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Vaiolo delle scimmie tra allarme e allarmismo. L’analisi di Ciccozzi

vaiolo scimmie
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Il vaiolo delle scimmie continua a far parlare di sé. Dalla diffusione fuori dalle zone di origine, (Africa) al farmaco appena approvato dall’Agenzia europea dei medicinali Ema (Tecovirimat), fino al vaccino ad hoc (Imvanex) che potrebbe rientrare in campagne vaccinali da avviare nel prossimo autunno anche in Italia.

Ma cosa dobbiamo sapere esattamente su questo virus che sta occupando le pagine dei quotidiani rosicchiando qualche colonna sia all’evoluzione della pandemia da Covid sia alla campagna elettorale per le politiche di fine settembre? Molto rumore per nulla o dobbiamo preoccuparci? Fortune Italia lo ha chiesto a Massimo Ciccozzi, ordinario di Epidemiologia molecolare responsabile dell’unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Professore, qual è la situazione?

Ho letto dei commenti pubblicati da alcuni giornali di persone che dicono cose abbastanza inutili. Alcuni scrivono di sentirsi preoccupati dalla diffusione del vaiolo delle scimmie in riferimento alla riapertura dell’anno scolastico. Stante che questo virus si diffonde primariamente attraverso atti sessuali promiscui tra maschi, il rischio che si possa verificare un contagio anche tra i bambini è oltremodo remoto.

Ci si deve limitare a parlare sulla base delle evidenze scientifiche. In questo senso possiamo dire che stiamo registrando i primi casi di contagio al di fuori delle zone dell’Africa in cui è endemico.

Comunque, così come abbiamo già fatto per altre zoonosi e malattie infettive, il monitoraggio epidemiologico è fondamentale e andrebbe sempre condotto.

Cosa possiamo dire dei fattori di rischio che influenzano il contagio?

Il fattore di rischio più importante è rappresentato dai fluidi biologici. Primariamente mi riferisco ai quelli che si possono scambiare con atti sessuali promiscui e non protetti nell’ambito di comunità chiuse.

È vero che questo virus si può trasmettere anche attraverso i droplet, ma ciò può avvenire solo nella fase acuta di massima contagiosità della malattia e se due persone parlano una di fronte all’altra a meno di un metro di distanza e per tempo prolungato. Oppure, proprio come avviene per la varicella, attraverso i liquidi che si diffondono dalla rottura delle pustole sulle mani e sui piedi.

I dati delle infezioni a livello mondiali danno evidenza di alcune fasce di popolazione che risultano maggiormente contagiate?

Dopo la Spagna, il Paese europeo con più contagi è la Gran Bretagna (2.759), seguita da Germania (2.724), Francia (2.054) e Olanda (927) e Portogallo (633). Al settimo posto c’è l’Italia, con 505 casi, notificati martedì dall’Istituto per le malattie infettive Spallanzani. Una cifra che, superando la soglia di 500, porta il nostro Paese a rientrare nelle aree più a rischio, indicate sulla mappa elaborata dall’Ecdc con un colore rosso-scuro. Fino a oggi, la maggior parte dei casi risulta avere un’età compresa tra 31 e 40 anni (41%) ed essere di sesso maschile (99,1%).

Qual è l’evoluzione della malattia?

Si tratta di una malattia autolimitante. Ciò significa che guarisce da sola nell’arco di due-tre settimane.

Però è stato appena approvato un farmaco antivirale proprio per il vaiolo delle scimmie. Si tratta di Tecovirimat. Che ha ricevuto l’approvazione di Ema pochi giorni fa. Però è un farmaco che viene somministrato solo nei casi importanti, con pustole che si manifestano a livello della faringe o nell’area perianale.

E poi c’è il vaccino. E gira voce di una possibile campagna vaccinale che potrebbe iniziare in autunno…

La voce potrebbe trovare anche un certo fondamento. Del resto gli americani hanno già iniziato a proporre il vaccino alle categorie a rischio di cui parlavo prima. Oltre che alle persone venute in contatto con soggetti che hanno manifestato i sintomi del contagio.

Questo perché il vaccino contro il vaiolo delle scimmie ha una funzione preventiva dell’infezione, ma anche terapeutica perché stimola il sistema immunitario e quindi favorisce una più semplice e agile guarigione.

Quindi cosa possiamo concludere?

La letalità di questo virus è molto bassa fuori dalle zone di endemia. Mentre in Africa si parla del 10%, in Occidente siamo allo 0,003%. Per questo non credo affatto che si debba fare del terrorismo come invece ho letto su qualche quotidiano. Tantomeno per quanto riguarda i bambini. Del resto i dati ci dicono che dei circa 500 casi di vaiolo delle scimmie registrati in Italia non ce n’è nemmeno uno che sia pediatrico.

Invece che preoccuparci dell’ultra-remota possibilità di diffusione del vaiolo delle scimmie nelle scuole, dovremmo pensare alle reali criticità. Come il fatto che dopo tre anni di pandemia non abbiamo ancora dotato le scuole di sistemi di aerazione che permettano agli studenti di respirare liberamente senza il rischio di contagio da malattie respiratorie come Covid-19. Che, ricordiamoci, non è scomparsa. E le varianti Omicron, pur essendo meno letali della precedente Delta, sono altamente contagiose.

Ci sta dicendo che il prossimo anno scolastico vedrà ancora gli studenti con le mascherine?

Tutto dipenderà dai dati dei contagi che avremo a settembre. Considerando che la gente ad agosto si muoverà moltissimo per le vacanze, che praticamente non esiste più obbligo di indossare le mascherine e che le scuole sono le medesime che abbiamo lasciato a giugno…

 

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