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In una estate in cui la siccità mette a dura prova l’esistenza delle colture e le risorse idriche della Pianura Padana, tanto da richiedere misure governative per l’emergenza e il reperimento delle scorte, arriva il rapporto di Goletta Verde, che da anni si occupa di aggiornarci sullo stato delle acque e delle coste italiane.

Dei 31 siti disseminati lungo le coste della Campania, 14 sono quelli le cui acque risultano da inquinate a fortemente inquinate, 17 quelli le cui acque rientrano nei limiti consentiti dalla legge.

Le maggiori criticità sono state rilevate in provincia di Caserta, nei pressi della foce del fiume Savone, a Mondragone e nei pressi dei Regi Lagni a Castelvolturno, nella provincia di Napoli. Da anni, denunciamo la presenza di inquinanti che hanno causato gravi danni alla salute per le popolazioni del luogo, chiedendo l’applicazione della legge sugli ecoreati.

L’analisi annuale di Legambiente evidenzia dieci zone fortemente sopra i livelli di concentrazione per enterococchi ed escheria coli: Sarno, Licola e il litorale tra Salerno e Capaccio. Allarme anche in Lombardia, dove l’Arpa è impegnata da anni al rilevamento di sorgenti inquinate, addirittura radioattive, nascoste tra rottami. L’esposizione umana a contaminanti presenti nel suolo è fattore di alto rischio di numerose patologie e viene tenuto sotto controllo dall’Istituto Superiore di Sanità.

Per sito inquinato, ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata una alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali di acqua, suolo e sottosuolo.

Esistono vari tipi di contaminanti, naturali e presenti nelle rocca tra cui scorre l’acqua, per esempio l’arsenico, e contaminanti non naturali, dovuti ad attività umana, per esempio i nitrati derivanti dall’uso intensivo di fertilizzanti azotati. La contaminazione microbiologica rimane tuttavia il pericolo più diffuso, che può indurre stati patologici anche gravi.

L’acqua contaminata può infatti contenere batteri e gli effetti sulla salute umana ed animale variano da lievi a molto severi, comprendendo non solo malattie infettive, ma malattie del sistema nervoso, pericoli per i nascituri, malattie renali e ossee, conseguenze anche a carico della fertilità, oltre ai problemi di sviluppo negli adolescenti.

Per non parlare del fatto che tubature di acquedotti per centinaia di chilometri, sono ancora in materiali di amianto che, finché intatto, non produce danni, ma in caso di usura e danneggiamenti, provoca addirittura il cancro.

La nostra sopravvivenza è legata all’acqua, e ciò che in passato sembrava essere un prezzo necessario da pagare per il progresso industriale a danno dell’ambiente oggi ci si ritorce contro in termini di riscaldamento globale e siccità, inquinamento idrico e criminalità e tumori.

*Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Anatomia ed Istologia Patologica all’Università di Siena (www.drantoniogiordano.comwww.shro.org). 

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