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Riassetto per Kedrion, rivoluzione nei plasmaderivati made in Italy

Kedrion
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“Per ogni dollaro di rimesse, 50 centesimi dovevano esser spesi per la famiglia e gli altri 50 per costruire qualcosa che crescesse nel tempo, perché i lucchesi non fossero in futuro più obbligati a emigrare”. È uno degli aneddoti che Paolo Marcucci, Executive Chairman di Kedrion Biopharma, racconta più frequentemente, sempre con la stessa emozione. Le raccomandazioni di suo nonno Luigi, emigrato negli Usa all’inizio del secolo scorso, ritornano alla memoria alla vigilia del riassetto del gruppo, che con un fatturato di oltre 660 milioni di euro nel 2021, è leader in Italia e quinto player mondiale per produzione di plasmaderivati.

Sembra infatti confermato al 31 agosto il passaggio del controllo su Kedrion: dalla famiglia fondatrice dei Marcucci, al fondo di private equity Permira che, contestualmente, acquisirà la britannica Bio Products Laboratory (BPL) anch’essa specializzata in farmaci plasmaderivati.

Come trapelato nei mesi scorsi, l’azionariato del gruppo – che era composto da Fsi investimenti (24%) da Cdp Equity (25%) e dalla famiglia detentrice della maggioranza – cambierà, con Permira nel ruolo di azionista di maggioranza. Nella società combinata Kedrion/Bpl, la famiglia Marcucci sarà il più importante investitore di minoranza e il partner industriale di Permira; anche Fsi e Cdp Equity parteciperanno al nuovo investimento, confermando di credere nell’azienda.

Si tratta di una complessa operazione corporate volta a integrare due grandi aziende europee del biofarmaceutico in un’unica realtà, che – con fatturati combinati di oltre 1 miliardo di euro e 4mila addetti tra le due sponde dell’Oceano – avrà concrete chance di competere con i colossi del settore dei prodotti derivati dalla lavorazione del plasma, una materia prima limitata in natura e dipendente dai donatori di Stati Uniti ed Europa.

Paolo Marcucci
Paolo Marcucci

“Nel nostro settore – spiega Marcucci a Fortune Italia – la capacità d’investire, innovare e raggiungere alti livelli qualitativi per produrre valore aggiunto, sono strategiche”. Dai farmaci plasmaderivati dipende infatti l’aspettativa di vita di milioni di pazienti nel mondo affetti da patologie congenite e senza alternative terapeutiche, come le emofilie e le immunodeficienze primarie.

Anche gravi complicazioni neurologiche e oncoematologiche così come i decorsi post trapianto devono essere trattati con plasmaderivati che integrano i componenti mancanti nel sangue o svolgono specifiche attività terapeutiche. Il Chairman descrive con trasporto un’attività che ha evidentemente un impatto diretto sul benessere di chi dipende da questi farmaci, ma anche ricadute importanti in termini economici e sociali. E assicura che, anche dopo la cessione della quota di maggioranza, “i bisogni dei pazienti continueranno ad essere centrali per Kedrion perché i pazienti sono la forza e la motivazione principale del gruppo”.

Fu Guelfo Marcucci, padre dell’attuale presidente, a gettare le basi su cui costruire l’impero facendo nascere nel 2001 Kedrion Biopharma dalla fusione tra Sclavo, precedentemente acquisita da Enimont e completamente ristrutturata, e altre due imprese minori di plasmaderivati: Aima e FarmaBiagini. La sua strategia di verticalizzazione del business continuò successivamente, anche grazie ai forti legami con i parenti d’Oltreoceano.

Perché Guelfo è figlio di quel Luigi emigrato a Chicago che ancora oggi i Marcucci ricordano con commozione nelle grandi riunioni di famiglia: al Ciocco, il resort sulle colline lucchesi di Castelvecchio Pascoli, un’altra solida realtà costruita da Guelfo negli anni’70, nel settore turistico di lusso. E qui che, periodicamente, si riabbracciano più di un centinaio di esponenti dei due rami Marcucci, quello di Lucca e di Chicago, e si rispolverano con emozione memorie condivise e indelebili.

Perché la storia di Kedrion affonda le radici in una delle più belle pagine dell’immigrazione italiana nel Nuovo Mondo. È la storia di Luigi chiamato con il fratello, nel 1910, a Chicago, dalla zia Marianna Marcucci originaria di Barga, paesino adagiato nella Valle del Serchio. Servivano braccia forti e fidate per far crescere il primo forno italo-francese della città: la Gonnella Bakery, che sfornava pane toscano e baguette francese come tradizione comanda.

