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Da diritto di tutti a privilegio per pochi: ecco come è cambiata (in peggio) la salute in Italia dopo anni di pandemia. Il finanziamento è aumentato, è vero, ma Covid-19 ha generato anche nuovi bisogni, indebolendo un elemento fondamentale del sistema: gli operatori sanitari.

Il tutto mentre anche la sanità – pubblica e privata – si trova a fare i conti con la crisi dell’energia e i costi sempre più salati delle materie prime.

La ‘fotografia’ che emerge dal 5° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe ha tutto sommato poche luci e tante ombre.

“Il nostro Ssn è un paziente cronico con patologie multiple, un paziente difficile, che in pandemia è peggiorato sotto diversi aspetti. All’alba della nuova Legislatura – ha sottolineato il presidente Nino Cartabellotta, presentando il suo Rapporto sul SSN oggi a Roma – Fondazione Gimbe ribadisce con fermezza la necessità di rimettere la sanità al centro dall’agenda politica, perché il diritto costituzionale alla tutela della salute non può essere ostaggio dell’avvicendamento dei Governi. In una fase di grave crisi internazionale, che impone alla politica sfide estremamente ardue, occorre tenere i riflettori accesi sul rischio concreto di perdere, lentamente ma inesorabilmente, un modello di servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, conquista sociale irrinunciabile per l’eguaglianza e la dignità di tutte le persone; e, senza una chiara visione sul futuro della sanità pubblica, di mancare la straordinaria opportunità offerta dal Pnrr”.

I ‘nodi’ del Ssn hanno radici antiche. “Ben prima dello scoppio della pandemia Gimbe aveva rappresentato il Ssn come un paziente cronico affetto da varie patologie che ne compromettevano lo stato di salute”, ricorda infatti Cartabellotta.

Pochi fondi, una mancanza di indirizzo unitario e una mancata programmazione nella formazione degli operatori sono venuti allo scoperto con la pandemia, che ha fatto emergere tutta la fragilità dell’assistenza territoriale, oltre che l’incapacità di attuare un’unica catena di comando.

Nodi rimasti irrisolti, fatta eccezione per il netto rilancio del finanziamento pubblico, che l’emergenza sanitaria ha al tempo stesso imposto ed eroso. “Se oggi la pandemia non ha ancora mollato la presa – ha detto Cartabellotta – presenta già il conto dei suoi effetti a medio-lungo termine”.

Pensiamo solo ai ritardi in termini di interventi chirurgici, screening e visite, Ma anche all’ulteriore indebolimento del personale sanitario: pensionamenti anticipati, burnout e demotivazione, licenziamenti volontari e fuga verso il privato lasciano sempre più scoperti settori chiave del Ssn, in particolare i Pronto Soccorso, e deserti i numerosi concorsi.

La questione del personale

Per far fronte alla domanda di personale si ricorre così a cooperative di servizi, reclutamento di medici in pensione e chiamate di medici dall’estero. “Considerato che i consistenti investimenti per nuovi specialisti e medici di famiglia daranno i loro frutti non prima rispettivamente di 5 e 3 anni – ha evidenziato Cartabellotta  – il nodo del personale sanitario è entrato nella sua fase più critica che richiede soluzioni straordinarie in tempi brevi”.

Le priorità per la salute del Ssn

Il Rapporto punta i riflettori sull’irripetibile occasione di svolta: oggi infatti le sfide della transizione digitale e dell’approccio One Health incrociano la fine della stagione dei tagli e, soprattutto, le grandi opportunità offerte dal Pnrr, un “prezioso organo da trapiantare in un paziente con malattie multiple”.

Per centrare i due obiettivi chiave della Missione 6, ovvero ridurre le diseguaglianze regionali ed ottenere il massimo ritorno di salute dalle risorse investite, “è necessario predisporre le adeguate contromisure per fronteggiare le criticità che ostacolano l’attuazione del Pnrr”.

