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Light Pollution: effetti su ecosistemi, salute animale e umana

light pollution

L’invenzione della lampadina è stata una benedizione. Ma ora l’aumento dell’illuminazione artificiale sta avendo conseguenze negative su esseri umani, animali e piante. L’83% della popolazione mondiale vive sotto un cielo più luminoso del 10% rispetto a quello naturale e l’Europa detiene il primato di area più colpita da questo fenomeno.

L’impatto dell’uomo è una delle principali cause del declino mondiale della biodiversità e tra le fonti di inquinamento da noi causate, quello luminoso rappresenta un problema globale in continuo aumento. I cicli giornalieri lunari e stagionali della luce naturale hanno sempre guidato i ritmi della Terra. Il ciclo giorno-notte ha un ruolo fondamentale nel regolare i tempi dell’attività biologica, eppure oggi in ogni angolo del Pianeta, le emissioni dirette di luce notturna artificiale stanno influenzando notevolmente tali cicli: l’esposizione alla luce artificiale durante la notte interferisce infatti sulle attività quotidiane di molti animali e dell’uomo.

Le interferenze risultano particolarmente rilevanti sui livelli ormonali, sull’orario di inizio dell’attività quotidiana nelle specie diurne, sulla quantità della prole, sulla predazione (sia sulla terra ferma che in mare) e sulla comunicazione. I ritmi circadiani determinano lo sviluppo di tutti i fenomeni biologici, tra cui i percorsi metabolici e fisiologici, il comportamento degli individui, la ricchezza delle specie e i cicli degli ecosistemi.

Da circa 150 anni, però, la luce artificiale notturna interrompe questi equilibri naturali e lo fa in tramite gli effetti diretti dell’illuminazione, ma anche indirettamente. La luce diretta infatti viene ulteriormente diffusa dalle molecole presenti in atmosfera (aerosol), generando anche un effetto di bagliore (effetto skyglow) che arriva a illuminare lo spazio in ogni direzione.

Una stima basata su immagini satellitari dice che le aree interessate alla light pollution notturna sono tra l’11% e il 18% terrestri e per lo 0,2% marine, con un aumento dell’incidenza di circa il 6% all’anno. Nelle notti di nebbia gli uccelli migratori, disorientati ed esausti, girano in tondo accanto a torri illuminate, in una notte d’estate, circa 150 insetti muoiono folgorati da un unico lampione, le tartarughe marine appena nate risalgono la spiaggia attratte dagli hotel illuminati anziché dirigersi verso il mare, i pesci che vivono nei corsi d’acqua reagiscono alla luce artificiale e particolarmente fotosensibili sono, ad esempio, il gordon ed il pesce persico, la cui produzione di melatonina durante la notte è quasi interamente bloccata già con un’intensità luminosa pari a circa 1 lux.

La melatonina influisce in particolare sul comportamento migratorio e alimentare degli animali come pure sullo schema riproduttivo delle piante. Nel 2017 si è scoperto che la luce artificiale disturba gli insetti notturni durante la fase di impollinazione con la conseguenza di una minore produzione di semi e frutti. Anche le piante patiscono gli effetti delle emissioni luminose.

I vegetali percepiscono la luce attraverso fotorecettori, che consentono loro di controllare processi quali la crescita degli steli o lo sviluppo dei loro frutti. Il disturbo causato dalla luce nella fase centrale di buio può impedire la formazione dei fiori in alcune piante, e stimolarla invece in altre. Esperimenti hanno dimostrato che la capacità di alcune specie di effettuare la fotosintesi è inibita dalla costante presenza di luce 24 ore su 24.

Rispetto ai luoghi bui, nelle immediate vicinanze dei lampioni, in autunno le foglie rimangono spesso più a lungo sugli alberi prima di cadere e gli alberi fioriscono in anticipo, cosa che li rende più suscettibili ai danni da gelo. Questi sono solo alcuni esempi di come la luce artificiale influisce negativamente sulla vita e la salute animale e vegetale, ma per l’uomo che effetti ha?

La luce artificiale è uno dei fattori più strettamente associati alla deprivazione di sonno, una condizione molto comune nella nostra società e che costituisce uno dei fattori di rischio per condizioni patologiche che assumono sempre di più dimensioni epidemiche, come l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, depressione e ictus.

Studi scientifici evidenziano anche che l’esposizione alla luce artificiale è associata a una probabilità maggiore di essere in sovrappeso oppure obesi, che chi lavora di notte corre un rischio maggiore di soffrire di malattie coronariche e che stare svegli più a lungo altera l’espressione di centinaia di geni. Più evidenti sono poi gli effetti sulle facoltà psichiche e qui a essere maggiormente colpite sono la capacità di attenzione, di concentrazione e di apprendimento; inoltre, si determina un aumento dello stato di ansia e di depressione correlato a un maggior tasso di suicidi.

Non ci siamo mai veramente preoccupati dell’impatto dell’illuminazione notturna, ma oggi dovremmo considerare l’emissione di luce artificiale alla stregua di qualsiasi altra forma di inquinamento. L‘Italia è peraltro la nazione tra quelle dei G20 con il territorio più inquinato da luce artificiale: nessun luogo ha più un cielo notturno incontaminato, tanto che più di tre quarti degli italiani non riesce più vedere la Via Lattea da luogo dove abita. Chissà se oggi Dante avrebbe concluso con “e quindi uscimmo a riveder le stelle” la sua celebre Divina Commedia.

*Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), professore di Prevenzione Ambientale alla Statale di Milano

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