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Tumore: buone notizie in Ue ma non per le italiane

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Bene, ma non benissimo: quest’anno si ridurranno le morti per tumore nell’Unione europea. Ma, stando alla ricerca pubblicata su ‘Annals of Oncology’ da un team internazionale a guida italiana, questa flessione non riguarderà le donne italiane, francesi e spagnole. E le insidie sono, in particolare, il tumore al pancreas e quelle al polmone. 

I numeri

Ma vediamo i dati: a conti fatti, nel 2023 nell’Unione Europea ci si aspetta che muoiano circa 1.262.000 persone per tumore. Il gruppo di ricercatori internazionale guidati da Carlo La Vecchia, docente di Epidemiologia presso l’Università Statale di Milano, stima un calo del 6,5% nei tassi di mortalità per tumore negli uomini e del 3,7% nelle donne tra il 2018 e il 2023.

I ricercatori hanno analizzato i tassi di mortalità per tumore nell’Ue  – quanto le analisi sono state condotte, l’Unione contava 27 Stati membri, con l’uscita del Regno Unito nel 2020; Cipro è stata esclusa dalle analisi a causa dell’eccessiva mancanza di dati – e nei suoi cinque Paesi più popolosi (Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna), ma anche nel Regno Unito.

Sono stati studiati per entrambi i sessi i dati di mortalità per tumore dello stomaco, intestino, pancreas, polmone, seno, utero, ovaio, prostata, vescica e leucemie. La Vecchia e i suoi colleghi hanno raccolto le informazioni sui decessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le morti evitate

Rispetto al picco di mortalità per cancro del 1988, i ricercatori stimano che, grazie agli andamenti favorevoli osservati e previsti tra il 1989 e il 2023, nell’Ue saranno stati evitati circa 5,9 milioni di morti (circa 1,24 milioni nel Regno Unito).

Ecco la buona notizia: “Se l’attuale tendenza favorevole dei tassi di mortalità per tumore dovesse continuare, un’ulteriore riduzione del 35% entro il 2035 sarebbe possibile. La cessazione del consumo di tabacco – ha detto La Vecchia – ha contribuito a questi andamenti. Per mantenerli nel tempo sono necessari ulteriori sforzi per controllare l’epidemia di sovrappeso, obesità e diabete, limitare il consumo di alcol, migliorare l’utilizzo degli screening per diagnosi precoce e le terapie, e controllare le infezioni virali per le quali esistono vaccini e terapie”.

Tabacco, donne e tumori

“Il controllo del tabagismo si riflette nella diminuzione della mortalità per tumore al polmone. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento, in particolare tra le donne, per le quali i tassi di mortalità per tumore del polmone continuano ad aumentare. Contrariamente a quanto notato per gli uomini, durante il periodo tra il 1989 e il 2023, nelle donne non risultano morti evitate per tumore al polmone nell’Ue”, ha precisato Eva Negri, docente di Medicina del Lavoro al dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche all’Università di Bologna, responsabile dello studio e del relativo sostegno da parte della Fondazione Airc.

“Un’altra neoplasia che non mostra miglioramenti tra gli uomini e aumenta nelle donne è il tumore al pancreas. Tra un quarto e un terzo di queste morti può essere attribuito al tabagismo, e le donne, soprattutto nei gruppi di età più avanzata, non hanno smesso di fumare”, ha evidenziato Negri.

Nel 2023 nei Paesi dell’Ue è stato stimato un tasso di mortalità standardizzato per tutti i tumori di 123,8 per 100.000 uomini e 79,3 per 100.000 donne. Nel Regno Unito i tassi corrispondenti saranno 106,5 e 83,5 per 100.000 rispettivamente per uomini e donne.

Il caso delle italiane

Gli andamenti dei tassi di mortalità scenderanno sia negli uomini dell’Ue, sia in entrambi i sessi del Regno Unito. È previsto, invece, nelle donne dell’Ue un aumento del 3,4% per il tumore al pancreas e dell’1% per quello del polmone.

Attenzione: gli esperti prevedono una crescita della mortalità per il tumore al polmone nelle donne del 14% in Francia, del 5,6% in Italia e del 5% in Spagna. Esaminando nel dettaglio le fasce d’età, si prevede una diminuzione nel tasso tra i 25 e i 64 anni, mentre si riscontra un aumento nelle ultrasessantacinquenni. Ma per quale motivo? I ricercatori puntano il dito, ancora una volta, sul tabacco.

“Questo è dovuto al fatto che le donne attualmente tra i 45 e i 64 anni, nate negli anni ’60 e ’70, hanno fumato meno e hanno smesso prima rispetto a quelle nate negli anni ’50, che erano ventenni negli anni ’70, quando il fumo tra le giovani donne era maggiormente diffuso”, ha spiegato Matteo Malvezzi, ricercatore presso l’Università di Milano. Ecco allora che ancora una volta i ricercatori mettono in guardia dal fumo, che si sta rivelando un nemico della salute particolarmente insidioso per le donne.

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