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Pharma, lavoro e sostenibilità, la ‘ricetta’ di Maria Paola Chiesi

Maria Paola Chiesi Fortune
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Chiesi rappresenta una delle aziende farmaceutiche più impegnate dal punto di vista della sostenibilità. Che viene declinata in ambito ambientale, sociale e in termini di attenzione ai collaboratori, che prima di essere dipendenti sono uomini e donne.

Per capire cosa c’è all’origine delle scelte di questa multinazionale dal cuore italiano, che ha recentemente pubblicato il Report annuale e di sostenibilità 2021, Fortune Italia si è rivolta a Maria Paola Chiesi, Shared Value & Sustainability Director del gruppo Chiesi.

Il vostro Gruppo realizzerà un Biotech Centre of Excellence: in cosa si concretizzerà il fatto che sarà realizzato secondo i criteri Leed?

In linea con l’impegno di Chiesi, Società Benefit e più grande azienda biofarmaceutica internazionale certificata B Corp, il Biotech Centre of Excellence sarà progettato in modo sostenibile e conforme ai criteri Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), il sistema di rating internazionale promosso dal Green Building Council e rilasciato dall’ente americano Gbci (Green Business Certification Inc.).

Un percorso iniziato già con il nostro Headquarter di Parma, il primo edificio nel suo genere in Italia e tra i primi 35 edifici al mondo ad aver raggiunto il livello Leed Platinum. Inoltre, anche il Centro ricerche del Gruppo ha ottenuto a gennaio 2021 la certificazione Leed Gold

Si tratta di un programma di certificazione volontario, che può essere applicato a qualsiasi tipo di edificio (sia commerciale che residenziale) e concerne tutto il ciclo di vita dell’edificio stesso, dalla progettazione alla costruzione. Promuove un approccio orientato alla sostenibilità, riconoscendo le prestazioni dell’immobile in settori chiave, quali il risparmio energetico ed idrico, la riduzione delle emissioni di CO2, il miglioramento della qualità ecologica degli interni, i materiali e le risorse impiegati, il progetto e la scelta del sito.

La costruzione del Biotech Center of Excellence è stata annunciata pubblicamente a fine 2021 e prevediamo di completare la sua realizzazione nel 2024. Questo nuovo centro, per la cui realizzazione abbiamo stanziato un investimento pari a 85 milioni di euro, sarà costruito a Parma, adiacente al nostro principale stabilimento produttivo, e rappresenta un passaggio strategico fondamentale per l’azienda.

Puntiamo a creare un avanzato centro di sviluppo e produzione, un hub di eccellenza a livello internazionale nella produzione di farmaci biologici, sviluppando internamente prodotti innovativi, realizzando un’integrazione verticale del processo dalle cellule al prodotto finito e attraendo i migliori talenti e competenze tecniche avanzate dall’Italia e dal mondo. Il Centro impiegherà 105 persone in posti di lavoro altamente qualificati.

Si tratta di un progetto ambizioso, che si inserisce in un percorso di costante crescita nell’ambito della Ricerca e Sviluppo, a cui Chiesi ha destinato negli anni oltre il 20% del proprio fatturato, occupando oggi il 1° posto per investimenti in R&S tra le aziende farmaceutiche italiane e il 12° tra le aziende farmaceutiche europee.

A beneficio delle aziende che vogliono intraprendere il percorso per divenire una B Corp, può spiegare come è possibile coniugare le esigenze di business con quelle di responsabilità sociale e ambientale?

Per affrontare il tema, parto dalla nostra realtà. Chiesi, in qualità di azienda farmaceutica, è spinta dal desiderio di migliorare la qualità di vita delle persone, sostenendo i pazienti e chi gli sta vicino durante l’intero percorso di cura. Per farlo, sviluppiamo prodotti e servizi innovativi, ma ci impegniamo anche a generare un impatto positivo sulle persone, la società e l’ambiente. Impatto positivo che per noi è sinonimo di “valore condiviso” ovvero rispondere ai bisogni della società perseguendo obiettivi di beneficio comune per la comunità così come per l’azienda che li porta avanti.

Con l’obiettivo di riaffermare il ruolo fondamentale che le aziende hanno nella società, siamo diventati una Società Benefit in Italia, Stati Uniti (Benefit Corporation) e Francia (Societé a Mission). E dal 2019 siamo il più grande gruppo biofarmaceutico internazionale certificato B Corp, un percorso che ci ha permesso di misurare, tramite una terza parte, il nostro impatto sui portatori di interesse.

Il movimento B Corp è una filosofia, è l’essenza che permette di migliorare una realtà aziendale come la nostra, aiutandola a mettersi in discussione a tutto tondo. Non un traguardo, bensì un passaggio necessario nel percorso verso la piena sostenibilità.

