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Forum Natalità, l’Italia ha bisogno di un cambio di paradigma

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Forum Natalità

“L’invecchiamento della popolazione italiana è una delle grandi sfide per la finanza pubblica e il welfare”. Così Bruno Tabacci, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, ha introdotto i lavori del Forum ‘La Natalità è Futuro’ svoltosi a Roma. “La proiezione mediana dell’Istat, nel 2021, indicava una riduzione della popolazione da 59,6 milioni di abitanti nel 2020 a 58 milioni nel 2030”. Le stime parlano poi di una popolazione di 54,1 mln nel 2050, che scenderà a 47,6 mln nel 2070, “con un calo prevalentemente concentrato nel Mezzogiorno”.

Quello della crisi della natalità è un argomento di rilievo, con conseguenze dirette su vari settori della società, a livello locale e globale. E proprio con la finalità di indagarne le cause e valutare soluzioni concrete e immediatamente percorribili è nato il Forum Natalità, organizzato da Fortune Italia con il contributo non condizionante di IBSA Farmaceutici.

Tabacci

L’iniziativa è stata pensata come la sintesi di un percorso iniziato qualche mese fa, che punta a mettere insieme strategie efficaci e che incidano sul problema. Dopo due anni e mezzo di pandemia, si riaccendono i riflettori sul tema della natalità. E i dati sono allarmanti se si guarda al tasso di fertilità sceso a 1.24 figli per donna, contro il 2.67 del 1965, a cui si aggiunge la considerazione dell’effettiva diminuzione del numero di persone in età attiva, calato del 4% negli ultimi 18 anni, e che vede un maggiore svantaggio per il Sud, dove la percentuale sale al 25%. Fra gli effetti immediati dell’invecchiamento della popolazione, la necessità di riprogrammare le politiche sociali, abitative, dei servizi, urbanistiche. Per incrementare la natalità, hanno detto gli esperti coinvolti, servono iniziative congiunte, che possano essere attuate in tempi rapidi con prospettive di medio-lungo periodo.

“I dati delle nascite, nel nostro Paese sono da tempo preoccupanti”, è il messaggio di Elena  Bonetti, ministro per le Pari opportunità, “ed è  il motivo per il quale si è  reso necessario dare alle cittadine e ai cittadini il Family Act, la prima  riforma delle politiche familiari che, con misure finalmente strutturali e integrate, restituisce prospettiva e speranza. Un investimento serio che sostiene la genitorialità, rimettendo al centro le bambine e i bambini, riconoscendone il valore che hanno per tutta la comunità. L’assegno unico e universale, sostegno alle spese educative, riforma dei congedi parentali, incentivi al lavoro femminile, autonomia delle giovani coppia, sono i cinque pilastri della riforma, gli strumenti concreti che diamo  alle donne e  agli uomini del nostro Paese per realizzare i propri desideri e far sì che le loro aspettative possano trasformarsi in progetti di vita concreti, che concorrano al progresso dell’intera società”, sottolinea il ministro.

Nell’ambito del Forum Natalità sono state analizzate idee e strategie concrete per contrastare il trend di decrescita della natalità. Il confronto interdisciplinare è stato  promosso all’interno di tre tavoli tecnici che si sono svolti al mattino, i cui risultati sono stati illustrati nel corso della plenaria aperta al pubblico, che ha chiuso i lavori del Forum. Con l’intento di promuovere il confronto intersettoriale fra i diversi stakeholders, coinvolti in un dialogo aperto e proiettato all’individuazione di soluzioni concrete, i tavoli tecnici hanno affrontato tre tematiche strategiche: Natalità tra crisi economica, pandemia e bisogni di certezze; Natalità e desiderio, le ragioni dell’inverno demografico; Natalità e futuro, un nuovo paradigma a partire dalle parole.

