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La filiera dello Sport vale l’1,4% del Pil, ma servono più investimenti

Il valore aggiunto complessivo della filiera dello sport è di 24,5 miliardi di Euro, circa l’1,4% del Pil. Il dato emerge dall’Osservatorio Valore Sport, realizzato da The European House Ambrosetti, in collaborazione con il Comitato Olimpico nazionale italiano, l’Istituto per il credito sportivo e Sport e salute.
“Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne e la difficoltà per vincerla”. Valerio De Molli, Amministratore delegato di Ambrosetti, sceglie Pierre de Coubertin per presentare la prima edizione dell’Osservatorio, che traccia uno scenario di estremo interesse, che vede l’Italia fra i campioni dello sport internazionale, ma non al passo rispetto alla diffusione della pratica sportiva fra adulti e bambini.

Il valore economico del settore 

La filiera dello sport si attesta come primo settore per incidenza sul totale del valore aggiunto generato – che è quello delle attività creative, artistiche e di intrattenimento – con una quota del 18%. La filiera vale, nel suo insieme, circa l’1,4% del Pil.

I dati dell’Osservatorio raccontano quindi di un settore, quello dello Sport, che produce più indotto rispetto all’Automotive, che si ferma a 22,5 mld di euro (+9%), del tessile e abbigliamento, con 15,2 mld di euro e dei 10,1 mld del comparto farmaceutico.

Valore aggiunto del settore dello sport e confronto con le altre filiere italiane – Fonte The Europea House Ambrosetti

 

La filiera dello sport occupa, inoltre, circa 420.000 lavoratori, pari all’1,65% della forza lavoro del Paese, con un tasso di crescita dal 2012 al 2019 pari al +1,1%, quasi tre volte superiore rispetto all’aggregato nazionale, che nello stesso periodo è aumentato solo dello 0,4%. Più Sport si traduce quindi in valore economico e occupazionale, con un ampio coinvolgimento di settori e filiere dell’economia.

Questione Pnrr

“L’Osservatorio è uno strumento importante, perché lo Sport interessa 60 mln di italiani. Ma evidenzia una serie di disparità” è il commento di Giovanni Malagò, presidente del Coni. A suo parere, i fondi per poter intervenire si sarebbero potuti trovare accedendo al Programma nazionale di ripresa e resilienza. “È un treno che passa una volta nella vita, ma su un totale di 209 mld di euro stanziati dal Pnrr, allo sport è arrivato solo un miliardo. Praticamente lo 0,5%. Siamo i primi nei risultati sportivi e gli ultimi per la qualità degli impianti sportivi”. E aggiunge un dettaglio importante: “Di quel miliardo, solo 300 milioni sono stati destinati all’impiantistica e 700 milioni al sistema. Chi c’era non ha avuto gli strumenti, politici o tecnici, per poter fare di più”.

 

Luca Pancalli – presidente comitato paralimpico italiano – Giovanni Malagò, presidente comitato olimpico italiano

Gli investimenti nel settore

L’Osservatorio infatti rileva un basso livello di investimenti dedicati al settore sportivo che, unitamente alle condizioni delle infrastrutture sportive, non sono allineati agli altri Paesi europei. L’Italia è il 16° paese Ue per la spesa pubblica dedicata allo sport per singolo abitante, con 73,6 euro pro capite rispetto ad una media europea di 119,5 euro. L’Italia è anche terzultima per incidenza della spesa per lo Sport sul totale, pari allo 0,46% su una media europea di 0,75%. L’esigenza di investire di più e diversamente nel settore è avvertita in maniera trasversale. “Il rapporto è coerente con la visione dell’Istituto per il credito sportivo” interviene Antonella Baldino, presidente dell’Ics, che sottolinea: “L’effetto moltiplicatore generato dagli investimenti nel settore, un euro investito nel comparto sportivo ne genera tre, quasi il doppio rispetto agli altri ambiti”. La Baldino pone poi l’accento sul fatto che: “Lo Sport è un utile strumento per lo sviluppo del Paese, anche in un’ottica di transizione e sostenibilità”.

 

Spesa pubblica dedicata allo sport per abitante nei Paesi UE-27 (Euro per abitante) – Fonte: elaborazione The European House – Ambrosetti su dati Eurostat, 2023.

 

Impianti  ed infrastrutture sportive

Anche le dotazioni infrastrutturali rappresentano una nota dolente, se ci sono solo 131 impianti ogni 100 mila abitanti, rispetto alla media europea di 250 impianti. In pratica l’Italia ha la metà della dotazione francese e cinque volte meno della finlandese. Pochi impianti e anche vetusti, se si pensa che il 60% delle strutture italiane hanno più di 40 anni. Non migliora la situazione della dotazione sportiva scolastica: 6 edifici scolastici italiani su 10 non dispongono di una palestra.

