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La moria delle api ha tenuto col fiato sospeso ambientalisti di tutto il mondo. Ora scopriamo che, a insidiare la sopravvivenza di questi insetti campioni di biodiversità, sono (anche) gli eventi meterologici estremi.

Esistono 20mila specie di api nel mondo. Analizzando dati sullo stato delle colonie di api negli Stati Uniti, un team di scienziati ha individuato i tre nemici delle api. Una questione che riguarda l’intero pianeta, anche se la ‘moria’ varia notevolmente a seconda delle aree geografiche e delle stagioni.

Nel mirino degli esperti al lavoro tra Italia e Stati Uniti sono finiti alcuni acari parassiti, l’esposizione ai pesticidi e gli eventi meteorologici estremi. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports grazie al contributo di un team di ricercatrici e ricercatori legato alla Scuola Superiore Sant’Anna e al suo Dipartimento di Eccellenza EMbeDS (Economia e Management nell’era della Data Science), fa parte di un approfondimento dedicato al tema Insect decline and extinction.

Gli autori hanno raccolto e integrato informazioni sullo stato delle colonie di api, i fattori di stress che le influenzano, le condizioni meteorologiche e di utilizzo del suolo negli Stati Uniti per un periodo compreso tra il 2015 e il 2021. L’analisi ha evidenziato l’impatto significativo sulla moria delle colonie dell’acaro parassita Varroa destructor, ma anche dell’esposizione ai pesticidi e di eventi estremi di tipo meteorologico.

“La Varroa destructor – spiega Luca Insolia, primo autore dello studio, attualmente post-doc presso l’Università di Ginevra, dopo il PhD in Data Science e una collaboriazione con il Dipartimento EMbeDS della Scuola Sant’Anna – è diffusa in tutti i continenti ed è fortemente associata alla moria di api. La lotta a questo acaro rappresenta una delle sfide più importanti per l’apicoltura moderna”.

Ebbene, dalla ricerca arriva anche una possibile strategia per la difesa delle api. “Acari come la Varroa destructor – precisa Insolia – seguono andamenti stagionali e gli apicoltori potrebbero sfruttare i risultati del nostro studio per implementare trattamenti più efficaci e per supportare varie altre pratiche apicole, come le attività di nomadismo, la nutrizione suppletiva e lo svernamento”.


“Secondo i dati analizzati nel nostro studio, in tutti gli Stati Uniti lo svernamento è il periodo più cruciale dell’anno per la perdita di colonie”, interviene Martina Calovi, corresponding author dello studio e docente di Geografia presso la Norwegian University of Science and Technology (nel 2017 Calovi ha conseguito il PhD in Management presso la Scuola Sant’Anna). “Sebbene sarebbero necessari altri dati per comprendere appieno il ruolo del cambiamento climatico, i nostri risultati sugli effetti negativi di eventi meteorologici estremi sulle api forniscono alcune importanti evidenze preliminari”.

L’auspicio, sottolinea Roberto Molinari, autore dello studio e docente di Statistica alla Auburn University, è quello di “contribuire a una maggiore sensibilizzazione verso la raccolta di dati, così come la loro condivisione con il mondo della ricerca, negli Stati Uniti e in altre regioni del mondo, compresa l’Italia”.

“Comprendere il declino delle api è di assoluta importanza – insiste Francesca Chiaromonte, autrice dello studio, docente di Statistica presso la Scuola Sant’Anna e la Pennsylvania State University, e coordinatrice scientifica di EMbeDS – perché gli impollinatori ricoprono un ruolo fondamentale dal punto di vista biologico ed economico. Il nostro studio è il primo a considerare un’elevata estensione spazio-temporale e molteplici potenziali fattori di stress. Utilizzando strumenti statistici sviluppati dal nostro gruppo, siamo stati in grado di far luce sull’interazione di fattori biotici e abiotici e il loro impatto sulle colonie di api”.

Ma perchè le api sono così importanti? Oltre a produrre il miele, l’attività di impollinazione delle api garantisce la riproduzione di diverse piante selvatiche, regolando così i differenti ecosistemi. Si tratta dunque di ‘sentinelle’ della biodiversità, minacciate da più parti ma essenziali per agricoltura ed economia.

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