Alessandro Gonnella, marito di Marianna, anche lui originario di Barga, prima di aprire il suo forno a Chicago, nel 1886, si era fatto le ossa da un panettiere canadese del Québec. È un lavoratore rapido, infaticabile e – come si dice negli Usa – “multi-skilled”. Quando i fratelli Marcucci si uniscono all’impresa, il pane Gonnella, distribuito in calesse, andava già per la maggiore nei ristoranti e nei negozi alimentari di Chicago.

Il vero successo arriva però qualche decennio dopo, col passaggio al trasporto su ruota e con l’introduzione di una novità. La Bakery italiana è infatti la prima a lanciare la pasta surgelata per panificare e questo permette ai camion “Gonnella” di consegnare pane fresco (scongelato e cotto sul posto) anche negli Stati limitrofi. Quando il gruppo festeggia il suo primo secolo d’attività, Gonnella è il marchio simbolo del buon pane “appena sfornato” in ben 35 Stati: con utili che sfiorano i 70 milioni di dollari, 500 dipendenti, 4mila ristoranti e centinaia di negozi riforniti quotidianamente, l’azienda, una delle dieci private più grandi dell’Illinois, entra nella classifica dei primi 100 produttori di pane degli Usa.

Tuttora è anche l’unica a vantare un record assoluto: in oltre un secolo di attività, solo i discendenti delle due famiglie che la fondarono – i Gonnella e i Marcucci – si sono dati il cambio alla guida del gruppo. Famiglia, lavoro, e crescita verticale. Questa l’equazione di un successo che, anni dopo, si riproduce dall’altra parte dell’Oceano.

Sono state le laute rimesse di Luigi, inviate in Garfagnana a consentire nel dopoguerra a Guelfo Marcucci, di aprire la sua prima farmacia. Poi, con il lungimirante input dei parenti d’America, acquisì i centri di raccolta del plasma negli Stati Uniti che oggi, in tutto, sono una trentina. All’impianto storico di trasformazione e lavorazione di Bolognana, si aggiunse quello di Sant’Antimo, nei pressi di Napoli, specializzato nella lavorazione ad alto valore aggiunto del plasma iperimmune.

Il consolidamento delle attività continua con il passaggio del testimone ai figli – Andrea, senatore e già Ceo del gruppo, Paolo e Maria Lina, imprenditrice nel settore tv, già vicepresidente della Regione Toscana e oggi presidente del Carnevale di Viareggio. E con l’acquisizione di altri impianti: in Ungheria, per l’infialamento dei farmaci, negli Usa dove si eseguono i processi di purificazione, e in Canada. Aprirà a breve anche un nuovo impianto italiano, a Castelvecchio (Lucca), ancora più performante e specializzato nella purificazione del plasma per produrre immunoglobuline di nuova generazione.

La famiglia Marcucci
La famiglia Marcucci

E così anche Kedrion, negli anni, diventa un impero, costruito mattone dopo mattone “sempre mantenendo un forte legame con il nostro Paese, dove viene effettuata tutta la lavorazione del plasma ad alto valore aggiunto, e avendo ben presente che questo è un settore di rilevanza strategica nazionale”, afferma Paolo Marcucci.

Nell’ultimo decennio, con l’ingresso di Cdp e Fsi nell’azionariato e il rafforzamento della vocazione internazionale, la dimensione del gruppo è quadruplicata: oggi i plasmaderivati Kedrion sono distribuiti in oltre cento Paesi del mondo e il mercato americano (da cui proviene circa l’80% dei ricavi del gruppo) resta indubbiamente trainante. “Ciò nonostante, almeno la metà dei nostri 2.700 dipendenti si trova in Toscana o in Campania. I nuovi azionisti – puntualizza – sono ben consapevoli d’investire in una grande azienda che, pur avendo una visione globale, ha sempre mantenuto saldamente le sue radici in Italia”.

In settori altamente competitivi e dominati da colossi globali, una dimensione a trazione familiare come quella di Kedrion Biopharma molto difficilmente avrebbe potuto resistere a lungo. Tra pochi giorni, la nuova svolta del gruppo – lascia intendere Marcucci – avverrà secondo il modello d’integrazione verticale adottato a suo tempo da Guelfo e tenendo ben presente la lezione di Luigi, che “non si deve mai smettere di credere in una crescita responsabile e condivisa”.

Sulla carta, l’ingresso di Permira garantirà l’ulteriore espansione mondiale della controllata e maggiore crescita di cui beneficerà (non solo in termini di know-how) anche l’Italia.
“Quel patrimonio di valori e saperi che Kedrion ha espresso in tutti questi anni, a partire dalla sua filosofia imprenditoriale, non dovrà esser perduto”, parola di Marcucci.

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