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Dallo sciroppo per la tosse a Covid, 125 anni di Roche in Italia

Roche
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Quella di Roche, è una storia che ha attraversato tre secoli e che, nella declinazione del suo ramo italiano, compie quest’anno 125 anni. Una cifra importante, da festeggiare e ricordare in modo ‘alto’, come è stato fatto con l’emissione di un francobollo commemorativo da parte del ministero dello Sviluppo Economico (è la prima volta in Italia che questo onore viene tributato ad un’azienda pharma).

Paradigmatica dei progressi epocali fatti nello spazio di appena 125 anni, un frammento di tempo sullo sfondo dell’eternità e della vita dell’uomo sulla terra, “la storia di Roche – ricorda il giornalista e storico Paolo Mieli, intervenendo all’evento conclusivo per i festeggiamenti dei 125 anni di Roche al Maxxi di Roma – inizia negli spensierati anni della Belle Époque, che di certo non potevano far presagire le tragedie all’orizzonte. La prima guerra mondiale, una spaventosa guerra di trincea, dove si combatteva gomito a gomito senza neppure riuscire a comunicare; e a seguire, la seconda guerra mondiale, con le bombe sui civili, fino all’atomica”.

Ma anche su questo sfondo di distruzione e disperazione la ricerca è andata avanti, continuando ad immaginare il futuro. Il primo farmaco con il quale la ‘start up’ dei coniugi Fritz Hoffmann e Adèle La Roche si affaccia sul mercato (era il novembre 1896) è uno sciroppo per la tosse a base di tiocolo e al gusto di arancia.

Un altro long seller, lanciato nel 1904 sarà un farmaco a base di glicosidi cardioattivi, estratti dalla digitale. E a seguire farmaci cicatrizzanti, analgesici e anti-epilettici. Segue la grande fase dell’alfabeto delle vitamine (C, B1, e poi A, K, E). Ma è dagli anni ’60 che Roche scopre la sua più grande vocazione: quella di sconfiggere il male del secolo, il tumore (è del 1962 il suo primo anti-tumorale), mentre nel 1968 viene inaugurato un dipartimento per i prodotti diagnostici.

E da lì il futuro, diventa il nostro presente, costellato di pietre miliari (e di tanti premi prestigiosi) per la storia della medicina. Come il primo farmaco in grado di bloccare i recettori Her2, i trattamenti contro le leucemie, i primi farmaci anti-Hiv. E ancora, un farmaco contro il melanoma Braf- mutato, il primo test cobas per il papillomavirus, un farmaco per l’atrofia muscolare spinale. E con l’acquisizione nel 2018 di Foundation Medicine, specializzata in biologia molecolare, Roche si spinge ancora più avanti nel futuro, con la possibilità di studiare in un frammento di tumore fino a 300 mutazioni.

Oggi Roche dà lavoro ad oltre 100.000 persone (mille delle quali in Italia) e ha 32 centri di ricerca e sviluppo. Con i suoi farmaci ogni anno dà risposte e speranza a 16 milioni e mezzo di pazienti; nel 2021 sono stati fatti 27 miliardi di test targati Roche. Una marcia di successi, che non sempre vengono accolti come ci si potrebbe immaginare.

“Viviamo in un secolo di grandi promesse – ricorda Roberto Battistion, fisico italiano ed ex presidente ASI – ma pieno di ombre e di potenziali catastrofi. Il vaccino è stata una cosa enorme ma ha trovato impreparata una società che si è dovuta confrontare con una sfida globale mortale”.

E d’altronde la scienza è un dono che l’umanità ha ricevuto da pochissimo, nella storia millenaria dell’evoluzione. Il Covid ha fatto emergere che, quando si ha a che fare con la scienza-gadget (quella dei tablet e dei telefonini), la società se la cava benissimo; ma quando la scienza ci mette in crisi con i lockdown, le mascherine o l’obbligo del vaccino emerge evidente la difficoltà della società moderna di pensare come uno scienziato. E un’immagine iconica di questa contrapposizione è il Fauci contro Trump.

“Intelligenza artificiale, genomica ed esplorazione dello spazio ci aspettano – ricorda Battistion – ma se non riusciamo a interpretare in modo scientifico i segnali della realtà, il rischio è di cadere in qualche trabocchetto”. Questo sarà il secolo delle life sciences, un settore esposto a tutte le novità e le informazioni provenienti dalle nuove tecnologie. Nello spazio oggi si allestiscono laboratori grandi come scatole di scarpe, si lavora con sfere piene di cellule, impossibili da creare sulla terra, si studia come modificare il folding delle proteine, per crearne di nuove, inedite in natura. “Sono tutti esempi concreti di futuro – conclude Battistion – ma di un futuro fragile, se non abbiamo una società capace di pensare in modo scientifico, anche senza essere scienziati”.

E la vita di una grande multinazionale del farmaco è costellata di tante difficoltà nel nostro Paese.“Roche – ricorda Enrica Giorgetti, direttore generale Farmindustria – è stata la prima azienda internazionale che è venuta ad investire in Italia, diventando leader nel campo delle sperimentazioni cliniche e della ricerca”.

E anche in tempi recenti, enorme è stato l’impegno di Roche nel mettere a punto i test rapidi per il Covid, che ci hanno permesso di tornare alla vita, di uscire di casa. “Aziende come Roche – commenta Ferdinanda Gellona, direttore generale di Confindustria dispositivi medici e diagnostici – si meriterebbero un Paese diverso, che premia gli investimenti, la capacità di offrire occupazione e lo sforzo di portare sul mercato prodotti a prezzi sostenibili. Ma il nostro è un Paese con la memoria breve, che non ha ancora deciso se l’industria della salute è un settore strategico oppure no. E che dimentica troppo spesso che questa è un’industria che oltre a generare salute, genera anche Pil”.

Ma nonostante le tante difficoltà Roche Italia va avanti per la sua strada. “Siamo è un esempio concreto di resilienza – chiosa Maurizio De Cicco, presidente e amministratore delegato Roche Italia – e continuiamo a credere nella nostra missione. Lo facciamo con grandi risultati e successo, ingaggiando le persone, con coraggio e con un particolare senso di responsabilità. La parola sostenibilità per noi non significa solo il rispetto per l’ambiente, cosa fondamentale, ma anche il fatto che vorremmo una medicina più equa, in grado di arrivare a tutti. Fino a ieri lottavamo per ottenere prezzo equo per i nostri prodotti; oggi vogliamo lavorare per trovare nuove soluzioni che offrano un contributo alla società. Ambiamo ad essere un partner di scelta per il sistema salute. E per questo abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione con tutti, dalle istituzioni, alle associazioni pazienti. È giunto il momento per noi insomma di passare dal value for money, al value for society”.

E in linea con questa weltanschauung, non sorprende dunque che il disegnatore Emiliano Ponzi, abbia scelto come soggetto per il francobollo dei 135 anni una persona che si prende cura di un’elica di Dna, simbolo dell’umanità. Di quel ‘doing now what patients need next’ che è il motto-mantra di Roche.

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