“Considerato che dal programma della coalizione di centro-destra, dove convivono anime nazionaliste e spinte regionaliste, emergono solo proposte frammentate senza alcun piano di rilancio del Ssn – ha detto Cartabellotta – il Rapporto si concentra sulle tematiche politiche il cui indirizzo è fondamentale per determinare il destino” della sanità pubblica.

Rispetto agli 8,2 miliardi del decennio 2010-2019, dal 2020 ad oggi è passato da 113.810 a 124.960 miliardi, un aumento di ben 11,2 miliardi euro di cui 5,3 miliardi assegnati con decreti Covid. “Se formalmente la stagione dei tagli alla sanità può ritenersi conclusa – ha precisato però Cartabellotta – è evidente che il netto rilancio del finanziamento pubblico è stato imposto dall’emergenza pandemica e non dalla volontà politica di rafforzare in maniera strutturale il Ssn”.

In effetti nel triennio 2023-2025 si prevede una riduzione della spesa sanitaria media del’1,13% per anno e un rapporto spesa sanitaria/Pil che nel 2025 precipita al 6,1%, ben al di sotto dei livelli pre-pandemia. Nonostante le maggiori risorse investite, il confronto internazionale restituisce risultati simili a quelli dell’era pre-Covid: nel 2021 la spesa sanitaria totale in Italia è sostanzialmente pari alla media Ocse in termini di percentuale di Pil (9,5% vs 9,6%), ma inferiore come spesa pro-capite.

Soprattutto, la spesa pubblica pro-capite nel nostro Paese è ben al di sotto della media Ocse (3.052 dollari contro 3.488) e in Europa ci collochiamo al 16° posto: ben 15 Paesi investono di più in sanità, con un gap dai $ 285 della Repubblica Ceca ai 3.299 della Germania. Per Cartabellotta è “impietoso” il confronto con i Paesi del G7 sulla spesa pubblica: dal 2008 siamo fanalino di coda con gap sempre più ampi, ha ricordato Cartabellotta.

Il miraggio di un’assistenza al passo coi tempi

Il Rapporto affronta le criticità relative ad aggiornamento, esigibilità e monitoraggio dei Lea (livelli essenziali di assistenza). Innanzitutto non si è mai concretizzato il loro aggiornamento continuo per mantenere allineate le prestazioni all’evoluzione delle conoscenze scientifiche; in secondo luogo, le nuove prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica non sono esigibili su tutto il territorio nazionale perché il “Decreto Tariffe” non è mai stato approvato per carenza di risorse economiche.

Infine il Nuovo Sistema di Garanzia, la nuova “pagella” con cui lo Stato darà i “voti” alle Regioni, non è affatto uno specchio fedele per valutare la qualità dell’assistenza. A quasi sei anni dal Dpcm che ha istituito i “nuovi Lea”, le diseguaglianze regionali, in termini di esigibilità di prestazioni e servizi, restano tali.

Il Rapporto analizza in dettaglio le maggiori autonomie richieste in sanità da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Se alcune oggi rappresenterebbero uno strumento per fronteggiare la grave carenza di personale sanitario da estendere in tutto il Paese, altre secondo Gimbe rischiano di sovvertire totalmente gli strumenti di governance nazionale. Gimbe “invita il nuovo Esecutivo a maneggiare con cura il regionalismo differenziato in sanità – puntualizza Cartabellotta – perché l’attuazione tout court delle maggiori autonomie richieste non potrà che esasperare le diseguaglianze regionali, ampliando il divario tra Nord e Sud del Paese”.

La ricetta per il rilancio del Ssn

LA SALUTE IN TUTTE LE POLITICHE. Mettere la salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche ambientali, industriali, sociali, economiche e fiscali (health in all).

APPROCCIO ONE HEALTH. Attuare un approccio integrato alla gestione della salute, perché la salute dell’uomo, degli animali, delle piante e dell’ambiente, ecosistemi inclusi, sono strettamente interdipendenti.

