Covid in Italia, il crollo dei contagi e il caso vaccini

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Un inizio 2023 in brusca frenata per Covid-19 in Italia, con i contagi che superano di poco quota 50mila in una settimana. A segnalarlo anche il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe: nella settimana 13-19 gennaio scendono anche decessi, ricoveri con sintomi (5.003 contro 6.421) e terapie intensive (227 contro 310). Certo, alla luce di questi numeri sarebbe interessante rileggere le previsioni fatte in autunno da alcuni esperti, a conferma del fatto che il virus di Covid-19 ama stupire.

Ma vediamo, rispetto alla settimana precedente, i dati più interessanti:
Decessi: 495 (-14,1%), di cui 10 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: -83 (-26,8%)
Ricoverati con sintomi: -1.418 (-22,1%)
Isolamento domiciliare: -52.092 (-15%)
Nuovi casi: 51.888 (-38,3%)
Casi attualmente positivi: -53.593 (-15,2%)

“Sul fronte dei nuovi casi settimanali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si registra un’ulteriore diminuzione (-38,3%) pari a quella della settimana precedente: dagli 84 mila della settimana precedente i nuovi casi scendono a quota 52 mila, con una media mobile a 7 giorni sopra i 7 mila casi al giorno”.

Il caso di Chieti

La frenata riguarda tutte le Regioni: dal -11,2% della Provincia Autonoma di Bolzano al -46,7% di Basilicata e Valle D’Aosta. In tutte le Province, ad eccezione di Chieti (+1,8%), si rileva una diminuzione dei nuovi casi (dal -11,2% di Bolzano al -62,7% di Ragusa). In nessuna Provincia l’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti.

Il fronte degli ospedali

Il fenomeno risente anche del calo dei test, ma è confermato dai dati che arrivano dagli ospedali. Come spiega Marco Mosti, direttore Operativo Gimbe, “continua a scendere il numero dei ricoveri in area medica (-22,1%) e in terapia intensiva (-26,8%)”. In termini assoluti, i posti letto Covid occupati in area critica sono scesi a quota 227 il 19 gennaio; in area medica siamo a 5.003 il 19 gennaio.

Sempre al 19 gennaio il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 7,9% in area medica (dal 3,9% del Piemonte al 21,9% dell’Umbria) e del 2,3% in area critica (dallo 0% di Basilicata e Valle d’Aosta al 4,6% della Sicilia).

I numeri dei vaccinati

Se il virus fa meno paura, evidentemente la percezione del rischio è maggiore nelle fasce più vulnerabili. Cresce infatti tra gli over 50, più a rischio di malattia grave, il numero di nuovi vaccinati che si attesta nella settimana in esame a quota 280 (18,1% rispetto alla settimana precedente).

Le analisi indipendenti della Fondazione Gimbe rilevano alcune criticità sulla completezza dei dati relativi alla campagna vaccinale. “In 4 mesi – commenta Cartabellotta – il numero di over 60 e fragili per i quali sono trascorsi i 120 giorni dal primo richiamo secondo le nostre stime è aumentato di circa 700 mila persone”.

Gimbe chiede al ministro della Salute Orazio Schillaci di aggiornare tutte le platee, in particolare quella relativa ai destinatari della quarta dose.

“I numeri documentano che la popolazione suscettibile è di oltre 23,82 milioni – conclude Cartabellotta – al netto di chi ha contratto l’infezione da meno di 120 giorni. Oltre ai 6,25 milioni di persone mai vaccinate, ce ne sono ben 5,77 milioni che non hanno effettuato il primo richiamo. Ma soprattutto, per ciò che riguarda la prevenzione della malattia grave, 11,8 milioni di anziani e fragili non hanno ricevuto la quarta dose (secondo richiamo) e 2,5 milioni non hanno ricevuto il terzo richiamo (quinta dose), raccomandato ad over 80, ospiti Rsa e over 60 con fragilità per patologie concomitanti o preesistenti”.

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