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Covid ancora in calo, ma preoccupano le scuole

primo giorno di scuola
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La pandemia da Covid-19 continua a retrocedere nel nostro Paese: nell’ultima settimana calano ancora contagi, ricoveri e morti. Ma nella settimana della ripresa delle lezioni sono proprio le scuole a preoccupare gli esperti di Fondazione Gimbe, che puntano il dito su raccomandazioni generiche, un piano inadeguato, vecchi problemi e troppe ambiguità.

Il monitoraggio nella settimana 7-13 settembre segnala la netta diminuzione di nuovi casi  Covid (107.876 contro 123.782) e dei decessi (383 contro 447), dei casi attualmente positivi (454.035 vs 571.344) e dei ricoveri in ospedale. In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

Decessi: 383 (-14,3%), di cui 65 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: -22 (-11,9%)
Ricoverati con sintomi: -591 (-13,3%)
Isolamento domiciliare: -116.696 (-20,6%)
Nuovi casi: 107.876 (-12,9%)
Casi attualmente positivi: -117.309 (-20,5%)

“Da 4 settimane consecutive – rileva il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta – prosegue la lenta discesa dei nuovi casi settimanali che si attestano intorno a quota 108 mila, con una media mobile a 7 giorni di circa 15 mila casi al giorno”. Un calo in 18 Regioni (dal -4,8% del Piemonte al -31,5% della Calabria), con un minimo incremento in tre (Provincia Autonoma di Bolzano +0,2%, Toscana +1,1%, Umbria +4%). Continuano a verificarsi casi di reinfezioni, mentre si riducono i tamponi.

Sul fronte degli ospedali arrivano buone notizie. Come precisa Marco Mosti, direttore Operativo della Fondazione Gimbe, “continuano a scendere i posti letto Covid-19 occupati sia in area medica (-13,3%) che in terapia intensiva (-11,9%)”. Al 13 settembre il tasso nazionale di occupazione Covid è del 6,1% in area medica (dal 3,3% del Piemonte al 18,9% dell’Umbria) e dell’1,8% in area critica (dallo 0% di Umbria e Valle D’Aosta al 3,4% di Lazio e Sicilia).

Mentre sono in arrivo i nuovi vaccini adattati contro le varianti Omicron, resta il nodo delle scuole. “Nel vortice della campagna elettorale, che ha coinciso con la fase discendente della quinta ondata, il tema della riapertura in sicurezza delle scuole non ha ricevuto l’attenzione necessaria – sottolinea Cartabellotta – Il piano predisposto per l’anno scolastico 2022-23 appare inadeguato non tanto per le misure previste, quanto per le raccomandazioni spesso generiche e, soprattutto, per le eccessive responsabilità scaricate sulle scuole, prive delle necessarie risorse e competenze sanitarie. Il rischio è quello di un impatto rilevante sulla circolazione virale e sulla salute pubblica, ma anche sui giorni di scuola perduti, vista l’incomprensibile abolizione della didattica digitale integrata per gli studenti in isolamento”.

Cartabellotta è intervenuto alla presentazione del XX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” di Cittadinanzattiva, dove è intervenuto oggi presentando un’analisi sulla sicurezza Covid-19 nelle scuole integrando le evidenze scientifiche disponibili con i risultati della survey condotta da Gimbe con l’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (Anp), le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, il “vademecum” inviato dal Ministero dell’Istruzione alle scuole e il DPCM 26 luglio 2022 con le linee guida su aerazione e qualità dell’aria.

Nel mirino, fra le altre cose, “la valutazione dei sintomi che – spiega Cartabellotta – viene di fatto affidata a genitori e personale scolastico, con impatto imprevedibile sia sull’assenteismo scolastico, sia sulla circolazione del virus”.Aappare anacronistica la precisazione che la rinorrea (raffreddore) “non può essere sempre motivo in sé di non frequenza o allontanamento dalla scuola” e che “gli studenti possono frequentare in presenza indossando mascherine chirurgiche/FFP 2 fino a risoluzione dei sintomi ed avendo cura dell’igiene delle mani e dell’osservanza dell’etichetta respiratoria”.

“A chi è affidata dunque la valutazione dello studente in una condizione clinica così sfumata e la decisione di effettuare, o meno, un tampone, visto che l’infezione da Omicron 5 spesso esordisce solo con lievi sintomi respiratori, proprio come la rinorrea?”, si chiede.

“È evidente – commenta Cartabellotta – che in caso di aumento della circolazione virale le misure previste per l’inizio dell’anno sarebbero insufficienti, ma al tempo stesso l’implementazione di tutte le misure aggiuntive sarebbe necessaria solo in uno scenario estremo poco verosimile, mentre realisticamente saremo di fronte a scenari intermedi”.

“Se con l’agognato ritorno alla normalità – conclude  – la scuola deve rappresentare un normale ambito di convivenza o contesto lavorativo, questa ingiustificata ostinazione ad imporre regole differenti non fa che generare incongruenze con le norme che regolano la sicurezza Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

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