca e della cura di malattie neurologiche e psichiatriche, l’Unione europea ha lanciato diversi progetti di grande rilevanza: in particolare vorrei menzionare l’Eu Joint Programme on neurodegenerative diseases, il Network of european funding for neuroscience research, lo Human Brain Project e non ultima la European Brain Research Area, che collega tra loro le tre precedenti iniziative con il coordinamento realizzato da noi dell’European Brain Council.

È apparso evidente che solo attraverso queste forme di stretta collaborazione tra esperti del settore pubblico, privato e della società civile si può accelerare il progresso nella comprensione del funzionamento del cervello umano, dimostrando oltretutto una leadership europea riconosciuta oggi da altre organizzazioni internazionali.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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