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Fegato nel mirino, fra dieta sbagliata e troppo alcol

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Il fegato degli italiani non se la passa bene. Le malattie epatiche sono sempre più spesso figlie di scorretti comportamenti, da cattiva alimentazione e obesità, all’abuso di alcolici che portano a fegato grasso, cirrosi, fino anche a tumori del fegato. Ad accedere i riflettori su questi temi sono gli esperti dell’Università Cattolica, campus di Roma, e del Centro Malattie dell’Apparato Digerente (Cmad) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, coordinati da  Antonio Gasbarrini, Ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica, in occasione dell’International Liver Congress della European Association for the Study of the Liver (Easl) al via domani a Londra. Cinque giorni di lavori in cui si parlerà in particolare di abuso di alcolici e malattie epatiche.

Alcol e fegato – L’abuso di alcol causa più di 200 patologie e rappresenta attualmente la prima causa di disabilità nella fascia di età 25-49 anni e la prima causa di morte negli under 25 (dati Global Burden of Disease sulla rivista Lancet nel 2020). L’alcol causa danni a diversi organi del corpo, ma è il fegato ad essere più colpito, perché l’abuso di alcolici causa cirrosi fino anche a tumore epatico, spiega Giovanni Addolorato, associato in Medicina interna alla Cattolica e direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna e Patologie alcol relate della Fondazione Agostino Gemelli Irccs. “Fondamentale – spiega Addolorato – è tenere il paziente con malattia epatica lontano dalla bottiglia; ogni ricaduta potrebbe compromettere il percorso di cura dell’epatopatia”. Il ruolo delle terapie farmacologiche per questi pazienti è cruciale, prosegue l’esperto.

L’alcol è stato inserito nella classificazione dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro fra i cancerogeni certi, come il fumo. La regola da seguire è “meno è meglio” e se ci si accorge di essere un bevitore a rischio, è opportuno rivolgersi rapidamente al medico per iniziare un percorso di cura, spiega il professor Addolorato.

Squilibri del microbioma intestinale –  “L’infiammazione derivante dall’intestino e l’alterazione del microbiota intestinale – rivela Francesca Romana Ponziani, ricercatrice in Medicina interna dell’Università Cattolica – sono condizioni che possono precedere e favorire la malattia epatica, nonché concorrere alla sua progressione. L’abuso di alcolici, inoltre, altera il microbiota intestinale favorendo lo sviluppo di batteri patogeni, e incrementa la permeabilità della barriera intestinale, favorendo la fuga di questi batteri cattivi nel circolo sanguigno e quindi nel fegato, dove i microrganismi patogeni andranno ad acuire la patologia epatica”.

L’infiammazione intestinale e la disbiosi sembrano correlarsi anche a una depressione del sistema immunitario che può contribuire allo sviluppo di epatocarcinoma ed essere implicata come fattore prognostico nella risposta all’immunoterapia nei pazienti con cirrosi, conclude Ponziani.

Fegato grasso – La steatosi epatica non alcolica rappresenta attualmente la prima causa di malattia cronica del fegato e diventerà la principale indicazione al trapianto di fegato nei
prossimi anni, spiega Luca Miele ricercatore in Gastroenterologia nel Dipartimento di Medicina e chirurgia traslazionale della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica e del Cemad. I fattori di rischio per il peggioramento della salute del fegato, in assenza di danno da alcol o da virus o da autoimmunità, sono l‘iperalimentazione, l’eccesso di fruttosio industriale, la vita sedentaria, il diabete, il sovrappeso/obesità. L’alta prevalenza del fegato grasso nella popolazione generale (20-30% delle persone ha fegato grasso) e la stretta associazione con il diabete e con l’obesità (il 70% degli obesi, oltre l’80% dei diabetici hanno il fegato grasso).
A Londra, insieme con dottor Antonio Liguori, medico in formazione specialistica della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, in collaborazione con Umberto Basile del Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, saranno presentati dati inediti su marcatori molecolari del fegato grasso nei sui differenti livelli di gravità.

“In particolare – spiega Miele – abbiamo scoperto che il sistema immunitario è coinvolto nella progressione del danno epatico: c’è un aumento della concentrazione plasmatica di una famiglia di immunoglobuline chiamate “free light chain”, via via che progredisce il danno epatico”. Questo ha implicazioni sia sulla possibilità di diagnosi precoce non invasiva della malattia epatica, che nella comprensione dei meccanismi del danno epatico. Con la possibilità, conclude Miele, di sviluppare nuove terapie.

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