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I disturbi alimentari colpiscono chiunque

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Un nuovo studio, pubblicato questa settimana su JAMA Pediatrics, dimostra come anche chi è meno di 10 anni sia affetto da disturbi alimentari. La ricerca ha studiato circa 12.000 bambini di nove e dieci anni tra il 2016 e il 2018 e ha scoperto che il 5% ha sofferto di binge eating e il 2,5% ha adottato misure per evitare l’aumento di peso, compreso il vomito autoindotto, cosa che secondo gli esperti molti genitori non credono un bambino sia capace di fare.

“Ciò significa che milioni di bambini in questo Paese potrebbero potenzialmente essere alle prese con pratiche alimentari pericolose che potrebbero sfociare in veri e propri disturbi alimentari”, afferma il dottor Stuart Murray, direttore del programma per i disturbi alimentari presso l’Università della California del Sud.

Un luogo comune è quello che i disturbi alimentari colpiscano uno specifico tipo di persona: di solito i media ritraggono una ragazza adolescente in difficoltà. In realtà, i disturbi alimentari colpiscono le persone indipendentemente dall’età, dalla razza e dal sesso. Nello studio, ragazzi e ragazze sono ugualmente coinvolti in abitudini associate allo sviluppo di un disturbo alimentare. Per un esperto, è fondamentale che i genitori capiscano che i bambini vengono influenzati dalla società che li circonda, che tende a giudicare le persone in base al peso corporeo e persino in base a ciò che mangiano.

Mentre nei bambini, i comportamenti associati all’esordio di un disturbo alimentare possono manifestarsi in modo diverso rispetto a chi è più grande, i segni a cui prestare attenzione sono simili, ma genitori e pediatri potrebbero non captarli immediatamente, specialmente se si tratta di bambini in età prepuberale. Infatti, è più possibile che si sviluppi un rapporto poco sano con il cibo durante la pubertà, quando ragazzi e ragazze notano i normali cambiamenti del corpo e possono provare vergogna e insicurezza.

Ecco a cosa fare attenzione e come parlare di cibo e immagine corporea a un bambino:

Prendere nota se le abitudini alimentari di un bambino cambiano

Potrebbe essere difficile capire se un bambino stia effettivamente consumando cibo in modo potenzialmente dannoso o se sia nel pieno di uno scatto di crescita naturale.

“Educare i genitori sui segnali di un’alimentazione disordinata per i bambini di nove e dieci anni quando crescono è davvero importante”, afferma Murray.

Se tuo figlio all’improvviso abbandona una determinata categoria di alimenti, potrebbe essere un campanello d’allarme. Un altro esempio è se smettono di mangiare uno spuntino dopo una certa ora del giorno o hanno un cambiamento evidente nelle abitudini alimentari generali.

Il “disordine alimentare”, che si dice colpisca più persone rispetto ai disturbi alimentari generali, e definito da sintomi come abbuffate, limitazioni e/o ansia, senso di colpa e vergogna associati al cibo e al peso, può portare a vari disturbi alimentari tra cui anoressia nervosa e bulimia.

Il modo in cui un bambino parla di cibo e menziona persino le calorie potrebbe essere un ulteriore indicatore di un problema.

Osserva l’umore di un bambino

Se un bambino è più irritabile, ansioso o stressato, soprattutto per quanto riguarda il cibo o gli orari dei pasti, potrebbe essere un altro segnale. Sintomi quali depressione e ansia sono sempre più diffusi tra i giovanissimi, ma a volte proprio i disturbi alimentari possono avere un ruolo.

Usa un linguaggio neutro intorno al cibo

Genitori e medici dovrebbero avere maggiore consapevolezza quando parlano di cibo. Nel nostro linguaggio e in quello dei media è radicato il concetto che esista una forma fisica ideale. Commentare il peso, anche se in modo generico, può causare danni e pensieri negativi invadenti per le persone più fragili che godono di scarsa autostima. Anche fare differenze tra “cibo buono” e “cibo cattivo” non è mai salutare.

Grava un’enorme pressione sul corpo, in questa società , e pensare che i bambini più piccoli non se ne accorgano è ingenuo”, dice Wallis.

Se noti un cambiamento di abitudine particolare, considera la possibilità di chiederlo esplicitamente ai tuoi figli, evitando di esprimere giudizi dicendo cose come: “oh, ho notato che non mangi questo cibo!”

E soprattutto, anziché focalizzarti sul cibo, parla delle qualità e degli attributi della personalità che rendono unici i bambini, piuttosto che costringerli a modellarsi in chi gli altri dicono loro che dovrebbero essere.

Fidati del tuo istinto

“Se il tuo istinto genitoriale ti suggerisce che qualcosa non va, probabilmente devi ascoltarlo”, dice Wallis, sottolineando che è importante convalidare e prendere sul serio le preoccupazioni che riguardano l’alimentazione.

Un linguaggio neutro e non giudicante è un buon intervento primario e, se le cose persistono, è consigliabile cercare un aiuto professionale.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

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