Trapianti in crescita ma resta il divario Nord-Sud

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In Italia la donazione di organi e tessuti sta riprendendo quota, anche se non siamo ancor tornati ai numeri del periodo pre-Covid. Permane ancora però una variabilità interregionale sulla propensione dei cittadini alla donazione, con un evidente gradiente negativo Nord-Sud. Ma il buon esito delle operazioni trapiantologiche nazionali evidenzia l’eccellenza di quest’ambito di operatività del Sistema sanitario nazionale.

Come ha ricordato nel suo intervento di apertura della presentazione dei dati preliminari della rete trapiantologica italiana il ministro della Salute Orazio Schillaci, “il 2023 è iniziato con un primato: è di pochi giorni fa la notizia del primo trapianto da vivente effettuato a Bergamo all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove un bambino di 5 anni, proveniente da un’altra regione, è stato a un trapianto di polmone donato dal papà”.

È il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo, a snocciolare i dati relativi a donazione di organi e tessuti e ai trapianti, esordendo con l’evidenziare il +4% dei potenziali donatori segnalati nelle rianimazioni degli ospedali italiani nel 2022 (2.262) rispetto al 2021 (2.556).

I donatori di organi “utilizzati” lo scorso anno sono stati 1.830 (+3,7% vs 2021), di cui 1.361 viventi e 369 deceduti. Che significa 24,7 donatori per milione di abitanti, in crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente.

La geografia dei trapianti

Ma la Penisola è lunga e stretta e, come accade per molti aspetti della sanità, anche nel caso delle donazioni di organi e tessuti il gap territoriale è molto accentuato. Ha illustrato Cardillo: “A fianco di regioni eccellenti come Toscana ed Emilia-Romagna, in cui il numero di donatori per milione di abitante è rispettivamente 49,3 e 46, ci sono quelle in cui bisogna ancora lavorare molto sulla sensibilizzazione dei cittadini: questo indicatore vale 12,5 in Puglia, 13,2 in Liguria e 3,4 in Molise”.

Significativo anche il dato delle opposizioni alla donazione da parte dei familiari dei pazienti in rianimazione. Cresciuto dell’1% nell’ultimo anno, con una media nazionale del 29,6% e anche in questo caso una forbice molto ampia tra Regione e Regione. Si va da un livello di opposizione basso registrato in Emilia-Romagna (circa 20%) a quello estremamente elevato di molte Regioni del Sud, in diversi casi si parla del 40-54%.

Qualche numero

Il numero di trapianti in Italia è cresciuto del 2,5%, ammontando a 3.877. Analizzando il dato a livello regionale il maggior numero di trapianti è realizzato in Lombardia (744), seguita da Veneto (604) ed Emilia-Romagna (507).

“È interessante anche guardare ai dati relativi alla tipologia di trapianto”, ha aggiunto Cardillo. “Quello di rene è stabile (2.038), mentre quello di fegato è aumentato del 5,6% (1.474). Tra le possibili interpretazioni di questi numeri, la più probabile è relativa all’anzianità del donatore: all’aumentare dell’età è più probabile che le condizioni favorevoli per un trapianto riguardino il fegato rispetto al rene. Significativo anche il dato relativo al trapianto di pancreas, che registra -29,9% rispetto al 2021. In questo caso, la spiegazione è relativa al fatto che si sono diffusi approcci terapeutici validi in alternativa al trapianto”.

I tessuti

Ma la donazione non riguarda solo gli organi. Molto può essere fatto anche trapiantando tessuti, come cornee, cellule emopoietiche e tessuto muscolo-scheletrico. In quest’ambito le donazioni sono aumentate complessivamente del 10,4%, ammontando a 11.031, a fronte di 20.459 trapianti (-2,5%). Come ha indicato il direttore del Centro nazionale trapianti: “Differentemente dagli organi, i tessuti possono essere conservati nelle apposite banche, in attesa di un ricevente. Questo spiega perché non c’è sempre diretta correlazione tra numero di donazioni e numero di trapianti”.

Le dichiarazioni di volontà

Ma come fare per favorire una maggiore adesione alla donazione di organi e tessuti da parte dei cittadini? Le risposte possono arrivare dando un’occhiata ai dati delle dichiarazioni di volontà raccolte nel Sistema informativo trapianti.

A fronte di 15 milioni di dichiarazioni, il 28% riguarda opposizioni mentre i consensi sono il 72%. A essere più propensi alla donazione sono i maschi 33% mentre le femmine favorevoli sono il 29%.

Anche in questo caso l’opinione dell’esperto è utile per interpretare i numeri, soprattutto quelli che analizzano il livello di opposizione per fascia d’età. “Chi esprime parere meno favorevole alla donazione di organi e tessuti è la fascia di popolazione over 70 e over 80. È ancora molto diffusa la convinzione che ci siano controindicazioni alla donazione oltre una certa età. Ciò non è vero. Perché la valutazione sulla possibilità che un organo o un tessuto possa essere donato è di tipo medico e sostanzialmente prescinde dall’età del donatore”.

Un tema sottolineato dal ministro della Salute Orazio Schillaci: la “donazione di una donna di quasi 101 anni, la più longeva di sempre a livello mondiale, smentisce la convinzione frequente tra gli over 60 che donare sia impossibile per ragioni anagrafiche”.

Trapianti di midollo

Una menzione particolare è da riservarsi ai dati sul midollo osseo. Nel 2022 si è arrivati a +18,9% di nuovi iscritti al registri donatori. Un numero assoluto (28.000 circa) ancora lontano da quello dell’era pre-Covid (43.000) in ragione del “blocco delle attività di sensibilizzazione e reclutamento che si sono rese necessarie in quel periodo”, ha aggiunto Cardillo.

Ma i dati evidenziano anche un significativo deficit nazionale nel rispondere alla domanda di tessuto da trapiantare rispetto a quello donato. A fronte di 329 donazioni effettive (+9,7%) di cellule staminali emopoietiche (da midollo o da sangue periferico) sono stati eseguiti quasi 1.000 trapianti (+3,1%). Il che indica come manchino   all’appello circa due terzi del materiale biologico da trapiantare.

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