Zero Covid Strategy e la leadership di Xi Jinping

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A settemilacinquecentosessantadue chilometri dall’Italia, sta succedendo quello che nella storia politica di un Paese non democratico può essere definito un ‘unicum’: dopo proteste, cartelli e slogan contro il partito, Pechino consentirà ai contagiati dal coronavirus di trascorrere a casa l’isolamento. Una posizione di mancata coerenza da parte del leader cinese Xi Jinping, che fino all’altro ieri imponeva quarantene forzate ai condòmini di uno stesso palazzo?

Fino a questo momento, in Cina tutti i positivi a Covid e i loro contatti stretti (anche se asintomatici), venivano confinati all’interno di interi comprensori residenziali. La gente è stata sigillata in casa con la possibilità di scendere in strada soltanto per sottoporsi ai tamponi per settimane, con nuovi positivi che comparivano alla fine di un trattamento e costringevano a far ripartire da capo la procedura di isolamento.

‘Zero Covid Strategy’ è stata la linea promossa dal partito sin dall’inizio per spezzare la catena di trasmissione di Covid-19. I luoghi di quarantena obbligatoria, sotto sorveglianza sanitaria, si sono presto trasformati in lazzaretti dove le persone hanno vissuto ammassate, in condizioni igieniche precarie e senza nessuna garanzia sui tempi di permanenza.

A distanza di poche settimane dalla rielezione a leader del partito comunista per un inedito terzo mandato, Xi Jinping si è ritrovato a fare marcia indietro. Di fronte a un’ondata di frustrazione e malcontento senza precedenti, Xi (come riportato dai media internazionali) avrebbe alleggerito le misure.

“Ciò in parte è vero”, ha spiegato Filippo Fasulo a Fortune Italia, analista dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) ed esperto di Cina. “Xi ha alleggerito le misure ed è giusto parlare di ‘concessione epocale’. Già da un po’ lo stesso partito discuteva sul fatto che la Zero Covid stesse diventando eccessiva: il documento di venti punti presentato qualche settimana fa ‘allentava’ i passaggi. Ma ora bisogna capire esattamente cosa significhi allentare. Perché permettere alle persone di passare la quarantena in casa e non in una struttura è sì un allentamento: ma parziale. La verità è che il gioco da parte del governo cinese è quello di trovare una soluzione senza ammettere di aver sbagliato. Anche nei primi due anni di pandemia l’obiettivo è stato quello di dimostrare al mondo di essere i migliori. Ora si ritrovano davanti a un problema strutturale: perché se aprissero tutto improvvisamente, il numero di morti salirebbe in fretta. Sono caduti in una sorta di trappola auto-indotta, e quello che succederebbe in caso di apertura non porterebbe comunque consensi”.

In effetti, all’inizio di questa settimana nel Paese si sono registrati oltre 31mila casi e negli ultimi giorni è salito il numero dei decessi. Pur essendo numeri relativamente contenuti rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone, il conteggio ha rivelato la peggiore situazione da sei mesi a questa parte. E anche per questa ragione il governo (pur non ammettendolo esplicitamente) ha optato per una sorta di revisione.

A preoccupare epidemiologi cinesi ed esperti del settore è soprattutto la tenuta del sistema sanitario nazionale: gli ospedali cinesi “non sono pronti per una riapertura”, le cui conseguenze potrebbero causare una paralisi del sistema.

“Il grande errore è stato quello di non aver investito in maniera massiva sul miglioramento del sistema sanitario cinese e sulle unità di terapie intensiva. Così come non aver puntato sulla vaccinazione per la popolazione”, ha affermato Fasulo. “Abbiamo assistito e stiamo assistendo all’evoluzione delle varianti: la cronicizzazione della pandemia è un altro problema che il governo cinese ha finto di ignorare aspettandosi che passasse da sé. I cittadini hanno pazientato a lungo, sono stanchi. È come se in Italia ci avessero rinchiusi e mai più aperti dal 2020. Come staremmo reagendo?”.

Le nuove misure meno rigide su Covid partiranno da Chaoyang, il distretto centrale di Pechino. Potranno scegliere la quarantena domiciliare i contagiati a basso rischio, le donne incinte, gli anziani, i pazienti con patologie pregresse e i contatti stretti. “Bisognerà vedere come sarà amministrata sul campo questa concessione: la gente è esasperata anche per le decisioni spesso brutali dei ‘dabai’, l’esercito dei vigilanti soprannominati ‘grandi bianchi’ per il colore della tuta protettiva. I cinesi sono arrabbiati. Non chiedono un ‘contentino’. La condizione scatenante delle proteste è il fatto che si tratta di una situazione che accomuna tutti. Si fa fatica non solo a uscire dal Paese, ma anche ad andare da una provincia all’altra. E diversamente dall’idea di ‘Grande Fratello’ che noi abbiamo, le varie province utilizzano sistemi di controllo di prevenzione pandemica che non comunicano tra di loro. Naturalmente un altro fattore scatenante,è il rallentamento dell’economia”, ha spiegato Fasulo.

Sebbene da un lato la critica alla strategia Zero Covid, che simbolicamente è stata tramutata nella ‘lotta al partito’ (e soprattutto a Xi), rappresenti un modo per costruire una sorta di ‘coscienza nazionale’, dall’altro secondo Fasulo “siamo lontani da un cambio radicale del quadro politico in Cina”.

La narrazione occidentalizzante ha infatti letto nelle proteste in Cina l’apertura verso un’inversione di rotta della linea governativa. “Io credo che siamo di fronte a una frattura, e non a una rottura. Ci saranno delle crepe, ben visibili nel famoso ‘patto sociale’: oggi Xi Jinping sa di governare un popolo insoddisfatto, la sua leadership si è indebolita. L’aspetto da prendere in considerazione però, a mio avviso, è il fatto che certe proteste possano essere internalizzate e tornare eventualmente in un secondo momento. Chi lo sa. Magari sono campanelli e ne parleremo tra un paio di anni”.

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