Claudia Trojaniello, cervello in fuga col biglietto di ritorno

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Napoli Pittsburgh, andata e ritorno. Si potrebbe riassumere così la storia di Claudia Trojaniello, già 40under40 di Fortune Italia, nata a Napoli nel 1988, che ci ha raccontato come “il mio sogno è sempre stato quello di essere una ricercatrice, fin da quando ero bambina”.

Questo sogno l’ha portata ad essere una delle ricercatrici del team che ha realizzato la celebre sperimentazione italiana del Tocilizumab nella polmonite da Covid-19.

Ma andiamo per gradi, e vediamo che il sogno si è realizzato per piccoli passi. Prima con la laurea presso la scuola di Medicina e Chiurugia Luigi Vanvitelli di Napoli, poi la vittoria del concorso in oncologia medica, nel 2015 e infine la specializzazione in oncologia nel 2020.

E la possibilità di trascorrere un periodo di ricerca in America, dove “ho frequentato come observership l’Upmc cancer center della Pittsburgh University. Il programma era stare lì per tre mesi, ma l’emergenza Covid mi ha costretta a rientrare solo dopo un mese e mezzo. Obiettivo della ricerca era lo studio delle terapie Car-t”, Chimeric antigen receptor T cell therapies, ovvero ‘terapie a base di cellule T esprimenti un recettore chimerico per antigene. Sono immunoterapie, nuove terapie personalizzate contro il cancro, che agiscono direttamente sul sistema immunitario del paziente per renderlo in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali.

“Sono oggi usate per i tumori patologici e speriamo presto di poterle utilizzare anche nei tumori ematologici”. Una terapia nuova, con cui “si potevano anche bloccare effetti collaterali di alcune cure invasive”.

L’esperienza all’estero è sempre importante, sottolinea la Trojaniello, “utile sotto tanti punti di vista. Le realtà ospedaliere americane sono organizzate diversamente, la figura del medico è vista in maniera diversa, c’è un altro approccio con il paziente. Essendo tutto privato, è molto differente e restrittivo rispetto alla nostra sanità, che invece consente a tutti l’accesso alle terapie. Mi ha colpito questa gestione diversa del paziente e delle terapie”.

La ricercatrice ritiene che sia fondamentale continuare a fare esperienze in contesti nuovi, diversi. Ma se pensa a un consiglio per le giovani che vogliano provare la carriera medica, Trojaniello non ha dubbi: “Consiglio di puntare sulla ricerca, io ho desiderato tanto farlo. Seguire il proprio talento, farne la propria professione, è il motore di tutto. Nel mio caso, mi sono resa conto di quanto sia importante sperimentare, perché tutte le sperimentazioni sono alla base delle terapie che si possono implementare per contrastare il tumore”.

Per avere accesso alla ricerca, però, c’è sempre l’ostacolo degli esami di ammissione alla facoltà di Medicina. Si parla di una riforma di questo sistema, così abbiamo chiesto a Claudia Trojaniello un parere. “Anche io sono entrata con il numero chiuso e i test. Credo però che proprio i test non valgano davvero per verificare la formazione della persona, la sua propensione rispetto a quel tipo di lavoro. Alcuni quesiti sono relativi a competenze che non è detto che si debbano avere usciti dal liceo, ma che piuttosto si assimilano durante il percorso di studi universitari. I test di logica sono invece fondamentali, sono alla base della persona e del suo background, ma forse non bastano per selezionare un futuro bravo medico”.

Lei è dirigente medico presso l’Uoc di oncologia medica e terapie innovative dell’istituto Pascale di Napoli, diretta dall’oncologo Paolo Ascierto. Ha raggiunto traguardi notevoli, in un contesto in cui non sempre le quote rosa vengono garantite. “Io invece le dirò che da noi non ci sono differenze, anzi nel campo dell’oncologia siamo più donne che uomini. Credo sia molto importante la volontà e l’amare quello che si fa. La mattina svegliarsi contenti di andare a lavorare, questo è il motore, a prescindere da tutto. Non fare un lavoro solo per vivere, ma vivere anche per fare quello che ti piace. Noi abbiamo l’esempio del nostro primario, operativo dalle 7 del mattino, sempre disposto al confronto, a costanti aggiornamenti sui pazienti. Siamo tutti ispirati dal suo operato, proviamo a seguire il suo esempio senza riuscire ad arrivarci. Ma è importante sapere di far parte di un gruppo di lavoro motivato, affiatato, che ti valorizza”.

Era appena tornata dall’America, e in piena pandemia è salita agli onori della cronaca per la sperimentazione italiana del Tocilizumab nella polmonite da Covid-19. “Questa intuizione è stata collettiva, l’insieme di una serie di figure e di idee. Sapendo che le polmoniti causate da Covid erano legate alla cascata citochinica, e gli effetti collaterali, in altre patologie, venivano gestiti con il Tocilizumab, abbiamo deciso di sperimentare il farmaco” usato abitualmente anche per l’artrite reumatoide, e che ha confermato di poter ridurre i danni alveolari derivanti dall’infezione virale da Covid. La sperimentazione è cominciata proprio al Pascale di Napoli, e dopo che l’Aifa ha sancito la possibilità di utilizzare il farmaco per la cura di Covid, il Tocilizumab  è stato messo a disposizione a titolo gratuito, da parte dell’azienda produttrice, per i Centri di ricerca che hanno fatto richiesta. Già dieci giorni dopo l’inizio dello studio fu confermata la validità del trattamento, attestata anche dall’esperienza maturata dai medici cinesi”.

Questo è quello che Troianiello intende, quando parla con amore per la ricerca. “Voglio rimanere dove sono, e continuare a fare ricerca, è tutto quello che ho desiderato fare. In particolare continueremo a lavorare sulle terapie e immunoterapie per  melanoma e tumori solidi, sperimentare le terapie di combinazione, per superare le resistenze che non permettono a tutti i pazienti di rispondere alle terapie attuali”.

 

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