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Cervello, i nostri progenitori erano più intelligenti?

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Cara, mi si è ristretto il cervello… Sembra incredibile, ma uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution ha gettato nuova luce sull’evoluzione di quest’organo. Un team di ricercatori del Dartmouth College di Hanover ha ipotizzato che il cervello umano sia diminuito in dimensioni rispetto a 3000 anni fa.

“Il motivo per cui il nostro cervello si è ridotto è stato da sempre un gran mistero per gli antropologi – afferma a Fortune Italia Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Anatomia ed Istologia Patologica all’Università di Siena (www.drantoniogiordano.comwww.shro.org) – Il team del Dartmouth College ha anche osservato come nelle prime fasi dell’evoluzione umana il cervello sia cresciuto in modo significativo, considerando che quello dell’australopiteco di oltre 3 milioni di anni fa superava appena i 400 grammi, simile cioè a quello di uno scimpanzé o di un gorilla, mentre  più tardi quello dell’Homo habilis arrivava a pesarne 600 grammi”.

E noi? “La massa cerebrale dell’Homo sapiens, la specie a cui apparteniamo, è attualmente di 1.350 grammi – precisa Giordano – L’aumento delle dimensioni del cervello è andato parallelamente ai progressi raggiunti, grazie ad una dieta migliore e gruppi sociali più ampi, unitamente a scoperte tecnologiche avanzate. Eppure il nostro cervello si è ridotto rispetto a quello degli individui del Pleistocene”.

“A questo dato – spiega lo scienziato – si è arrivati analizzando 985 crani fossili e di umani moderni. I ricercatori ritengono che la riduzione sia avvenuta a causa di un fenomeno noto come ‘intelligenza collettiva’, cioè lo scambio di informazioni tra grandi gruppi umani e grazie alla divisione dei compiti e del lavoro. Il team della Dartmouth ha dunque affermato che rispetto a 3000 anni fa il nostro cervello si è ridotto del 10%”.

Attraverso l’osservazione delle formiche e della loro organizzazione sociale, si è arrivati a capire come il processo decisionale di gruppo e la divisione del lavoro, nonché la produzione e il procacciare il cibo in gruppo, abbia indotto delle abitudini che consolidandosi hanno reso i gruppi cooperanti più forti del singolo individuo, tanto da influenzare nel tempo i cambiamenti delle dimensioni del cervello umano, continua Giordano.

“I nostri progenitori avevano sì il cervello di dimensioni maggiori, ma la vera evoluzione sociale, pur avendo prodotto una diminuzione del 10% del volume dello stesso, ha indicato come il fatto  di  vivere in gruppo abbia assicurato cooperazione e sopravvivenza”.

“L’evoluzione sociale – sintetizza lo scienziato – vale bene una ridotta dimensione cerebrale, insegnandoci, a distanza di secoli,  che l’individualismo dei nostri progenitori sviluppava molte competenze e attitudini per necessità, dato che agivano e si sostentavano senza l’ausilio di un gruppo, ma che questa caratteristica  non asseconda il processo evolutivo, il superamento degli ostacoli e lo sviluppo della società umana”.

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