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Covid, l’origine del virus e il mercato di Wuhan

Wuhan

Sembrava un mistero ormai destinato a restare tale. Più il tempo passa, più – come insegnano i libri gialli – è difficile trovare le prove. Così sull‘origine del virus pandemico di Covid-19 in questi anni sono fiorite varie ipotesi, che hanno portato anche a scontri tra specialisti (e fra Paesi). A minacciare il mondo è stato un patogeno selezionato in laboratorio, sfuggito per errore ai ricercatori? Oppure l’origine è stata naturale, favorita da un’eccessiva vicinanza fra uomini e animali vivi?

Sars-Cov-2 sembrava troppo abile, secondo i complottisti, per essere frutto della natura. Ma se le missioni condotte dagli investigatori dell’Organizzazione mondiale della sanità in Cina non erano riuscite a trovare ‘la pistola fumante’, ora due lavori pubblicati in questi giorni promettono di mettere la parola fine alla questione dell’origine del Sars-CoV-2. Sgombrando il campo da ipotesi di complotto e da un’origine in qualche modo artificiale del patogeno.

“Come già chiaro dai dati precedenti (e ora chiaro senza ombra di dubbio), il virus è di origine naturale e ha fatto il salto animali-umani nel mercato di Huanan“, il mercato all’ingrosso dei frutti di mare a Wuhan, la metropoli cinese dove a fine 2019 sono stati segnalati i primi casi di Covid. A sintetizzare così le ultime evidenze scientifiche pubblicate sulla rivista ‘Science’ è l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola su Facebook.

“I nostri risultati forniscono la prova che il mercato di Wuhan è stato il primo epicentro della pandemia di Covid-19 e suggeriscono che SarsCoV2 è probabilmente emerso dal commercio di fauna selvatica in Cina”, affermano infatti gli autori di uno studio che ha ricostruito le prime fasi della pandemia, concentrandosi sulla distribuzione dei primi casi noti nell’uomo, di quelli nei mammiferi sensibili a Sars-CoV-2 e collegandoli a campioni positivi prelevati nell’ambiente, per esempio le gabbie.

Tutte le ricostruzioni riconducevano al Huanan Seafood Wholesale Market di Wuhan, anche se “gli eventi a monte del mercato, così come le circostanze esatte all’interno mercato, rimangono oscuri”, precisano i ricercatori.

Un secondo studio, pubblicato in contemporanea sulla stessa rivista ha ricostruito l’albero genealogico di Sars-CoV-2 risalendo ai primi due lignaggi del virus. Il cammino genetico a ritroso è riuscito a concludere che il virus è passato per la prima volta dall’animale all’uomo tra il 23 ottobre e l’8 dicembre 2019 (più probabilmente intorno al 19 novembre) e una seconda volta nelle settimane successive.

Questi risultati indicano che è improbabile che il virus di Covid-19 sia circolato ampiamente negli esseri umani prima di novembre 2019, come invece era stato ipotizzato in passato. Inoltre “definiscono la finestra stretta tra quando Sars-CoV-2 si è trasferito per la prima volta negli esseri umani e quando sono stati segnalati i primi casi di Covid-19”.

In uno di questi studi, gli scienziati hanno utilizzato strumenti di mappatura e rapporti sui social media per eseguire un’analisi spaziale e ambientale. Gli esperti suggeriscono che, sebbene le “circostanze esatte rimangano oscure”, il virus era probabilmente presente negli animali vivi venduti al mercato alla fine del 2019. Tuttavia, lo studio non determina quali animali potrebbero essere stati malati. Insomma, se l’origine nel pipistrello è ormai acclarata, manca ancora l’ospite intermedio (ricordate il pangolino?).

Insomma, i primi casi di Covid-19 sono apparsi al mercato tra i venditori che vendevano questi animali vivi o tra le persone che facevano acquisti lì. “Tutti gli otto casi di Covid-19 rilevati prima del 20 dicembre provenivano dal lato occidentale del mercato, dove venivano vendute anche specie di mammiferi”, afferma lo studio. I ricercatori hanno poi mappato i primi casi che non avevano alcun collegamento con il mercato, osservando che le persone contagiate vivevano o lavoravano nelle immediate vicinanze del mercato stesso.

“Questa – ha detto Michael Worobey, capo del dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva presso l’Università dell’Arizona, uno degli autori – è un’indicazione che il virus ha iniziato a diffondersi nelle persone che lavoravano al mercato, per poi passare alla comunità locale circostante, quando i venditori entravano nei negozi locali, contagiando chi lavorava in quei negozi”.

“Questa storia – conclude Viola – ci dice due cose: che il contatto stretto con specie animali selvatiche è un rischio per la salute globale”. Ma anche “che chi finora è andato strombazzando le prove dell’origine del virus in laboratorio dovrebbe come minimo scusarsi pubblicamente (o meglio, dopo 2 anni di disinformazione, tra banale influenza, virus manipolato e indebolito, dare le dimissioni e trascorrere la vecchiaia tra monti, nipotini o cantieri)”.

Tutto chiarito, dunque? A nostro parere i complottisti aspetteranno ben altre prove prima di dichiararsi sconfitti. La speranza, piuttosto, è quella di imparare dagli errori del passato: i mercati di animali vivi e la mancanza di misure igieniche sono una minaccia costante per la salute del mondo. E dei suoi abitanti.

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