GOVERNANCE STATO-REGIONI. Rafforzare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, nel rispetto delle loro autonomie, per ridurre diseguaglianze, iniquità e sprechi.

FINANZIAMENTO PUBBLICO. Rilanciare il finanziamento pubblico per la sanità in maniera consistente e stabile, al fine di allinearlo alla media dei paesi europei.

LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. Garantire l’uniforme esigibilità dei LEA in tutto il territorio nazionale, il loro aggiornamento continuo e rigoroso monitoraggio, al fine di ridurre le diseguaglianze e rendere rapidamente accessibili le innovazioni.

PROGRAMMAZIONE, ORGANIZZAZIONE E INTEGRAZIONE DEI SERVIZI SANITARI E SOCIO-SANITARI. Programmare l’offerta di servizi sanitari in relazione ai bisogni di salute della popolazione e renderla disponibile tramite reti integrate che condividono percorsi assistenziali, tecnologie e risorse umane, al fine di superare la dicotomia ospedale-territorio e quella tra assistenza sanitaria e sociale.

PERSONALE SANITARIO. Rilanciare le politiche sul capitale umano in sanità: investire sul personale sanitario, programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari, riformare i processi di formazione e valutazione delle competenze, al fine di valorizzare e motivare la colonna portante del Ssn.

SPRECHI E INEFFICIENZE. Ridurre gli sprechi e le inefficienze che si annidano a livello politico, organizzativo e professionale, al fine di reinvestire le risorse recuperate in servizi essenziali e vere innovazioni, aumentando il value della spesa sanitaria.

RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO. Disciplinare l’integrazione pubblico-privato secondo i reali bisogni di salute della popolazione e regolamentare la libera professione per evitare diseguaglianze e iniquità di accesso.

SANITÀ INTEGRATIVA. Avviare un riordino legislativo della sanità integrativa al fine di arginare fenomeni di privatizzazione, aumento delle diseguaglianze, derive consumistiche ed erosione di risorse pubbliche.

TICKET E DETRAZIONI FISCALI. Rimodulare ticket e detrazioni fiscali per le spese sanitarie, secondo princìpi di equità sociale e prove di efficacia di farmaci e prestazioni, al fine di evitare sprechi di denaro pubblico e ridurre il consumismo sanitario.

TRANSIZIONE DIGITALE. Diffondere la cultura digitale e promuovere le competenze tecniche tra professionisti sanitari e cittadini, al fine di massimizzare le potenzialità delle tecnologie digitali e di migliorare accessibilità ed efficienza in sanità e minimizzare le diseguaglianze.

INFORMAZIONE AI CITTADINI. Potenziare l’informazione istituzionale basata sulle migliori evidenze scientifiche, al fine di promuovere sani stili di vita, ridurre il consumismo sanitario, aumentare l’alfabetizzazione sanitaria della popolazione, contrastare le fake news e favorire decisioni informate sulla salute.

RICERCA SANITARIA. Destinare alla ricerca clinica indipendente e alla ricerca sui servizi sanitari un importo pari ad almeno il 2% del fabbisogno sanitario nazionale standard, al fine di produrre evidenze scientifiche per informare scelte e investimenti del Ssn.

“A fronte di criticità globali quali crisi economica ed energetica, cambiamenti climatici e pandemia – ha concluso  Cartabellotta – la politica deve saper cogliere le grandi opportunità per rilanciare il Ssn: fine della stagione dei tagli alla sanità, Pnrr, transizione digitale, approccio One Health. Un rilancio che il nostro Paese merita e che è in grado di realizzare per garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute a tutte le persone. Un diritto fondamentale che si sta trasformando in un privilegio per pochi – ribadisce – lasciando indietro le persone più fragili e svantaggiate”. Anche per loro “occorre difendere il salvadanaio del Ssn”.

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