Una Società Benefit e un’azienda certificata B Corp come noi, prende sul serio la responsabilità di guidare progressi misurabili, comunicando apertamente a questo proposito proprio per trasmettere ad altre realtà che è possibile, anzi è doveroso, coniugare le esigenze di business con quelle sociali e ambientali.

Essere una Società Benefit e B Corp certificata, significa in qualche modo ripercorrere le orme degli imprenditori illuminate del passato che coniugavano business e sociale, pensiamo a Olivetti, Crespi, o del presente come Brunello Cucinelli? O si tratta di qualcosa di diverso e più evoluto?

Il concetto di Società Benefit, ancora prima della certificazione B Corp, coniuga esattamente il business con la volontà di creare beneficio comune. Come detto prima, in Chiesi interpretiamo questo “credo” lavorando per avere un impatto positivo.

Portare avanti un diverso modello di business è oggi un imperativo. Credo che chi, come noi, ha abbracciato questo ruolo sociale dell’impresa debba promuoverlo ed esserne ambasciatore.
Da un lato l’imprenditore è colui il quale ha un’idea geniale che genera un vantaggio competitivo. Ma dall’altro, e soprattutto oggi, deve essere in grado di impegnarsi perché la società sia migliore. Se pensiamo che in Italia ci sono oltre 120 B Corp certificate, vuol dire che di imprenditori così ce ne sono tanti. Forse in Italia possiamo vantare un substrato particolare in tal senso, forse Adriano Olivetti ha lasciato un’eredità. La nostra passione per le sfide, la capacità di trovare soluzioni innovative. Non sempre siamo un popolo in grado di organizzarsi ma di reinventarsi sì, ed è quello che dobbiamo fare oggi per noi e soprattutto per le generazioni future.

In Chiesi il 54% dei dipendenti è donna: la sostenibilità di impresa può fare rima anche con la valorizzazione del lavoro delle donne, dalle opportunità di carriera ai livelli retributivi, evitando di penalizzarle come ha recentemente sottolineato un report di Oms e Ilo?

Operare in modo sostenibile significa anche valorizzare ogni persona per le proprie capacità e competenze. Anche in qualità di B Corp, infatti, crediamo molto nel concetto di lavoro al di là del genere, garantendo uguali opportunità di carriera e stessi livelli retributivi.

Questi principi si riflettono in azioni concrete. Su oltre 6.400 dipendenti totali a livello di Gruppo, le donne in Chiesi rappresentano oggi il 54%, e nell’area Ricerca e Sviluppo la percentuale sale al 66% su 994 persone.

Come riportato anche nel nostro Report Annuale e di Sostenibilità 2021 pubblicato a luglio, lo scorso anno ha segnato il punto di partenza del nostro impegno nel garantire che tutti i processi aziendali siano privi di pregiudizi. Abbiamo avviato un’iniziativa globale denominata Global Gender Equality Challenge, con lo scopo di conseguire la parità retributiva, colmando il gap tra i sessi e stabilendo pari opportunità e il raggiungimento di un bilanciamento anche nelle posizioni di leadership.

Ad oggi, il gap retributivo “non giustificato” in Chiesi è di circa l’1,5% inferiore al benchmark di riferimento (2-5%) e abbiamo l’obiettivo di ridurlo e di raggiungere la completa parità retributiva entro il 2023. Ma l’uguaglianza e l’equità non riguardano solo la retribuzione: questo approccio comporta anche un grande lavoro sulle pratiche di assunzione, sullo sviluppo delle persone e sulle opportunità di carriera.

Cosa manca, a suo avviso, per far scattare la scintilla della sostenibilità vera (evitando il green-washing) anche in altre grandi e piccole imprese?

Manca senza dubbio una forte presa di coscienza di quanto sta accadendo. Nonostante la crisi climatica sia un’emergenza talmente grave da pregiudicare la nostra esistenza – basti pensare a quello che stiamo vedendo in questo periodo di caldo anomalo – non vedo al momento un reale cambio di passo.

Purtroppo, è chiaro che a livello politico ed economico si continua a ragionare su un orizzonte temporale di pochi anni e il parametro di riferimento delle performance nazionali rimane il Pil, che misura di fatto la crescita in termini economico-produttivi, ma non permette di comprendere lo stato di benessere e di progresso di un Paese.

Sono necessarie aziende virtuose e rigenerative che facciano leva sul business come forza positiva, che vedano il profitto come un mezzo e non come un fine. Realtà che abbiano chiara la responsabilità di dover affrontare e risolvere le sfide della società tramite il valore economico che generano, da reinvestire per garantire la sostenibilità a lungo termine dell’azienda, della società e del pianeta.

Abbiamo poi estremamente bisogno di istituzioni forti e resilienti, con il coraggio di guidarci verso nuovi modelli di prosperità, tramite regole precise che indichino chiaramente la via senza compromessi. L’economia e il pianeta sono già danneggiati. Siamo già in ritardo per fare le scelte giuste.

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