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Il Pharma italiano tra orgoglio e pregiudizio

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Due anni di Covid, la guerra in Ucraina e la crisi energetica: dopo anni di leadership europea la farmaceutica italiana guarda al futuro con una “sana preoccupazione”. Intervista al presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2022.

È un momento delicato per la farmaceutica italiana. Il primato europeo, dopo oltre due anni di Covid-19, è insidiato da Francia e Germania. E le imprese si trovano a fare i conti con gli effetti della guerra in Ucraina. Forte di una produzione da 34,4 mld di euro, il pharma tricolore vanta un export da primato e occupa nel nostro Paese 67 mila persone, per il 90% laureate e diplomate, investendo 3 mld di euro l’anno (di cui 1,6 mld in ricerca e sviluppo).

Ma con una nuova governance e un corretto utilizzo delle risorse del Pnrr potrebbe, decisamente, fare di più. Anche considerato lo shock bellico ed energetico seguito a due anni di pandemia. Ma qual è oggi lo stato di salute del pharma italiano, costretto oltretutto a fare i conti con i pregiudizi di complottisti e no vax? Lo abbiamo chiesto al presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. “C’è una sana preoccupazione. Continuiamo ad avere un ruolo di primo piano in Europa – rivendica orgogliosamente – ma se prima la nostra era una leadership assoluta, adesso è condivisa con Francia e Germania. E questo perché, nonostante negli anni abbiamo fatto un grande recupero con l’aumento dell’export, arrivato all’85% della produzione, e negli ultimi 5-10 anni siamo stati il Paese con la più altra crescita fra i Big 10 europei, se guardiamo la produzione nel 2021 il tasso di crescita dell’1,3% è inferiore alla media degli ultimi anni, dopo un 2020 che non era stato brillante. Il biennio ’20-21 chiude piatto rispetto al 2019. Il dato medio ci mostra poi che nel 2021 il primo trimestre era molto negativo (-6,2%) e la crescita si è concentrata nell’ultimo (+11%). Il problema è che questa crescita è generata tutta da export e vaccini (+140%)”.

A preoccupare Scaccabarozzi (e le imprese del settore) è anche il fatto che la nostra crescita media annua dello 0,5% nel biennio ’20-21 si rapporta al 5% di Germania e Francia. Un confronto che non lascia tranquilli. “Siamo sostanzialmente piatti. Poi, certo, continuiamo a investire, e in pandemia abbiamo registrato una crescita a doppia cifra degli addetti, soprattutto negli under 35 e nelle donne”, che sono ormai il 43% del totale, anche fra dirigenti e quadri.

Ma il quadro generale non è proprio roseo. Una ‘fotografia’ che cozza con il pregiudizio delle aziende farmaceutiche arricchitesi in pandemia grazie ai vaccini. “Purtroppo la verità è che ci sono state meno cure: le persone hanno rinunciato o non hanno potuto andare in ospedale, hanno rinviato visite ed esami, sono stati cancellati screening, interventi chirurgici e controlli. E dunque è chiaro che questo ha avuto un impatto sul settore. Quanto ai vaccini – continua – vorrei ricordare che sono 5 le aziende che li hanno sviluppati: da due non li abbiamo comprati, ed erano i due venduti no profit, altre due sono aziende nuove e che non esistono ancora in Italia, per cui i profitti li fanno solo all’estero, e l’ultima è un’azienda da ringraziare, perché senza il suo vaccino credo saremmo ancora a fare i conti con centinaia di migliaia di morti. Non dimentichiamo che tutte le altre aziende non hanno avuto i vaccini”.

Quanto alla pandemia, secondo Scaccabarozzi “siamo passati da obbligatorietà a responsabilità. E se continueremo a essere responsabili, potremo dire che il peggio è alle spalle. Ma questo proprio grazie ai vaccini e all’adesione alla campagna vaccinale. Ebbene, noi siamo stati il quarto Paese per la produzione finale di vaccini Covid in Europa dopo Belgio, Germania e Spagna”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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