“IBSA promuove ‘Parole Fertili’, una piattaforma di story sharing che raccoglie centinaia di storie di infertilità, che ci hanno insegnato a guardare alla questione da altre prospettive – è il commento di Patrizia Puppi, Senior Corporate Communication & CSR Manager di IBSA – il tema dell’infertilità rappresenta una grande sfida, che non possiamo considerare solo sotto il profilo medico. Bisogna sostenere la coppia e andare oltre la cura, riflettendo maggiormente sul desiderio di genitorialità, che non può essere solo della donna, dell’uomo o della coppia, ma deve diventare il desiderio dell’intera società”. Da questa consapevolezza nasce la volontà di portare il tema della natalità, intesa come ruolo e questione sociale e valore per l’intera comunità, ad un livello di discussione più alto. Il dialogo su questo tema punta dunque ad essere continuo e a coinvolgere tutte le istituzioni.

Proprio su questo punto si concentra il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che in un saluto istituzionale inviato in occasione del Forum Natalità, annuncia: “Ci tengo a rappresentare l’interesse del ministero della Salute, e mio personale, per il tema trattato oggi e per la modalità aperta e dinamica di confronto. Vorrei sottolineare che eventi come quello di oggi sonno importanti, perché  coinvolgono attori di diverse aree istituzionali e scientifiche, riuscendo a generare collaborazione e condivisione di conoscenze”. Il ministero di Roberto Speranza ha attivato un  tavolo di lavoro che ha riguardato anche i temi della Pma  procreazione medicalmente assistita “che finalmente sarà reso realmente fruibile, in  maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Affinché i Lea diventino operativi – ha ricordato però Sileri – occorre che si concludano i passaggi previsti dal nostro ordinamento giuridico, che prevedono l’approvazione da parte del ministero dell’Economia e della Conferenza Stato-Regioni”

I Tavoli Tecnici

Natalità tra crisi economica, pandemia e bisogni di certezze
La mancanza di stabilità e prospettive, acuite da pandemia e guerra, incidono sul desiderio di genitorialità. Il tema natalità in Italia non è ancora entrato nell’agenda del governo e questo è un problema. L’Italia ha messo in campo, negli anni, diversi provvedimenti ‘spot’, che però non fanno parte di una politica integrata e retta da una strategia di lungo periodo. Emerge il confronto con la Francia, che da 70 anni ha attivato politiche a sostegno delle famiglie con figli, che consistono in servizi, sostegno alla conciliazione lavoro famiglia, oltre agli aiuti monetari a politiche fiscali. Tre i pilastri di  interventi individuati, da attuare in Italia: servizi alle famiglie, politiche fiscali e benefici fiscali e sociali. La maggioranza degli interventi dei partecipanti al tavolo ha sottolineato che c’è un problema culturale rilevante, che incide moltissimo sul contesto nel quale si inseriscono le politiche,  e che questa crisi di nascite avrà, già a breve, riverberi su welfare e sulla tenuta economica del Paese. Una delle soluzioni può essere rappresentata dalla forte apertura verso gli immigrati.  L’occupazione femminile e l’uguaglianza di genere è un altro tema fondamentale su cui pure non si registra alcuna misura adeguata. Emerge infine che i Paesi a maggiore tasso di fecondità, in Europa, sono quelli con un alto tasso di uguaglianza di genere e occupabilità femminile.