Il Paradosso Italiano

Tanti campioni e pochi sportivi. L’Italia è stata il paese dei record per lo sport agonistico internazionale nel 2020/21. Nel 2021 si è posizionata come 2° Paese al mondo, dopo Usa e prima della Cina, per numero di podi in competizioni sportive ufficiali, ben 283, primo Paese in Europa per record assoluto di medaglie alle Olimpiadi di Tokyo 2022. Anche nel 2022 l’Italia ha registrato trionfi, dai Giochi Olimpici invernali di Pechino, ai XIX Giochi del Mediterraneo in Algeria, agli Europei Multisport di Monaco, fino agli European Aquatics 2022 di Roma.
E il paradosso dov’è? Nel fatto che la popolazione italiana sostiene gli atleti ma non pratica attivamente sport. L’Italia è infatti il 4° paese più sedentario nel perimetro Ocse tra gli adulti (44,8%), e ultimo considerando i bambini (94,5%).  Italiani popolo di sedentari, se consideriamo che il livello minimo di attività fisica, secondo le linee guida Oms, è di 150 minuti di pratica sportiva settimanale per gli adulti e 60 minuti al giorno per i bambini.

Gli ostacoli alla pratica sportiva

La cultura dello sport non è molto diffusa in Italia, visto che il 27% degli italiani non pratica sport perché non è interessato, 3 ragazzi su 10 non fanno sport se nemmeno i genitori praticano attività. C’è poi una scarsa propensione al ‘multisport’. Secondo i dati Istat e Coni, solo 5 discipline sportive raggiungono un bacino d’utenza di almeno il 10% degli sportivi tra la popolazione, mentre tra gli atleti tesserati le prime 5 discipline racchiudono oltre il 50% dei praticanti. Parliamo di Calcio, nuoto, pallavolo, pallacanestro, atletica. “C’è anche chi non può fare sport per questioni economiche” sottolinea Luca Pancalli, presidente del comitato italiano paralimpico. “Tante famiglie non riescono più a far fronte alla spesa delle attività sportive per i ragazzi, e toccherebbe quindi alla scuola di garantire quelle ore di attività fisico-motoria che aggiungono benessere alla vita”. La visione di Pancalli spazia sull’utilità sociale dello Sport: “Spesso viene anteposto il valore economico, ma un Paese non si valuta solo dal Pil”. Guardiamo ai fatti.  “Fino agli anni 60 l’aspettativa di vita di persone che divenivano disabili per questioni di lavoro era del 5%, oggi è salita al 90%. Per chi pratica sport la percentuale è di 80% in più rispetto a chi non lo pratica”.
Promuovere la cultura del movimento dovrebbe essere al vertice dell’agenda politica nazionale, per puntare a migliorare il benessere individuale e collettivo della popolazione, unitamente alla qualità della vita media, generando anche un notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale.

Da Minus a Plus

L’Osservatorio evidenzia sei macro-policy, proposte di sviluppo per il settore: la definizione di una visione di lungo periodo, che è stata chiamata ‘2050 – Italia in Movimento’,  ad indicare una roadmap di obiettivi condivisi, guidati dal principio ‘Sport in all policies’.
Secondo l’analisi, è utile anche puntare ad un incremento degli investimenti destinati agli impianti sportivi, al loro efficientamento e all’innovazione nel settore. Il settore deve essere poi dotato di sistemi di rilevazione e monitoraggio delle (multi)dimensioni della pratica sportiva e del settore allargato. È anche utile incentivare offerta e domanda di sport, attraverso la leva fiscale e la semplificazione degli iter burocratici. Va di pari passo rispetto a tutto il resto, la promozione di uno stile di vita attivo, nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro. In ultimo, l’Osservatorio evidenza la necessità di attivare una strategia di formazione, sensibilizzazione e comunicazione multilivello sui benefici dello sport.

Le proposte della prima edizione dell’Osservatorio Valore Sport, 2022

 

Per ognuno di questi sei macro-ambiti di policy l’Osservatorio si pone l’obiettivo di azione concrete, supportate da alcuni benchmark nazionali e internazionali e dalla stima degli impatti attesi, derivanti dall’implementazione delle azioni proposte. Lo Sport è in grado di produrre ricadute significative in varie dimensioni del sistema-Paese, di natura economica, sanitaria e  sociale, ma per farlo richiede un intervento sistemico e strategico, che coinvolga tutti gli stakeholder, istituzionali e non, per costruire un percorso comune di crescita e sviluppo.

Piattaforma di osservazione

L’Osservatorio Valore Sport si pone la missione di ‘diventare la prima piattaforma multistakeholder in Italia per il posizionamento strategico e qualificato del settore dello sport’ con il supporto di dati scientifici, elaborati per produrre stime e valutazioni utili allo sviluppo di proposte di policy coerenti e condivise’. “Qualcuno ha parlato di una Cernobbio dello sport, vorrei che fosse l’Olimpico dello sport” ha dichiarato Valerio De Molli, annunciando a Fortune Italia anche la seconda edizione “nel gennaio 2024 tornerà l’appuntamento con l’Osservatorio, che vorremmo fosse annuale, un momento di incontro, di scambio di esperienze. È un lavoro di analisi costante, che partorisce una serie di paper preparatori nel corso dell’anno. Dietro alla ricerca 2022 c’è un anno di lavoro condotto con le migliori aziende che si occupano dello Sport”. Nella visione dei De Molli, l’Osservatorio è: “Uno strumento permanente e disponibile, per istituzioni nazionali e realtà locali, per verificare il grado di sviluppo e di avanzamento delle politiche dello sport, e per garantire un monitoraggio costante dei risultati sul piano sociale, istituzionale ed economico. Vogliamo favorire il riorientamento politico ed istituzionale, per favorire maggiori attenzioni investimenti in questo settore”.

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