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Microbi misteriosi nascosti nel ghiaccio

Ghiacciaio Tibet
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Non è il sequel di Spillover, il libro con il quale David Quammen nel 2013 aveva preconizzato l’avvento di una pandemia simil-Covid, salti di specie di virus e batteri compresi. Ma di certo è un invito a rileggere il capitolo ‘cambiamenti climatici’ con occhi nuovi e mente più aperta e attenta. Come se non bastassero le ondate di caldo che ci affliggono da settimane, gli incendi alle porte delle grandi città e lo spettro della siccità, Nature Biotechnology ci propone un articolo che sembra uscito dal filone fantascientifico ‘catastrophe’.

Purtroppo però non c’è nulla di fantasioso, ma solo la cruda realtà, in questo lavoro a firma dei ricercatori della Chinese Academy of Sciences che sono andati a raccogliere dei campioni da 21 ghiacciai dell’altopiano del Tibet, scoprendovi all’interno 968 specie di microbi (comprendente l’intero repertorio di batteri, alghe, funghi e archea) congelati e per il 98% del tutto inediti, mai visti prima insomma.

Microbi pronti a saltare fuori e magari a fare danni seri all’uomo, grazie al fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai. Una manna scientifica, considerata dal punto di vista dei ricercatori cinesi, che cono il loro lavoro hanno guadagnato un’uscita su questa pregiosa rivista, che sfiora uno stratosferico 55 di impact factor. Ma un incubo per gli esperti di salute pubblica e la popolazione in generale, che con questa scoperta aggiungono un elemento di riflessione in più alle minacce dei cambiamenti climatici.

E intanto il certosino sequenziamento del Dna dei 968 microbi è andato a popolare il catalogo Tibetan Glacier Genome and Gene (TG2G), facendo segnare anche un record assoluto: è la prima volta al mondo infatti che un’intera comunità microbica ‘in letargo’ nelle profondità dei ghiacciai viene completamente sequenziata geneticamente. E questo enorme numero di microbi, questa biodiversità esagerata ha colto di sorpresa gli esperti, che scrivono nel paper appena pubblicato “nonostante le condizioni ambientali estreme, come le basse temperature, gli alti livelli di radiazione solare, i cicli periodici di gelo-disgelo e la scarsissima disponibilità di nutrienti, i ghiacciai albergano una vasta gamma di forme di vita”.

Qualche indizio che nei ghiacci eterni potessero celarsi tante forme di vita era già venuto da uno studio del 2020, che aveva evidenziato la presenza di 33 virus (dei quali 28 sconosciuti) da campioni raccolti in un singolo ghiacciai; certo però niente a che vedere con la panoplia portata alla luce dai ricercatori cinesi.

Ma i ‘mille’ del Tibet rappresentano davvero una minaccia per la salute dell’uomo? È presto per dirlo, anche perché come visto si tratta di forme largamente sconosciute, delle quali non è stato ancora possibile stabilire il potenziale patogeno per l’uomo. Quel che è certo è che esperimenti condotti in passato hanno dimostrato come sia possibile riportare in vita microbi intrappolati nel ghiaccio da oltre 10 mila anni. Dunque non sorprenderebbe assistere ad una resuscitazione di massa, elicitata dai cambiamenti climatici. E a preoccupare sono soprattutto i batteri.

“Microbi patogeni, intrappolati nel ghiaccio – ‘tranquillizzano’ gli autori dello studio – potrebbero provocare epidemie locali, ma anche pandemie” nel caso in cui fossero rilasciati nell’ambiente. E alcuni di questi batteri ‘surgelati’ potrebbero effettivamente rappresentare una minaccia per l’uomo. I ricercatori hanno infatti individuato almeno 27 mila fattori di virulenza potenziali, in pratica molecole che conferiscono ai batteri la capacità di invadere e colonizzare degli ospiti, uomo compreso. E anche in questo caso, la metà circa di queste molecole ‘di offesa’ sono del tutto sconosciute alla scienza; dunque non c’è modo neppure di capire il loro livello di pericolosità.

Certo, non è escluso che dopo il ‘risveglio’ questi batteri potrebbero non sopravvivere a lungo, ma anche in questo caso potrebbero trovare il modo di fare danno. I batteri infatti hanno la capacità di scambiare tra loro materiale genetico, frammenti di Dna (mobile genetic elements, MGE), come quelli che conferiscono l’antibiotico-resistenza per intenderci. Un’eredità pericolosissima che i batteri venuti dal ghiaccio potrebbero trasmettere ai microbi ‘nostrani’, conferendo loro dei superpoteri malvagi.

E i ghiacciai del Tibet, sciogliendosi e riversando quest’abbondanza di microbi nelle acque nello Yagtze, del Fiume Giallo e persino del Gange, potrebbero diventare una novella ‘Wuhan’, elevata all’ennesima potenza. Ma questa è solo una parte della storia. Nessuno sa cosa si celi negli altri 20 mila ghiacciai che popolano la superficie terrestre, tutti soggetti ad un accelerato ritmo di scioglimento, come ha evidenziato una recente analisi di immagini satellitari.

L’unica possibilità dunque è cercare di rallentare lo scioglimento di questi ghiacci non più eterni e scongiurare questa Armageddon annunciata, sfruttando i ‘cataloghi’ microbici come il TG2G per giocare d’anticipo. Utilizzandoli ad esempio come coltellino svizzero per la cosiddetta ‘bioprospezione’, l’esplorazione della biodiversità, alla ricerca di modalità di difesa, ma anche di nuove molecole dal potenziale curativo.

Perché questo catalogo di microbi, che esprimono oltre 25 milioni di geni codificanti proteine, oltre che una minaccia per l’umanità, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbe rivelarsi un pozzo di san Patrizio per gli scienziati di tutto il mondo. A beneficio della medicina e dunque dell’umanità.

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