Natalità e desiderio, le ragioni dell’inverno demografico
Da anni ormai il nostro Paese registra continui cali delle nascite. Ma cosa ostacola il desiderio di genitorialità? In Italia c’è una “trappola demografica” che nei numeri si traduce in un tasso di fertilità ormai molto al di sotto di 1.5 figlio per donna. Questo trend negativo va avanti da circa quarant’anni, con il risultato che i trentenni di oggi sono un terzo in meno dei cinquantenni. Ci ritroviamo ad invertire la tendenza di una ‘scala mobile’ che ci spinge verso il basso, e dobbiamo risalire al doppio della velocità. E c’è un evidente legame fra desiderio di “famiglia” e la stabilità economica: ad esempio l’annuncio del Jobs act ha portato ad un effettivo incremento di natalità, che poi si è perso. Bisogna quindi agire con misure concrete e strutturali. E c’è un forte gap fra numero dei figli desiderati e quello dei figli concepiti, dovuto non a ragioni di infertilità quanto alla scarsa fiducia nei confronti di una società che non ispira a procreare. Si è poi segnalato che il percorso di Pma è dispendioso e non ancora inserito nei Lea. Le regioni, in questo, viaggiano a velocità diverse con diseguaglianze di servizi che ricadono inevitabilmente sui cittadini. All’Italia va quindi il demerito di avere l’età più alta per il concepimento del primo figlio, rispetto agli altri paesi Europei. Torna il termine di paragone con la Francia, che si distingue per un maggiore supporto in termini di servizi, detassazione e defiscalizzazione per famiglie numerose. La Svezia è percepita come una realtà molto lontana, soprattutto perché già impostata su una genitorialità paritetica. Ma una speranza c’è anche per l’Italia, a patto di agire subito. L’esempio che si potrebbe seguire è quello della Germania, che dieci anni fa era messa peggio di noi, ma ha invertito la tendenza e riportando il tasso di natalità in positivo. Sono inoltre emerse, per gli uomini, forti insidie alla fertilità, quali l’obesità e l’esposizione ad inquinanti ambientali. Mancando il controllo obbligatorio alla visita di leva le problematiche si scoprono in ritardo. Una soluzione individuata prevede di avviare campagne di prevenzione nei licei, orientate a tutela di salute e fertilità. Rispetto poi allo studio dello ‘schema corporeo’ delle adolescenti italiane, questo è risultato simile a quello Giapponese, orientato all’asessualità e che ‘non risulta amico della maternità’; in Francia ad esempio non è così. Bisogna quindi tornare a parlare di genitorialità, non solo di natalità, riscoprire il desiderio, che va coltivato, armonizzando misure concrete che agevolino la realizzazione per giovani uomini e donne. È utile anche restituire fiducia alla popolazione.

Natalità e futuro, un nuovo paradigma a partire dalle parole
La genitorialità non è solo una scelta femminile, ma della coppia. Serve un nuovo paradigma per affrontare questi temi, ed un nuovo linguaggio. Quello della procreazione va quindi inteso come un “ecosistema narrativo” da indagare. I lavori degli esperti hanno voluto individuare nuovi linguaggi partendo dal confronto sulle parole utilizzate, e sugli stereotipi e non detti culturali che connotano la natalità di messaggi negativi. Spesso si parla di “inverno demografico”, queste sono metafore che non aiutano: ci sarebbe  invece bisogno di ricostruire un senso positivo di futuro, di fiducia. Gli esperti hanno provato a immedesimarsi nei ragazzi di 20 anni che vogliono avere un figlio, immaginando narrazioni che si attivano nelle varie fasce sociali. Sono state analizzate le parole che ruotano attorno al tema dei figli,  e sono tutte negative: ostacolo, problema, rinuncia, sacrificio. È questo che interiorizziamo, inconsapevolmente, quando pensiamo ai figli come parte del progetto di vita. Bisognerebbe cominciare a pensare ai figli come al coronamento di un percorso, un arricchimento, e non più come ad un ostacolo. Si è quindi voluto mettere in positivo i concetti della natalità: il figlio è un dono, una cosa meravigliosa.  A chi si domanda “quando è il momento giusto per fare un figlio?” la risposta  è  che coincide col momento in cui nasce il desiderio di averne, accettando l’idea che la genitorialità sia anche rischio, incognita, spregiudicatezza. La natalità è contagiosa, ma se intorno a te non vedi bambini questo ‘contagio’ si ferma. Anche la natalità, infine, può essere legata al concetto di sostenibilità, perché questa significa lasciare risorse alle generazioni future. Le parole da usare, parlando di natalità, potrebbero quindi essere: solidarietà, comunità, visione, fiducia, trasformazione, risorsa, creatività, valore, opportunità, con digitalizzazione e nuovo modello di lavoro, tutto al fine di suggerire  una  lettura positiva dell’esperienza genitoriale,  potendo anche contare sulla rete sociale, associativa, che coinvolga anche le aziende, valorizzando ciascuno nel proprio ruolo.

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