Arriva dai Pfas la nuova minaccia alla fertilità per lui

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Si allarga il campo di ricaduta negativa dell’azione dei Pfas sulla salute umana.  La nuova minaccia riguarda la fertilità, dal momento in cui è stato dimostrato che i Pfas si legano alla membrana cellulare, che è una componente fondamentale per la funzionalità degli spermatozoi.

I Pfas sono sostanze perfluroalchiliche non presenti in natura, utilizzati fra l’altro per impermeabilizzazioni, cromature. Negli anni sono stati riscontrati diversi effetti negativi sulla salute di quanti fossero stati esposti a queste sostanze.

L’incidenza generica dei Pfas sulla fertilità era già stata dimostrata da una ricerca, promossa due anni fa dall’università di Padova, con il coordinamento del professor Carlo Foresta e pubblicata sul Journal of endocrinological investigation. Lo studio era stato condotto su 120 ventenni esposti all’inquinamento da Pfas, dimostrando la conseguente e significativa alterazione del numero e della motilità degli spermatozoi.

Il dato era stato recentemente confermato anche da uno studio danese, condotto su donne esposte alle sostanze Pfas durante la gravidanza. I ricercatori avevano raccolto campioni di sangue da mille donne nel primo trimestre di gravidanza e controllato poi le caratteristiche dello sperma di oltre 800 figli di quelle donne, a 18 anni di distanza, dimostrando una relazione lineare tra le concentrazioni di Pfas delle madri e la scarsa motilità e la bassa conta degli spermatozoi.

Oggi arriva da Padova l’ulteriore dettaglio relativo all’alterazione della capacità fecondante come ricaduta negativa dell’azione di queste sostanze.

“I Pfas, integrandosi nella membrana degli spermatozoi, alterano i meccanismi che regolano la capacità fecondante, sia naturale che in vitro, e possono trasmettersi anche per tre generazioni” è il commento di Foresta.

La nuova scoperta riguarda il Pfoa, uno dei Pfas, che è risultato presente anche nel liquido seminale dei giovani che siano stati esposti alla sostanza, con concentrazioni di circa il 30% di quelle plasmatiche.

Il gruppo dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Università di Padova ha condotto questo nuovo studio, che dimostra anche la specifica interazione tra queste sostanze chimiche e i fosfolipidi di membrana, i principali costituenti della membrana stessa. Questa interazione ne modifica la fluidità ed interferisce con recettori e canali presenti sulla membrana, la cui attivazione è fondamentale per lo sviluppo del processo di fertilizzazione.

Inoltre la fertilizzazione, sia naturale che in vitro, effettuata con spermatozoi contaminati da Pfas, comporta il traghettamento di queste sostanze chimiche nell’ovocita. “Questi dati sono veramente inquietanti – spiega Foresta – poiché ad oggi non è noto quali possono essere le conseguenze dell’interazione tra Pfas e lo sviluppo embrionale”.

Le interferenze così precoci nei meccanismi di fertilizzazione si aggiungono alla precedente nozione, relativa al fatto che queste sostanze siano in grado di raggiungere il feto attraverso la placenta e il cordone ombelicale “diventando così un fattore di rischio per la fase più sensibile della nostra vita, quella pre-natale, in cui il ruolo degli ormoni materni svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo”, dichiara Carlo Foresta.

“Diversi anni di ricerche scientifiche hanno delineato un quadro chiaro circa gli effetti sulla salute umana da parte dei Pfas, che possono colpire ben tre generazioni, partendo dall’esposizione materna in gravidanza, passando per i figli con conseguenti alterazioni riproduttive e arrivando fino ai figli dei figli, laddove i Pfas arrivassero a indovarsi nello spermatozoo”, conclude lo studioso.

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