Cattani (Farmindustria), +10% per il pharma ma resta il nodo payback/VIDEO

Marcello Cattani
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Le premesse sono buone, e questa già è una notizia. Il pharma italiano archivia un 2022 in crescita, e i segnali che arrivano dal nuovo governo sono “buoni: si parte con l’intenzione di dare priorità alla difesa degli interessi del Paese. Ma occorrono ancora alcuni passaggi strategici: abbiamo bisogno di riforme. Dunque via il payback, via le logiche di taglio dei prezzi, in favore della valorizzazione dei farmaci e dell’accesso rapido all’innovazione a livello centrare e regionale”. E’ cautamente ottimista il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, che in un incontro con la stampa di settore oggi snocciola numeri da ‘primi della classe’.

Il pharma in cifre

“Il settore farmaceutico ha chiuso un 2022 in modo molto positivo, i dati preliminari ci fanno stimare un +10%, dunque sfonderemo i 38 mld di valore della produzione “, ha detto il presidente di Farmindustria Marcello Cattani. “La pandemia ci ha mostrato che la salute è un investimento primario, ma non mancano importanti sfide, a livello globale e nazionale”.

Ambiente, food, equità, tecnologia, innovazione e cybersecurity sono temi ‘caldi’ (anche) per il pharma. Perchè “chi produce beni primari può essere attaccato dagli hacker“, ha ricordato Cattani.

Ma se l’obiettivo è “dare più salute ai cittadini e più sviluppo” al Paese, facendo leva su una delle “ultime eccellenze rimaste“, occorre anche “rafforzare la filiera del pharma”, che dagli anni ’70-’80 ha fatto i conti con una pesante delocalizzazione. 

La crisi delle materie prime

Negli ultimi mesi “il settore si è trovato a fronteggiare grandi difficoltà di approvvigionamento”, ha ricordato Cattani. I tempi di consegna delle materie prime si sono allungati e i costi dell’energia hanno impattato sulla farmaceutica, anche se “abbiamo visto miglioramenti a livello di supply chain alla fine del 2022”. E questo lascia ben sperare il presidente di Farmindustria.

Il peso del payback e la questione extraprofitti

Mentre si torna a parlare della tassazione degli extraprofitti del settore – questione respinta seccamente al mittente da Cattani – resta il nodo del payback (misura introdotta nel 2008 per arginare l’aumento della spesa pubblica farmaceutica), duramente contestato dalle imprese.

Il payback è “una tassazione da 1,3 mld che pesa sui nostri conti ed è diventato di fatto in questi anni uno strumento di finanziamento delle Regioni, che incide sul 13,5% delle vendite. Su questo tema abbiamo aperto un dialogo con il governo, e possiamo dire che c’è sensibilità. Anche se la coperta è corta”.

Le imprese del farmaco sono consapevoli delle difficoltà ecnomiche del Paese, ma chiedono all’esecutivo “capacità di visione. Cruciale anche per attirare le aziende in Italia”. Ecco che sarebbe importante un “primo segnale: iniziare il percorso di superamento del payback a partire dalle risorse non utilizzate della farmaceutica, 3,6 mld tra convenzionati e innovativi, perché i tetti di spesa ormai non tengono conto delle esigenze reali di cura”, precisa Cattani. “Noi siamo pronti”.

Tra prezzi, carenze e parallel trade

“I farmaci italiani rimborsati hanno i prezzi medi più bassi d’Europa – sottolinea il manager – Questo apre un tema di sostenibilità, mettendo a rischio alcune produzioni”. E rendendo appetibili all’estero i nostri medicinali.

“Non c’è un problema di parallel trade oggi, ma il settore è vulnerabile. Se la questione della carenza di farmaci, inizialmente quantificata in 3.200 prodotti, è stata ridimensionata a 30, bisogna anche dire che il costo di produzione dei medicinali è aumentato mentre i prezzi nel 2022 sono scesi dell’1%. Questo non è sostenibile”.

Attese per la nuova legislazione europea

La farmaceutica italiana ‘gareggia’ da anni per il primato in Europa con la Germania, e adesso l’attenzione delle imprese è focalizzata sulla nuova legislazione europea per il settore. “La prima versione era anti-industriale, di fatto un attacco a brevetti, produttori di farmaci per le malattie rare e pediatriche – sintetizza il presidente di Farmindustria – L’Italia si è fatta sentire, come anche sulla questione del packaging waste, che prevedeva il passaggio dal riciclo al riuso, con costi enormi e un pesante impatto sulle produzioni. Ora attendiamo il nuovo pacchetto di misure”, previste per marzo, “con più ottimismo”.

Bene l’occupazione

Farmaceutica vuol dire export, ma anche lavoro. Dal 2016 al 2022 il settore ha registrato un +10% circa dell’occupazione, “in gran parte under 35”, sottolinea Cattani.

Ricerca e produzione sono cambiate, oggi “cerchiamo, a volte trovandole con difficoltà, nuove competenze: più ingegneri di processo, biotecnologi e data scientist. E meno operai”. Questo perchè, spiega il numero uno di Farmindustria, digitalizzazione e intelligenza artificiale hanno trasformato un settore in cui l’innovazione è linfa vitale.

Autonomia differenziata e burocrazia

La riforma allarma il pharma. Il timore è quello di una gestione della spesa farmaceutica a macchia di leopardo, “con enormi probelmi di accesso all’innovazione per i cittadini”.

C’è poi il nodo della burocrazia. Tra le priorità delle imprese c’è la questione dei “tempi di accesso dopo l’autorizzazione a livello europeo, aspetto che ci vede” maglia nera in Ue, “mentre la Germania è il gold standard”. Anche la riforma di Aifa potrà incidere in tal senso, “anche se non dimentichiamo che si tratta dell’Agenzia più sotto-staffata d’Europa”, nota Cattani.

Sperimentazioni cliniche e brevetti

Quanto al regolamento europeo sulle sperimentazioni cliniche, “finalmente ci siamo. Attendiamo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale”  degli ultimi provvedimenti, ma l’industria sottolinea l’attenzione del governo sul settore. “L’Italia è prima nelle sperimentazioni cliniche sponsorizzate. Abbiamo le competenze, la qualità della ricerca è altissima – ricorda il presidente di Farmindustria – ma i tempi sono troppo lunghi, e poi siamo ultimi nel numeri brevetti”.

L’auspicio è quello di continuare ad attrarre sperimentazioni e di facilitare il trasferimento tecnologico, “creando e favorendo hub dove accademia e imprese collaborino. Serve visione, ma servono anche risorse e strumenti concreti. Perchè l’Italia – conclude Cattani – è un Paese di piccole e medie imprese con poche eccellenze. E se non compri, vieni comprato”.

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