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Medici, non solo contratto. Le proposte Fiaso per superare carenze

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Nel giorno del primo incontro all’Aran per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e sanitaria, a tenere banco è – ancora una volta – la carenza di specialisti. Una situazione che ha fatto peggiorare la qualità di vita e lavoro dei ‘camici bianchi’, mettendo in difficoltà le stesse aziende ospedaliere. Che oggi chiedono un intervento strutturale e importante, per aiutare il Ssn a superare questo momento difficile.

Il contratto dei medici

Il primo incontro tra Aran e sindacati su è svolto “in un clima positivo e costruttivo”, fa sapere il presidente Antonio Naddeo. La prossima riunione è stata fissata al 13 febbraio e Aran si è impegnata a consegnare una bozza di lavoro su cui confrontarsi.

Fra le richieste delle organizzazioni sindacali, meno lavoro notturno e festivo e certezza ed esigibilità in contrattazione aziendale a livello periferico. Come ha sottolineato l’Intersindacale medica, è essenziale “garantire l’esigibilità e la corretta applicazione del contratto in tutte le Aziende, affidando nei tempi previsti e con modalità trasparenti gli incarichi professionali anche ai neoassunti, nella prospettiva della progressione di carriera; incrementare il personale anche per ridurre il numero individuale di guardie e pronte disponibilità notturne e festive e rispettare il diritto al riposo, sancito da leggi nazionali ed europee; assicurare all’attività svolta in prestazione aggiuntiva tariffe non inferiori a quelle riconosciute alle cooperative ed ai gettonisti; stanziare risorse extra contrattuali per attualizzare il valore del lavoro di medici, veterinari e sanitari”.

L’auspicio di tutti è arrivare alla firma del contratto in breve tempo, ma non mancano le criticità. “Se le richieste vanno oltre il disponibile, le trattative non possono che allungarsi. I tempi, insomma, dipendono da entrambe le parti”, ha precisato Naddeo.

Le proposte Fiaso

Intanto anche gli ospedali piangono. Il Ssn è stato sotto-finanziato per anni e abbiamo speso anche oltre 1 miliardo in meno negli ultimi 10 anni per il personale dipendente in sanità. Una riduzione della spesa dello Stato dovuta a pensionamenti, mancanza di turn over, trasferimenti a sanità privata, tetti di spesa per il personale. Un risparmio che però non è stato privo di effetti: per gli ospedali e le aziende sanitarie pubbliche, infatti, si è tradotto nella perdita di migliaia di professionisti.

Fare in due quello che prima si faceva in otto non sempre funziona, anzi. “Per rafforzare gli organici chiediamo un intervento straordinario e d’emergenza da parte del Governo che elimini il tetto di spesa per il personale e permetta alle aziende sanitarie e ospedaliere di assumere, anche con contratti libero-professionali, sia i laureati in Medicina e Chirurgia abilitati all’esercizio della professione, sia gli specializzandi anche durante i primi tre anni del percorso formativo”, sottolinea il presidente Fiaso Giovanni Migliore. Non solo, occorre portare la spesa sanitaria all’8% del Pil “come avviene in altri Paesi europei”.

Pensione a 72 anni

Dove trovare tutti gli specialisti che servono? Torna la (contestata) idea di trattenere i medici senior in servizio. Tra le proposte Fiaso, infatti, c’è anche quella di consentire ai medici di medicina generale di proseguire l’attività professionale sul territorio fino a 72 anni ed estendere la possibilità per i professionisti in pensione di prestare servizio oltre la fine del 2023 e fino al rientro dell’emergenza organico, senza alcuna penalizzazione pensionistica.

C’è poi la questione dei medici di emergenza urgenza. Come emerge da una recente rilevazione Simeu, nel 2022 circa 600 di questi specilisti hanno scelto di dimettersi dai pronto soccorso, e si stima che solo nei dipartimenti di emergenza manchino circa 4mila camici bianchi. “È necessario anche rafforzare il trattamento economico, in particolare per coloro che lavorano nelle aree più a rischio”, ribadisce il presidente Fiaso. Senza medici le strutture non ce la possono fare.

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